Il Dott. Antonio D'Anzieri

Dott. D'Anzieri Antonio

Medico, Patologo Clinico,
Psicoterapeuta e Ipnotista,
Specialista in medicina estetica,
medicina omeopatica e omotossicologia,
è attualmente dirigente medico presso l'A.S.L. di Potenza.


IPNOSI E MEDICINA PSICOSOMATICA


Tratto da:
D’Anzieri A. MD - TESI DI SPECIALIZZAZIONE in Ipnosi Clinica e Psicoterapia Ericksoniana, SIIPE, Roma: 11.01.2009.

 

Introduzione

Il termine psicosomatica viene usato in contesti e con significati spesso diversi, che hanno in comune solo il riferimento ai rapporti tra mente e corpo. Psicosomatico viene utilizzato per indentificare quei sintomi soggettivi che senza una evidente base organica dimostrabile, si associano a disturbi di tipo nevrotico. È un’evidenza comune che la sofferenza generata inizialmente da sindromi ansiose e depressive, sia associata frequentemente a diverse manifestazioni fisiche, percepite dal paziente come un'unica realtà. A volte la persona è consapevole solo della sofferenza e dei disturbi fisici eludendo involontariamente gli aspetti emotivi. In questa sintesi si intende per malattia psicosomatica un ampio campo della patologia caratterizzata da alterazioni anatomo-patologiche e da disturbi funzionali, quindi tradizionalmente di competenza medica dove tuttavia è possibile essere presente anche una componente psicogenetica di origine psicologica. In altri termini è quella branca della medicina che si occupa di disturbi organici che, non rivelando alla base una lesione anatomica o un difetto funzionale, sono ricondotti ad un'origine di tipo mentale.
In un'accezione più ampia la psicosomatica è quella concezione che, oltrepassando il dualismo psicofisico che trae le sue origini dal modello cartesiano, guarda all'uomo come a un tutto unitario dove la malattia si manifesta a livello organico come sintomo e a livello psicologico come disagio.
La medicina psicosomatica ribalta lo schema eziologico classico, che prevede la lesione dell'organo quale causa della sua disfunzione, a sua volta causa della malattia, nello schema secondo cui il mantenersi di uno stress funzionale, che ha la sua origine nella vita quotidiana dell'individuo in lotta per l'esistenza, genera quella disfunzione dell'organo, causa della lesione, a sua volta causa della malattia.
Storicamente il termine psicosomatica è stato coniato attorno al 1800 in opposizione alle correnti filosofiche riduzioniste e materialiste. Ogni ragione del malessere e del benessere quotidiano si ritrovano sicuramente nel vissuto di ogni singolo individuo. In realtà, tutti gli eventi della vita possono essere considerati come l’epilogo della sua storia personale, sociale e ambientale. La psicosomatica contempla questa esigenza di comprensione globale dell’uomo ponendosi come un orientamento scientifico, attento a tutte le componenti personologiche e relazionali dell’uomo. Stare bene non significa assenza di patologia bensì continua ricerca di condizione di maggior benessere psicofisico. Proprio attraverso questa interpretazione la psicosomatica può svolgere un ruolo di prevenzione, diagnosi e cura non solo dei disturbi emozionali, ma anche, e soprattutto, nella sua visione del vivere quotidiano, si fa promotrice di salute e benessere.

MALATTIE PSICOSOMATICHE


In termini generali, le malattie psicosomatiche sono quelle condizioni patologiche che si possono considerare malattie vere e proprie che comportano danni a livello organico pur essendo causate o aggravate da fattori emozionali.
La varietà dei modelli interpretativi consente in un modo solo approssimativo l'illustrazione delle sindromi cliniche a sfondo psicosomatico. In rapporto all'apparato coinvolto, si possono distinguere:
• Disturbi dell'alimentazione che si evidenziano intorno ai due eccessi rappresentati dall'anoressia e dalla bulimia.
• Disturbi gastroenterici connessi a uno sviluppo precoce delle emozioni con sensazioni elementari oscillanti fra sicurezza e fiducia da un lato e insoddisfazione e bisogno dall'altro, connessi a loro volta a condizioni di sazietà e fame. Le manifestazioni più palesi sono l'ulcera peptica e la colite ulcerosa.
• Disturbi cardiocircolatori determinati da stress sociali, inadeguatezza del proprio status rispetto alle proprie aspirazioni, perdita di protezione che esigono continua vigilanza e permanente stato di preparazione a lotta e fuga, che si manifestano a li¬vello psicosomatico nella cardiopatia ischemica e nell'ipertensione essenziale.
• Disturbi respiratori determinati da fattori emo¬zionali con fattori predisponenti da ricercarsi nella relazione ambivalente con una madre iperprotettiva. La sindrome più significativa è l'asma bronchiale.
• Disturbi urogenitali che compaiono in momenti particolarmente importanti della vita riproduttiva come le mestruazioni, la gravidanza, la contraccezione, il parto, l'aborto, oppure con la cessazione della capacità riproduttiva come la menopausa. Rientra in questo gruppo anche l'enuresi o incapacità di inibire il riflesso urinario.
• Disturbi locomotori in cui il fattore psicologico gioca un importante ruolo eziologico nei dolori lombari, nel reumatismo psicogeno, nelle artriti reumatoidi, nelle cefalee da contrazione muscolare, nel bruxismo e nelle diverse forme in cui è in¬teressata la locomozione.
• Disturbi dermatologici dove la pelle, accanto alla funzione protettiva, termostatica, tattile, dolorifica, immunitaria ed escretoria, svolge anche la funzione di espressione delle emozioni, per cui si arrossisce, si sbianca, si suda, e di significativa zona erogena dove si riflettono anche alcuni disturbi sessuali.


EZIOLOGIA


Secondo Freud il disturbo psicosomatico è l'esito di un conflitto psichico tra la pulsione che tende alla soddisfazione del desiderio e l'istanza difensiva che tende alla sua repressione. Il sintomo organico nella malattia psicosomatica è significante perché in esso è leggibile la soddisfazione deformata e parziale della pulsione e le esigenze di rimozione.
Secondo Groddeck ogni processo patologico è un processo difensivo in cui il malato può rifugiarsi proteggendosi dal mondo esterno che lo umilia o che esige da lui prestazioni che superano le sue capacità. Il processo patologico secondo questo presupposto è un percorso simbolico in cui sono leggibili le difficoltà che ciascuno incontra a essere al mondo. Per Reich i processi biologici seguono il binario di carica e scarica nella formula: tensione meccanica, carica elettrica, scarica elettrica e distensione meccanica. Quando la scarica è impedita, tutto l'organismo vive in uno stato di carica senza sfogo; se questa condizione diventa uno stato cronico, si forma a livello psichico una corazza caratteriale e a livello fisico una corazza muscolare. Queste armature sono una continua operazione di controllo delle emozioni e una potente struttura di difesa da esse. I disturbi organici e quelli psichici sono quindi riconducibili alle corazze in cui si esprime la sovraccarica cronica da cui dipende l'ipertono simpatico e la contrazione muscolare responsabile dei disturbi dei tessuti e delle funzioni sulle quali interferisce.
Le teorie di Reich sono alla base dell'analisi bioenergetica di Lowen, secondo il quale non è possibile sciogliere gli irrigidimenti muscolari senza risolvere il conflitto analogo di natura psichica, e neppure è possibile elaborare soltanto nevrosi perché il loro corrispondente corporeo non risolto manterrà i disturbi.
Boss ritiene che la malattia esprime l'unica modalità con cui il corpo si apre e si intenziona al mondo, oppure le modalità escluse che, non esprimendosi in un vissuto globale, si annunciano patologicamente. Da questo punto di vista le regioni del corpo colpite dalla malattia appartengono alla relazione col mondo patologicamente interrotta o esasperata. Non c'è dunque una psicogenesi o una somatogenesi che interagiscono in un rapporto causale, perché, in occasione della malattia corporea, è il rapporto col mondo ad essere alterato.
Schilder ha sottolineato come la percezione di un sintomo, il suo valore per il soggetto, le fantasie e i timori connessi sono legati all'immagine corporea che il paziente ha. Per Cannon le malattie psicosomatiche sono dovute allo stress, ossia a risposte emozionali troppo intense o troppo a lungo mantenute che mettono in moto risposte fisiologiche e psicologiche il cui scopo è quello di attenuare lo stress. Il comportamento messo in atto può essere di attacco o di fuga. Quando gli sforzi del soggetto falliscono perché lo stress supera la capacità di risposta, allora si è esposti a una vulnerabilità nei confronti della malattia dovuta ad un abbassamento delle difese dell'organismo.
Alexander introduce la distinzione tra i sintomi dell'isteria che scaricano sul corpo una tensione psichica, e le nevrosi d'organo causate da modificazioni fisiologiche che accompagnano lo stato emotivo. Sul piano psicodinamico si instaura quindi una differenza tra il sintomo di conversione che esprime simbolicamente il conflitto rimosso, e la nevrosi d'organo che, come concomitante fisiologica, non simbolizza nulla.
Attualmente, in linea generale le varie scuole sono abbastanza concordi sul fatto che il soggetto psicosomatico, a differenza del nevrotico e dello psi¬cotico, presenta un'insufficienza, costituzionale o acquisita, di processi di mentalizzazione, ossia di elaborazione psichica dell'emozione attraverso il pensiero, sia intellettuale e cosciente sia immaginativo e fantastico, e un'accentuazione del pensiero opera¬tivo, sempre rigidamente aderente alla realtà con¬creta e incapace di vita fantastica.
Burzynska J. sottolineava come corpo e psiche s'influenzano a vicenda grazie a interconnessioni, che avvengono attraverso un complesso sistema psico–neuro–immuno-endocrino. Quando questo sistema si autoregola in modo corretto, una volta cessato l’evento stressante fisico o psichico, la reazione psicosomatica si esaurisce e si ripristina l’omeostasi del sistema.
Quando il meccanismo si inceppa, invece di una normale reazione allo stress è possibile sviluppare una patologia psicosomatica.

La malattia psicosomatica si manifesta a livello fisico ma come detto è provocata, scatenata o aggravata da fattori psichici. Molti disturbi psicosomatici hanno un’origine multifattoriale, ovvero si manifestano soltanto in presenza di più fattori che agiscono insieme.
Un fattore psichico potrebbe, per esempio, scatenare attacchi di panico in presenza di una predisposizione familiare su base biologica oppure, sommandosi all’azione di un fattore infettivo come ad esempio l’Helicobacter, causare l’ulcera duodenale. Quando entrano in gioco sia le cause fisiche su base genetica, infettiva o traumatica che quelle psichiche è difficile stabilire quali siano più importanti nel determinare e mantenere il disturbo. Un approccio terapeutico efficace dovrebbe perciò tenere conto di tutti questi fattori contestualmente.
Il sospetto di una patologia psicosomatica può nascere quando gli esami clinici continuano ad essere negativi, o quando la terapia farmacologica ben condotta non produce effetti duraturi. A rendere più difficile la diagnosi è anche la perdita, col tempo, del nesso causale con il fattore psichico sottostante che rende difficile risalire a quando e perchè sono comparsi. I sintomi potrebbero allora risultare sempre più scollegati dalla situazione emozionale e la persona che sofferente non accetterà facilmente l’ipotesi che a scatenare i suoi problemi sia un remoto evento mentale o un’esperienza emotiva.
Alcuni orientamenti scientifici psicosomatici, sostengono che ogni parte, ogni organo del corpo umano ha un ruolo preciso nel mantenimento, nell’adattamento e nella protezione dell’intero organismo. Se si conosce il linguaggio del corpo ovvero cosa esprimono, da un punto di vista simbolico, i tessuti e gli organi, si dovrebbe essere in grado di decodificare meglio tutti i suoi fenomeni di squilibrio. Il linguaggio del corpo, quindi, in questo caso specifico, mira a ricercare le cause che hanno originato un determinato malessere invalidante.
Il Prof. Pancheri ordinario di Clinica Psichiatrica all'Università di Roma e direttore della Società Italiana Medicina Psicosomatica, recentemente scomparso, evidenziava una caratteristica fondamentale del sistema nervoso, cioè la sua plasticità. In particolare durante gli anni evolutivi, dalla nascita al 18° anno circa, il sistema nervoso centrale viene modellato dall'ambiente, in quanto naturalmente il cervello tende a formarsi in conformità con gli stimoli che gli giungono dall'ambiente dove cresce. Questo è il processo di adattabilità del cervello che una volta adulto risulterà essere il più conforme possibile all'ambiente nel quale è cresciuto, cioè massimamente adattato a quell'ambiente.

Nella fase più recente della filogenesi, fa la sua comparsa nel sistema nervoso centrale (SNC) il sistema limbico, costituito da una serie di strutture nervose della base dell'encefalo e da una parte della corteccia strettamente connessa funzionalmente con tali strutture, finalizzato ad integrare l'attività motoria cioè il comportamento con le strutture somatiche.
Il sistema limbico permette all'organismo di integrare un gran numero di informazioni sensitive-sensoriali di provenienza sia esterna che interna, di memorizzarle, e di utilizzarle per attivare programmi complessi di tipo comportamentale e biologico finalizzati ad ottimizzare sia l'adattamento che la sopravvivenza. Questa attivazione biologico-comportamentale, organizzata e memorizzata dal sistema limbico, è la caratteristica fondamentale delle reazioni emozionali caratteristiche degli organismi superiori. L'emozione diviene così un potente strumento che favorisce l'adattamento e la sopravvivenza, sia dell'individuo che della specie. Nella fase di sviluppo tipica dei mammiferi superiori e dell'uomo, si verifica una notevole espansione delle strutture nervose, localizzate nella corteccia, con il compito di elaborare a livello simbolico le informazioni di varia provenienza. Lo sviluppo della corteccia permette processi di simbolizzazione e di astrazione che sono alla base del linguaggio, la memorizzazione di ampie quantità di informazioni, il loro richiamo ed il loro confronto con le informazioni attuali. Essa permette, soprattutto, una valutazione cognitiva degli stimoli che agiscono sull'individuo. Questo processo evolutivo del SNC non ha comportato, con la comparsa delle nuove strutture, una scomparsa o una atrofia delle precedenti, ma una loro sovrapposizione e integrazione funzionale ad ottimizzare l'adattamento. Nell'uomo, lo sviluppo della corteccia e di conseguenza dei fattori cognitivi ha comportato la comparsa di nuovi schemi di comportamento adattativo e difensivo rappresentati dalla creazione di strutture sociali complesse e da elaborati schemi interattivi tra individui della stessa specie.


Interazioni Psicosociali, mediazione cognitiva e risposta biologica

Nell'uomo, si osserva una netta prevalenza degli stressors di tipo psicosociale. Caratteristica dell'uomo è infatti la costruzione di complesse strutture sociali interattive basate su ruoli, gerarchie e norme di comportamento. Ciò comporta che la fonte di stimolo emozionale deriva solo in misura minima da stressors di natura fisica, mentre è dominante la stimolazione che deriva dal rapporto interpersonale.
In secondo luogo, nell'uomo lo stimolo che innesca la reazione emozionale è di natura mediata, in quanto è preventivamente sottoposto al filtro della valutazione cognitiva rappresentata dal ricordo di esperienze precedenti, da inferenze anticipative, da associazioni simboliche con situazioni traumatizzanti e dalla situazione sociale in cui avviene la stimolazione. L'importanza del sistema cognitivo fa sì che lo stimolo che innesca la reazione emozionale può, talvolta, originarsi all'interno del soggetto partendo da semplici ricordi o da fantasie non indotti da alcuno stimolo esterno.
Nell'uomo, possono essere anche modificate le modalità della risposta emozionale, infatti la complessità delle interazioni sociali e la natura mediata dello stressor fanno sì che, in gran parte delle situazioni di attivazione emozionale, l'azione diretta non è possibile o deve essere spostata su un altro oggetto o deve essere ritardata nel tempo. In questi casi, il cervello limbico attiva la reazione emozionale a livello biologico, ma non a livello comportamentale. Questo implica una possibile attivazione biologica cronica del SNV o del sistema neuroendocrino in quanto lo stressor psicosociale non può essere immediatamente allontanato. Il meccanismo citato è particolarmente importante nel caso i stimoli di origine psichica in cui l'attivazione emozionale non può essere ridotta con comportamenti in senso stretto, ma occorre far ricorso a meccanismi intrapsichici di gestione o di coping.
Caratteristica dell'uomo sembra dunque essere l'oscillare tra l'integrazione e il conflitto del suo cervello limbico e del suo cervello corticale. L'integrazione tra i due cervelli permette il normale e equilibrato svolgersi della reazione emozionale di fronte agli stimoli psicosociali, esattamente come avviene nell'animale di fronte a stimoli direttamente minacciosi per la sua sopravvivenza. Anche nell'uomo, gli stressors che innescano la reazione emozionale possono essere fondamentalmente ricondotti ai tre programmi basilari di sopravvivenza: sopravvivenza individuale, sopravvivenza della specie, sopravvivenza del gruppo sociale. L'unica, ma fondamentale differenza è che nell'uomo il rapporto tra stressor e programma di sopravvivenza è di natura molto più indiretta e mediata. E' invece in situazioni di conflitto tra cervello limbico e cervello corticale che si possono creare i precursori della malattia somatica.

Modello psicosomatico di genesi psichica della malattia


L’evoluzione verso patologie specifiche è solo indicativa, entrando in gioco numerose variabili Le condizioni di attivazione emozionale cronica senza possibilità di scarico comportamentale che una sistematica inibizione del cervello limbico ad opera del cervello corticale con conseguente povertà della reazione emozionale possono condurre precursori della malattia somatica.
Storicamente il termine stress fu introdotto in medicina da Selye nel 1936. Sperimentalmente osservò che nelle cavie a cui venivano inoculate alcune sostanze, si verificavano reazioni comuni, con una sindrome caratterizzata da ipertrofia corticosurrenale, atrofia del timo e delle ghiandole linfatiche e ulcere gastriche. Selye rilevò che questo tipo di risposta si produceva negli animali da esperimento in seguito a diversi tipi di stimoli nocivi, chimici, biologici, denominati stressors. Da questo esperimento Selye utilizzò il termine stress per definire la reazione biologica caratterizzata dal comune stato di attivazione dell’asse ipofisicorticosurrene.
Il tipo e la natura degli eventi stressanti che agiscono sull'individuo nel corso della sua esistenza hanno un ruolo fondamentale nei rapporti tra cervello limbico e cervello corticale. La catena degli eventi che ha agito sull' individuo in precedenza, la reazione emozionale che essi hanno indotto e l'elaborazione di ricordo di queste esperienze condizionano la reattività psicobiologica dell'individuo nell' impatto con successivi eventi esistenziali.
Stimoli emozionali limite o microstimoli possono agire per lungo tempo e possono configurarsi come eventi stressanti esistenziali con effetto sommatorio inducendo un'attivazione emozionale cronica non coscientemente percepita dal soggetto.
In altri casi lo stressor che deriva dalle richieste psicosociali è di natura così mediata da non poter essere valutato cognitivamente come tale. Tuttavia tramite associazioni simboliche mantiene la capacità di attivazione emozionale cronica che può indurre scompensi fisiologici e, infine, la malattia.
Lo studio dei rapporti tra stressors psicosociali e malattia è molto importante non solo per il suo significato clinico terapeutico ma soprattutto per il suo significato preventivo. Esso infatti permette di ottenere informazioni sia sull'importanza degli eventi stressanti nel determinismo della malattia sia sui meccanismi di controllo e di gestione emozionale, la cui alterazione può condurre ad un indebolimento delle reazioni difensive biologiche.
Questo studio, obiettivamente difficile per la molteplicità delle variabili in gioco e per la complessità dei disegni sperimentali che debbono essere utilizzati, può essere affrontato attraverso due direttrici principali: lo studio epidemiologico delle malattie psicosomatiche e lo studio sistematico dei rapporti tra eventi stressanti esistenziali e malattia.

Aspetti sociali e malattia psicosomatica

Pancheri suggerisce come l'approccio epidemiologico offra la possibilità di comprendere in che modo la complessa rete dei rapporti sociali, con le sue regole e convenzioni, con le sue richieste dirette ed indirette sull'individuo, con le sue fonti di sicurezza o di insicurezza, condizioni in qualche modo la reattività biologica dei singoli individui incidendo sulla recettività alla malattia.
Questo approccio permette di trarre considerazioni di carattere generale pur dando informazioni utili per un eventuale intervento di igiene sociale. Tuttavia non servono per spiegare i meccanismi che legano le interazioni sociali all'organismo e alle malattie che lo possono colpire.
Lo studio degli eventi stressanti esistenziali permette di affrontare questo problema in modo più analitico e preciso. L’evento stressante esistenziale è qualsiasi avvenimento osservabile verificatosi al di fuori della volontà del soggetto o da esso provocato che abbia indotto un cambiamento significativo nel suo flusso esistenziale ed un successivo sforzo di riadattamento alla nuova situazione. Comprende quindi tutti gli eventi, previsti o imprevisti, positivi o negativi, che inducano una modificazione non transitoria dell'assetto emozionale del soggetto e richiedano la messa in atto di comportamenti correttivi o di meccanismi di coping di particolare rilevanza.
Sono escluse le normali transazioni interpersonali, gli eventi previsti e ripetitivi di piccola entità e in generale gli stressors emozionali acuti contingenti che non producono conseguenze rilevanti nella vita dei soggetto.
Questa distinzione non vuol togliere valore alle microstimolazioni emozionali quotidiane che possono agire con meccanismo sommatorio durante lunghi periodi di tempo, né agli stressors di provenienza intrapsichica che possono indurre condizioni di stress emozionale cronico.
Esistono due principali approcci: quello naturalistico che indaga i rapporti tra alcune precise categorie di eventi stressanti esistenziali e la malattia e lo studio psicometrico effettuato invece con metodi di misura standardizzati degli eventi stressanti visti nel loro insieme. I due metodi sono complementari tra di loro in quanto affrontano il problema rispettivamente da un punto di vista qualitativo e quantitativo.

approccio naturalistico qualitativo

Gli eventi stressanti esistenziali che sono stati più studiati nei loro rapporti con l'insorgenza di malattie somatiche sono gli eventi di perdita. Ciò è dovuto al fatto che gli eventi di perdita come la morte, la malattia o la separazione da persone emozionalmente significative sono facilmente identificabili e descrivibili; inoltre essi inducono in genere reazioni emozionali particolarmente intense e persistenti, e richiedono un notevole sforzo di riadattamento esistenziale.
L'importanza degli eventi di perdita sulle reazioni emozionali individuali è confermata da un'incidenza significativa di eventi di separazione e perdita in età infantile in soggetti che hanno sviluppato una depressione nell'età adulta e dall'elevata frequenza di tali eventi nel periodo di tempo immediatamente precedente la comparsa della depressione clinicamente conclamata.
Studi sui rapporti tra eventi di perdita, malattia somatica e morte rilevano che i dati statistici relativi alla mortalità nei soggetti che hanno perso recentemente un coniuge confermano in genere un preciso rapporto tra evento-perdita ed aumento della mortalità anche se i relativi meccanismi non sono di facile interpretazione.
Tra i primi studi, di particolare rilevanza quello di Kraus e Lilienfeid che ha mostrato un rapporto di mortalità fino a quattro volte superiore nei soggetti che avevano subito la perdita del coniuge prima dell'insorgenza della malattia somatica che in seguito li aveva condotti alla morte.


Analizzando malattie somatiche specifiche si può notare notare l'alto rapporto di mortalità per quanto riguarda le malattie cardiovascolari come le lesioni vascolari del SNC e le malattie cardiache, l'aumentata incidenza di mortalità nel sesso maschile e la tendenza al decrescere del rapporto di mortalità per i gruppi di età più avanzata.
Questi dati suggeriscono, su di una base puramente epidemiologica, che i soggetti che hanno subito un lutto hanno un rischio psicosomatico maggiore rispetto ai controlli, tuttavia non chiariscono i rapporti temporali esistenti tra il lutto stesso e la morte per malattia somatica.
Rees e Lutkin hanno seguito per sei anni un gruppo di 903 soggetti che avevano subito la morte di un famigliare stretto e li hanno confrontati con 807 controlli accoppiati per sesso, età e stato civile, che vivevano nella medesima comunità. I risultati hanno mostrato un rapporto di mortalità notevolmente elevato e statisticamente significativo durante il primo anno successivo alla morte del famigliare. Tale rapporto, pur rimanendo sempre elevato, decresceva negli anni successivi all’evento. Il rapporto di mortalità, inoltre, è risultato nettamente superiore nei soggetti che avevano perduto il coniuge rispetto ai soggetti che avevano subito la perdita di un altro famigliare stretto.
Altri studi che hanno posto in evidenza l'indice di mortalità più elevato nelle persone che hanno subito un lutto, hanno confermato come il periodo di massimo rischio psicosomatico sia localizzato al periodo di sei mesi o di un anno successivo all'evento di perdita. L'indagine qualitativa eseguita parallelamente su altri eventi oltre a quelli di lutto ha confermato l'importanza dominante di questi ultimi rispetto ad altri eventi con significato indiretto di perdita come, ad esempio, il cambiamento di residenza o il pensionamento.
I dati ricavabili dalle indagini epidemiologiche sul lutto tendono a confermare un rischio di mortalità per malattie somatiche molto più elevato in soggetti che hanno subito una grave perdita rispetto ai controlli. Il rischio sarebbe maggiore per i soggetti che hanno subito la perdita in giovane età, in soggetti che hanno perduto il coniuge ed il massimo rischio sarebbe localizzabile entro il primo anno successivo alla perdita.
Questo periodo di massimo rischio somatico coincide con il periodo di massimo rischio di suicidio. E' stato rilevato che l'incidenza del suicidio in vedovi nei sei mesi successivi al lutto è di 2,5 volte superiore ai controlli nei sei mesi successivi al lutto, si riduce a 1,5 nei tre anni successivi e ritorna ai valori basali dopo il 5' anno dal lutto. Questo dato è stato confermato da un altro studio che ha rilevato, nel 50% dei suicidi verificatisi nel West Sussex, la perdita di un genitore entro i tre anni precedenti il suicidio. I dati dello studio retrospettivo di Klaus e Lilienfeld citato in precedenza confermano la coincidenza del rapporto di mortalità da malattie somatiche e rapporto da mortalità da suicidio per gruppi di età, con una tendenza al decrescere di tale rapporto con l'aumentare dell'età.
Questi studi sul rapporto temporale tra esperienza della perdita e suicidio o tentato suicidio confermano la massima incidenza di stati depressivi nell'anno immediatamente successivo al lutto o alla perdita. La coincidenza tra questo rapporto temporale e quello relativo alla mortalità per malattie somatiche suggerisce dunque l'ipotesi che depressione da lutto e suscettibilità alle malattie somatiche siano tra di loro significativamente collegate.
La possibilità che un evento di perdita induca modificazioni del substrato biologico individuale tali da favorire l'insorgenza della malattia è confermato da numerosi studi clinici.
Le osservazioni relative alla variabilità di manifestazioni della depressione da perdita e quelle relative ai rapporti tra perdita reale, perdita minacciata e perdita simbolica sono alla base di uno dei primi lavori sui rapporti tra perdita e comparsa di malattie somatiche. In questo studio, non controllato, effettuato su di un gruppo di pazienti ammesso in un ospedale generale è stata riportata un'incidenza estremamente elevata di esperienze di perdita, accompagnate da vissuti depressivi (helplessness e hopelessness) nel periodo immediatamente precedente l'accettazione in ospedale.
Questi risultati sono stati interpretati come una conseguenza di vissuti di rinuncia da parte dei soggetti nel periodo precedente la malattia, che avrebbe comportato una modificazione dei terreno biologico e conseguente comparsa della malattia. Una significativa presenza di eventi di separazione e di perdita nel periodo precedente l'inizio della malattia è stato riscontrato dai diversi Autori nel caso delle malattie neoplastiche, anche se i dati pubblicati non sono concordi circa il periodo di tempo intercorrente tra l'evento di perdita e l'inizio della malattia. Anche nell'artrite reumatoide è stata riscontrata un'aumentata incidenza di eventi di separazione nei soggetti che hanno sviluppato in seguito la malattia, mentre nel caso dell'artrite reumatoide giovanile è stato rilevato un elevato numero di episodi di divorzio, di separazione o di morte tra i genitori nell'anamnesi dei bambini affetti dalla malattia. Osservazioni simili sono state fatte nel glaucoma, nella malattia di Cushing, nella colite ulcerosa. Altri Autori hanno riportato una elevata incidenza di disturbi somatici di varia natura in soggetti che avevano subito un'esperienza luttuosa nel periodo immediatamente precedente a quello dell'inizio dei disturbi. Esiste dunque nel complesso una chiara evidenza, clinico-epidemiologica in favore di una correlazione significativa tra alcuni potenti stressors psicosociali come gli eventi di separazione o di perdita e la comparsa di una malattia somatica. Questo rapporto mostra alcune importanti caratteristiche:

• Il rapporto tra perdita e malattia è di natura aspecifica. Esso infatti non appare specifico per particolari eventi di perdita, ma sembra semplicemente associato a qualsiasi situazione, comunque indotta, che provochi un distacco del soggetto da una persona per lui emozionalmente significativa. Inoltre, gli eventi di perdita non sono associati a specifici quadri di patologia somatica, anche se sembrano essere più frequenti in malattie croniche a patogenesi su base immunitaria o autoimmunitaria. Ciò suggerisce la possibilità che l'evento perdita induca modificazioni biologiche, mediate emozionalmente, di tipo aspecifico che agiscano su di un terreno biologico predisposto da altri fattori.
• Il rapporto tra perdita e malattia non è di tipo causale, ma di tipo statistico. A livello individuale, le probabilità che ad uno o più eventi di perdita segua una malattia somatica sono superiori al caso, ma comunque relativamente basse in senso assoluto.
• Nell'eziopatogenesi multicausale di ogni malattia l'evento perdita ricopre un ruolo significativo, ma assai variabile in rapporto alla presenza di altri fattori. Accanto a quelli biologici, hanno un ruolo rilevante lo stile cognitivo dei soggetto, i suoi meccanismi di coping ed il tipo di supporto sociale che esso riceve dall'ambiente. Gli effetti emozionali e, quindi, biologici dell'evento perdita possono infatti essere ampiamente modulati sia dalle caratteristiche intrinseche del soggetto che dalla rete di rapporti interpersonali e sociali di cui esso stesso fa parte.
• La relazione tra perdita e malattia dimostra indirettamente gli stretti rapporti esistenti tra la rete dei rapporti sociali e la reattività biologica. Qualsiasi struttura sociale è basata su legami di attaccamento che tendono continuamente ad interrompersi e a riformarsi nuovamente. Attaccamento, perdita e nuovi legami di attaccamento sono infatti le dinamiche più importanti e profonde di ogni gruppo sociale in quanto sono essenziali alla sopravvivenza sia del gruppo che dell'individuo. Le reazioni biologiche che si accompagnano a queste dinamiche emozionali tendono dunque ad essere particolarmente intense agendo sia in senso protettivo che in senso patogeno nei confronti della suscettibilità alla malattia.

Scala di Holmes e Rahe (Stress Scale, 1967)

Life event Life change units
Death of a spouse 100
Divorce 73
Marital separation 65
Imprisonment 63
Death of a close family member 63
Personal injury or illness 53
Marriage 50
Dismissal from work 47
Marital reconciliation 45
Retirement 45
Change in health of family member 44
Pregnancy 40
Sexual difficulties 39
Gain a new family member 39
Business readjustment 39
Change in financial state 38
Change in frequency of arguments 35
Major mortgage 32
Foreclosure of mortgage or loan 30
Change in responsibilities at work 29
Child leaving home 29
Trouble with in-laws 29
Outstanding personal achievement 28
Spouse starts or stops work 26
Begin or end school 26
Change in living conditions 25
Revision of personal habits 24
Trouble with boss 23
Change in working hours or conditions 20
Change in residence 20
Change in schools 20
Change in recreation 19
Change in church activities 19
Change in social activities 18
Minor mortgage or loan 17
Change in sleeping habits 16
Change in number of family reunions 15
Change in eating habits 15
Vacation 13
Christmas 12
Minor violation of law 11

• Punteggio > 300: A rischio di sviluppare una patologia psicosomatica
• Punteggio compreso tra 150-299: Rischio moderato di sviluppare una patologia psicosomatica, approssimativamente inferiore del 30% rispetto al rischio con punteggio > di 300.
• Punteggio <150: Rischio basso.


Pancheri sottolineava come l'approccio qualitativo permetta di stabilire come alcune particolari categorie di eventi, quali la grave perdita, possono, in alcuni individui ed in particolari circostanze, contribuire all'insorgenza di varie malattie somatiche. L'osservazione clinica, le descrizioni di casi singoli e numerosi studi su gruppi di pazienti hanno suggerito la possibilità che vari tipi di eventi stressanti possano avere un qualche rapporto con l'insorgenza della malattia.
Rees in rapporto agli eventi con un possibile significato scatenante, ha evidenziato la presenza di un evento esistenziale scatenante nella manifestazione di alcune classiche malattie psicosomatiche in una percentuale di casi oscillante tra il 10 e il 47,5%. Luborsky, in una revisione degli studi pubblicati prima del 1973 ha trovato descritti eventi stressanti precedenti l'inizio di varie malattie somatiche in una percentuale di lavori oscillante tra il 3 e 15%.

La pelle in psicosomatica

Uno studio condotto da Shenefelt P.D su oltre 4000 pazienti ha cercato di quantificare, per alcune patologie ad espressione cutanea, il grado di correlazione con fattori emozionali ed anche la stima del tempo che può intercorrere fra l’evento emotivo scatenante e la comparsa del disturbo.
Esiste tutta una serie di considerazioni etologiche, psicologiche, psicodinamiche, anatomo-fisiologiche, che fanno della pelle una entità complessa dal punto di vista psicosomatico. La pelle è una superficie che avvolge tutto il corpo ed è contemporaneamente organo di separazione e confine da quanto è fuori di noi e struttura di comunicazione e relazione con il mondo esterno.
La pelle appare una sede preferenziale di mutamenti somatici correlati a contenuti soggettivi di tipo psicologico:
il rossore, il pallore, la sudorazione, le sensazioni parestesiche, il prurito oltre a diverse affezioni patologiche come l’iperidrosi, la disidrosi, l’eritrosi, gli edemi. Per la psicologia ad orientamento psicodinamico, il contatto fra la cute della madre e la cute del neonato nella fase simbiotica è un fondamentale fattore per lo sviluppo psichico del bambino e quindi per le dinamiche emotive, affettivo e cognitive come per la costruzione dello schema e dell’immagine del corpo.
Il neonato riceve i primi messaggi di rassicurazione e gratificazione attraverso il tatto ma anche attraverso sensazioni olfattive e termiche, di umidità, di struttura, di pressione, indispensabili per tracciare il confine tra il sé e il non sé fino al compimento del processo di separazione e individuazione. La pelle protegge, in quanto esamina, filtra e se necessario attenua e modula non solo gli stimoli esterni, ma anche quelli interni. Come struttura esogena viene storicamente connessa con la fase orale dello sviluppo, in questo caso il legame tra sensorialità ed erotismo è talvolta molto più importante degli stessi stimoli visivi o uditivi. Esistono evidenze inconfutabili sull’importanza della manipolazione nello sviluppo dell’animale e dell’uomo. Il ruolo vitale dell’attivazione della pelle nell’animale, in particolare nei mammiferi, è stato sottolineato dagli etologi. L’atto di leccare il neonato da parte della madre è stato rilevato nella maggior parte dei mammiferi, in particolare nel gatto e nel topo, con una funzione legata alla sopravvivenza del neonato e allo sviluppo di alcune funzioni. Questo bisogno fondamentale di prossimità corporea in certi animali ha spinto Eibl-Eibesfeldt ed al. nel 1984. a proporre una classificazione degli animali in solitari e gregari e questi ultimi in animali della distanza come i babbuini e i macachi, e animali del contatto come gli scimpanzé che abbracciano, afferrano la mano e stringono alcuni loro consanguinei. Gli scimpanzé, i gorilla e molti altri primati tenuti isolati in cattività deperiscono, tranne nel caso in cui la persona che se ne prende cura offra loro il contatto e la sicurezza di cui hanno bisogno giocando con loro, grattandoli e accarezzandoli. Il contatto corporeo ha effetti calmanti, inoltre negli animali del contatto, le cure sociali della pulizia reciproca sono molto diffuse e rappresentano una connotazione amichevole.
Levine sostiene che molte delle differenze che sono state rilevate e considerate come costituzionali negli animali da laboratorio e che si era voluto attribuire a temperamenti diversi, dipendono invece dal fatto che questi animali siano stati coccolati o no durante i primi momenti di vita. Secondo diversi autori l’affermazione tattile-affettiva sarebbe un bisogno vitale primario assolutamente necessario allo sviluppo della vita affettiva. In utero, che la madre palpa il bambino, trasmette dalla superficie cutanea numerosi messaggi che organizzano un certo ritmo in funzione di quello materno. Quando si avvicina il parto le pareti uterine si avvicinano e le contrazioni sono più frequenti. Con il processo del parto le fonti di sollecitazione della superficie cutanea si moltiplicano e si intensificano. I gesti che seguiranno la nascita, quando il bambino è direttamente visibile e vestito della sua pelle assumono un’altra dimensione caratterizzata da un altro modo di comunicare.
L’abbraccio materno, per quanto ricco e completo, non può coprire tutta la superficie del corpo, né permanere ininterrotto giorno e notte. Ma, al suo posto, la madre offre carezze e parole. La pelle del bambino è oggetto di cure materne regolari e attente. Le carezze, le manipolazioni erotizzano il corpo del bambino, mentre anche la madre riceve apporti sensuali. È così che nascono le premesse del dialogo e della mutualità. Il desiderio del bambino di rannicchiarsi contro l’adulto può corrispondere al bisogno di un involucro e di protezione.
Ashley Montagu (1979) insiste sull’importanza della pelle in quanto organo determinante nello sviluppo del comportamento umano: per tatto intende il contatto soddisfacente, che può avvenire con le carezze, le coccole, gli abbracci. Il piacere tattile soddisfacente nella prima infanzia svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo ulteriore dell’individuo. Il bambino ha bisogno di apprendere sulla solida base del tatto cosa significhino l’intimità, la prossimità, la distanza e il distacco.
Sartre JP nel 1943 asserisce che la carezza non è un semplice sfiorare, è formare.

Ipnosi in psicosomatica


Nonostante le numerose diatribe sul termine psicosomatica, l’ipotesi più utile per una sua integrazione operativa con l’ipnosi è quella che vede il termine psicosomatica unito senza il trattino di separazione (psico-somatica), cioè la visione olistica che considera il soggetto come unicità. L’interpretazione olistica valuta la sofferenza della persona come insieme unitario, il presupposto è rappresentato dal fatto che l’intervento ipnotico è isomorfico alla patologia psicosomatica, attraverso modificazioni della cenestesi e cambiamenti dell’assetto corporeo. La più semplice delle ipnosi neutre è in grado di modificare l’assetto intrapsichico associato a cambiamenti cenestesici (calore, pesantezza, …) oltre a modificazioni vegetative.
Lo stato ipnoide favorisce l’attivazione della potenzialità immaginativa, cioè la rappresentazione mentale di persone cose o eventi che non sono presenti attualmente nel campo percettivo sensoriale del soggetto. L’attività immaginativa può fornire al soggetto una diversa modalità di comunicazione che vada al di là dei codici comunicativi tradizionali, spesso carenti nella patologia psicosomatica. La modalità immaginativa è una modalità espressiva del mondo affettivo che è in grado di superare quella verbale, essa precede nello sviluppo il linguaggio verbale, oltre a costituirne la base primaria, emerge nei momenti di variazione degli stati di coscienza e si esprime più compiutamente a livello onirico. Dalla attività immaginativa emerge il corpo fantastico o immaginato (leib) che è quello che contemporaneamente funziona come stimolo. L’attività immaginativa è costituita da immagini che possono emergere spontaneamente o essere evocate volontariamente, cioè indotte dall’esterno tramite l’intervento ipnotico.
La “pelle psichica”
La pelle e il sistema nervoso derivano dallo stesso foglietto embrionario l’ectoderma. Panconesi dice che l’acme del desiderabile è dato dal ricongiungimento dei due fratelli ectodermici, cervello e pelle, da cui scaturiscono tutte quelle sensazioni date dal contatto della propria con l’altrui pelle. La pelle appare quindi indispensabile per tracciare il confine tra il sé e il non-sé, tra il corpo e l’ambiente. Rappresenta un organo di periferia, al limite col mondo esterno. Il tatto, che è il senso legato alla pelle, è diverso dagli altri sensi perché implica sempre la presenza congiunta e inseparabile, del corpo che si tocca e del nostro corpo con il quale tocchiamo. Diversamente dalla vista e dall’udito, il tatto ci fa sentire le cose all’interno. L’utilizzo ormai in disuso dei “passi” in ipnosi può alla luce delle attuali conoscenze essere considerato un metodo introduttivo alla trance in grado di:
• Acuire la sensibilità propriocettiva
• Depotenziare le tensioni
• Favorire l’autoipnosi
• Modificare l’immagine del Sè
Rabboni ed al. parlano di pelle psichica quale garante di separatezza, separabilità, semipermeabilità e forma dividendo il Sé dal non Sé. Dal punto di vista esperienziale è vicina al vissuto soggettivo dell’identità, presenta una impermeabilità con possibilità di scambio senza confondersi. È difficile da percepire quando è costante, normalmente infatti non percepiamo ciò che è costante, ma solo il cambiamento. Sperimentare il cambiamento della coscienza è sperimentare la coscienza e questo può essere ottenuto facendo vibrare il confine che diventa in questo modo visibile. Secondo Rabboni il confine dell’identità può quindi essere evidenziato rendendolo visibile con l’attraversamento e in questo senso l’ipnosi rappresenta uno strumento privilegiato.
La ripetizione del cambiamento della percezione di sé, permette di definire il confine, ad esempio continuando ad entrare ed uscire dalla trance. Operativamente una singola identificazione può non essere clinicamente utile, è importante la ripetizione del percorso. Sempre Rabboni sottolinea che è opportuno evitare le maggiori criticità, solitamente si parte da lontano per poi avvicinarsi al problema, usando una forbice metaforica (se ci si avvicina alla criticità usare una associazione remota). Questi concetti sono fondamentali nel paziente borderline dove l'ipnosi psicodinamica rappresenta una possibile strategia terapeutica nella quale vengono somministrate al paziente immagini simboliche, tratte dall'immaginario collettivo. Il paziente borderline infatti presenta una globale asimbolia e in ipnosi è possibile creare dei modelli di identificazione piacevoli i quali a loro volta possono essere propulsivi per sviluppare il piacere del processo di identificarsi.

Ipnosi psicodinamica


E' una tecnica passiva e le immagini sono somministrate al paziente come una medicazione, in una persona non in grado di elaborare immagini proprie.
Il sintomo esprime comunque una volontà di cambiamento, e il compito del terapeuta è quello di orientare il cambiamento in termini positivi, dal vecchio al nuovo.
Alcuni elementi utili sono:
- Aumentare l’aspettativa del paziente <<Ogni cosa che dirò, avrà un effetto importante…>>, <<…ed ogni cosa che accadrà ti farà sentire più sveglio, energico,…>>
- Ripetizione con parole diverse di concetti che puntano allo stesso obiettivo.
- Suggestione postipnotica
<<le cose che si sono verificate in questa seduta, accadranno e si svilupperanno continuamente anche nella vita personale>>.
- Togliere l’ansia e proiettare verso il futuro
- Eventuale ancoraggio fra uno stimolo (es: stretta di mano) e una risposta come un senso di benessere

fasi didattiche della terapia

1) Induzione che punta ad un coinvolgimento psicosomatico
Somministrazione di un'immagine unificante psicosomatica
es.: respiro-energia che scorre nel corpo, attraverso l’esecuzione di respiri profondi, (si può associare successivamente l’immagine dell'energia vitale della pianta, che sale dalle radici, arriva alla testa e fuoriesce dal centro della testa, grondando sotto forma di gocce giù verso il viso); oppure: respiro-movimento di un’altalena (lento, armonico, maestoso); o ancora: respiro-ritmo dell’onda del mare.

2) Immagini di scarico e purificazione (per eliminare il vecchio)
es.: albero che in autunno perde le foglie e si prepara per le nuove; attraversamento di un fiume/torrente contro una forte corrente che strappa gli abiti vecchi (e lo stress); albero che perde la corteccia; L’acqua del mare, l’onda del mare che scioglie la tensione che ci circonda; o ancora: camminare con uno zaino di cui viene progressivamente scaricato il contenuto (e il peso) diventando sempre più leggero.

3) Immagini di trasformazione (dal vecchio al nuovo)
es.: la larva che diventa farfalla; il fiore che diventa frutto; il germoglio che cresce dalla terra; cristallo di neve che si scioglie.

4) Fase finale di riunificazione
es.: il paziente attraversa una caverna buia (inconscio) accompagnato da una dolce melodia (sostegno) per uscire in un posto bellissimo e luminoso; il paziente camminando su un ponte/un arcobaleno, attraversa un abisso/una valle; dopo un cammino arriva in vetta alla montagna.

L’immagine esemplificativa della linfa vitale

<<… Immagina di vedere davanti a te una pianta,una bellissima pianta,la tua pianta. E’ bello contemplare questa pianta col tronco,i rami, le foglie... .Questa grande pianta ha anche delle radici profonde che la sostengono e portano la linfa vitale che viene dal fondo della terra madre.Dalle radici la linfa che viene dalla terra madre risale per arrivare al tronco... e’ come la tua energia che dalle gambe risale verso il tuo corpo per portare forza benessere salute.. la senti scorrere dai tuoi piedi nelle tue gambe l’energia come scorre la linfa vitale nelle radici della tua pianta... . Ora immagina di sentire la linfa della pianta che e’ arrivata fino al tronco della tua pianta che vedi ed e’ così che senti la tua energia che è risalita fino al tronco nel punto in cui sei seduto e senti questa forza profonda che riscalda armonizza nel profondo del tuo corpo come la linfa nutre rinforza il tronco della pianta arrivando dalle profonde radici. Ora senti la tua energia che scorre nel profondo del tuo corpo fino ad arrivare al punto dei genitali come nella tua pianta la linfa scorre lungo il tronco e porta vita calma armonia. Ora vedi il tronco della tua pianta solido che si allunga verso l’alto... così senti la linfa vitale che sale nel tronco come senti la tua energia che risale fin nel profondo dell’addome con un senso di calore e di benessere profondo… senti scorrere la tua energia che arriva fino al punto del cuore in mezzo al petto come la linfa nella tua pianta scorre nel tronco… allora prova ad avvicinarti alla pianta e appoggiare le mani e senti la corteccia vecchia piena di fessure screpolata che si stacca ma se passi le dita tra le fessure di questa corteccia screpolata sentirai la nuova corteccia delicata e leggera. La vecchia corteccia si stacca dolcemente perché la pianta possa trasformarsi...il vecchio se ne deve andare via perché la nuova corteccia splendente possa formarsi cosi come senti che nell’energia che scorre nel tuo cuore le cose vecchie devono staccarsi perché hanno terminato il loro compito, perché le nuove si formino… allora il tuo respiro si mette sincrono all’energia e ogni respiro porta via qualcosa che non serve più come la vecchia corteccia che si stacca dalla tua pianta. Ogni respiro porta via qualcosa che non serve più ... allora l’ansia e l’angoscia se ne vanno come la vecchia corteccia allora la rabbia e il dolore se ne vanno come la vecchia corteccia, perché possa splendere l’amore la tenerezza l’armonia la calma.
Allora mentre guardi i rami della tua pianta senti che l’energia arriva al punto della gola apre ogni porta senti il tuo respiro che entra libero scorre. Segui la tua energia che arriva fino alla tua fronte come senti là in alto la linfa vitale che arriva fino alla tua fronte ... come senti là in alto la linfa vitale che arriva alle foglie della tua pianta accarezzate da una brezza leggera... e la tua fronte si rinfresca ed e’ come sciogliersi nella luminosità del cielo. Immagina di sentire la tua energia che arriva fino al vertice del tuo capo… tra i capelli come se si aprisse un fiore luminoso di tanti colori... gocce di energia escono in una miriade di gocce dolcissime che scendono ad accarezzarti la fronte e il viso che si rinfresca ... la testa diventa leggera... il collo diventa leggero... la gola si apre... le spalle e le braccia diventano leggere... le mani diventano calde e da ogni dito senti come formicolare l’energia che esce a piccoli grani con una grande sensazione di benessere... il petto si solleva leggero nel respiro la schiena sta bene, il ventre è pieno di calore e di benessere, i genitali sono caldi e formicolanti, le gambe e i piedi formicolano come se dalle dita uscisse a piccoli granelli la tua energia che scorre libera. Ora tutto il tuo corpo è percorso dall’energia che scorre libera che porta salute ed armonia porta via quel che non serve più, come la tua pianta è percorsa dalla tua linfa vitale che sale dal profondo delle radici fino in alto nel fiore ed è una grande sensazione di benessere, di armonia di pace. Ora lascerai che sia la tua mente inconscia a concludere questo importante lavoro che hai fatto e sia la mente inconscia a guidare il tuo risveglio che avverrà entro cinque minuti come ci si sveglia da un sonno che lascia sereni calmi armonici, distesi. >>

Il processo di guarigione di un malato psicosomatico è generalmente lungo, tuttavia anche la patologia più grave come il cancro, rappresenta un momento di proliferazione che potrebbe essere dirottato verso la creatività se opportunamente stimolato.

Visualizzazioni terapeutiche utili in medicina psicosomatica


• Far immaginare mentalmente la patologia in termini realistici o simbolici: E' più favorevole immaginare la malattia come qualcosa di debole e di disorganizzato, piuttosto che come qualcosa di potente e aggressivo. Anche per il dolore può essere utile visualizzarlo come un oggetto, da modificare, allontanare,ecc.
• Far immaginare le difese naturali: ad es. i globuli bianchi possono essere visti come un esercito di cavalieri bianchi, un branco di lupi bianchi che divorano carne sanguinolenta, dei pesci piranha che divorano pesci grigi e informi, degli squali bianchi, ecc.
• Far immaginare il trattamento che agisce sul corpo
• Far immaginare le difese naturali che agiscono sul male e lo distruggono
• Far immaginare la malattia che sparisce naturalmente.
Strategie ipnotiche nelle patologie psicosomatiche

Ipnosi neutra


Oggi viviamo in un contesto sociale che non tollera la passività, pone in rilievo la cultura del lavoro, del fare, in un correre continuo. Il contesto culturale può essere ritenuto almeno patoplastico se non francamente patogenetico (non esiste psicotico fuori da un contesto che lo definisce tale). Il contesto cutturale quindi è determinante nello strutturare la forma della patologia, conformandola al proprio modello.
Il senso dell’ipnosi oltre alla funzione di rilassamento è quello di poter restituire alla passività il suo valore, secondo due livelli:
1) Passività dell’agire: Il soggetto è passivo perché si dispone ad essere l’oggetto dell’azione di un’altra persona disponibile a prendersi cura di lui. Questo può depotenziare il senso di colpa nei confronti della passività.
2) Passività dell’essere: La passività diventa una dimensione dell’essere e in questo senso può essere considerata attiva. Rappresenta la conquista di una dimensione in grado di produrre qualcosa ed in particolare valore alla dimensione dell’essere ( io sono in quanto esisto, non in quanto faccio)
Queste esperienze si sviluppano nell’ambito dell’ipnosi neutra con la descrizione suggestiva della persona nel momento presente (propriocettiva)

Gioco


L’induzione d’ipnosi avviene in un setting rigoroso in cui il paziente è consapevole di essere in un campo neutro dove può esprimere in tranquillità e senza pericolo emozioni. La tendenza di un soggetto aggressivo può essere quella di esprimere a livello corporeo le emozioni che non può esprimere mentalmente. Il campo neutro permette di dire ciò che di solito non si può dire, anche perché la responsabilità è del terapeuta. La condizione di gioco è per molti aspetti simile alla condizione della trance ipnotica. È regolata da delle specifiche regole (ferree), che hanno valore solo in quel campo neutro (la dimensione del gioco) e possono essere completamente avulse dalla realtà di contesto.
In ipnosi ovviamente si utilizza il gioco organizzato (ludus) e non il gioco caotico (paideia). Il percorso di non simbolizzazione del disagio, assomiglia al vissuto psicotico: non è in grado di parlare del problema, per questo motivo, creare uno spazio in cui il paziente può parlare in sicurezza e libertà, è già terapia.

Tipi di gioco


1) Alea (aleatorio, gioco d’azzardo) è un mondo convenzionale in cui il giocatore si sottomette all’arbitrio del caso. Anche qui si cercano di stabilire delle condizioni di uguaglianza per accertare il favore della sorte. Gli antagonisti non confrontano se stessi, ma confrontano il destino che essi hanno scelto a rappresentarli. La loro volontà si sottomette al giudizio della regola. Anche il mondo di Alea ambisce una irraggiungibile perfezione. L’estrazione casuale di un numero dall’urna può essere influenzata da una variazione di temperatura nella stanza. Le dinamiche di questo gioco sono poco usate nel contesto ipnotico e non sembrano particolarmente utili.

2) Agon (agonismo, gioco di competizione) è un mondo artificiale in cui il giocatore usa la regola per stabilire l’uguaglianza delle opportunità. Gli antagonisti vengono messi in una situazione in cui le loro abilità possono essere confrontate senza l’influenza dei fattori contingenti. Il successo del vincitore è il trionfo della misura. La competizione sarebbe impossibile senza la misurazione dello spazio, del tempo e degli oggetti. Agon è un mondo in cui la volontà del giocatore usa la regola per affermarsi. Non è perfetto ma brama la perfezione. In un confronto tra i giocatori di scacchi chi ha la prima mossa gode di un piccolo vantaggio che viene compensato con uno scambio dei pezzi nella seconda partita. In ipnosi può essere usato per spostare il bisogno di essere attivo e produttivo verso una gara decisa dal soggetto.

3) mimicry (mimare, gioco di imitazione): l’accettazione temporanea di un universo convenzionale in cui diventare personaggi illusori; il piacere di essere un altro o di farsi passare per un altro; di essere in un altro luogo e in un altro tempo; il piacere di essere altrove. Il cambiamento di identità, la sua virtualizzazione, è al centro di questa operazione solo apparentemente illusoria ma, in effetti, fortemente radicata nella realtà sociale. Non c’è esercizio della mimicry senza la condivisione dell’universo fittizio in cui viene esercitata la sospensione di incredulità. In ipnosi può favorire un modello di identificazione in prima istanza astratto, poi piacevole ed infine si può cercare un salto dal pensiero operazionale al pensiero simbolico. La sequenza di identificazioni piacevoli può portare al piacere delle identificazioni, quindi ad un investimento libidico sulle funzioni della mente.

4) Ilinx è uno stato di smarrimento del giocatore che vorrebbe uscire dal mondo, annullamento della volontà che si sottomette all’emozione. La vertigine non è una violazione delle regole ma il desiderio di sottrarsi alle regole. In primo luogo le regole della percezione: tutte le pratiche fisiche di caduta, precipitazione, accelerazione e rotazione hanno come scopo di provocare il panico, il timore, il senso del pericolo controllato dalla certezza di uscirne illesi. Tuttavia la vertigine consiste anche nel sottrarsi alle regole morali. E’ il piacere del disordine che coglie l’adulto represso quando scrive frasi oscene nei bagni pubblici, oppure l’eccitazione distruttiva che si impadronisce del giocatore quando uccide gli alieni in un videogame tra il fracasso delle armi, gli schizzi di sangue e le urla di dolore dei feriti immaginari. Può essere usato come suggestione per il trattamento della vertigine. Il fatto che nel gioco possano esistere queste sensazioni di immobilità e vertigine, può essere indirettamente la premessa perché la persona possa parlarne senza che emerga un vissuto di drammaticità.

Depotenziamento


Possibilità di creare in ipnosi situazioni immaginarie in cui il problema somatico non esiste o non si manifesta. Ad esempio in un paziente con asma essenziale è possibile far allucinare un ambiente con aria pulita senza pollini.
La terapia inizia con la consapevolezza di poter essere curato dalla persona a cui ci si affida, per cui può essere necessario incarnare un potere cioè dare al paziente la sensazione che noi possiamo creare un contesto in cui la malattia non si manifesta. Successivamente è utile far sperimentare l’assenza di malattia (sospendere la malattia, significa sospendere la capacità che la malattia ha di veicolare le emozioni che il soggetto non riesce ad esprimere).
Nell’Abreazione emotiva si fa rivivere più volte la situazione traumatica per ridurre progressivamente l’emozione negativa. È indicata quando non esiste una responsabilità della persona nei confronti dell’evento traumatico (come nel disturbo post-traumatico da stress) La strategia consiste nella ripetizione multipla, anche nella stessa seduta per determinare una saturazione dello stimolo e un suo depotenziamento.

 

Distorsione temporale


Riorientamento temporale ad un’epoca nella quale il disturbo non esisteva ancora, o verso il futuro ad un tempo nel quale il disturbo non esisterà più.
Il fatto di creare uno spazio di prospettiva nel quale il paziente può sentirsi libero dal disturbo, permette il riappropriarsi della possibilità simbolica di esprimere verbalmente il proprio disagio.
Nella condizione di trance la persona può sperimentare una dimensione unica e peculiare di distorsione temporale anche di anni, oltre le dimensioni abituali del tempo cronologico e affettivo (vissuto soggettivo).
Con una integrazione diagnostico-terapeutica la distorsione temporale può essere unsata nell’ambito di un’ipnoanalisi.

 

Doppio paradigma

Solitamente il paziente psicosomatico ha la convinzione che l’emozione stà da una parte, il corpo da un’altra e la mente da un’altra ancora. Anche nel colloquio possono emergere frasi del tipo:” mi fa male la mano” quasi ad indicare un’operazione scissionale che allontana il corpo dalla realtà della persona, come metaforicamente a dire:”la mano non è mia, è un oggetto persecutorio…” L’uso in ipnosi di un doppio paradigma nel quale ad esempio il rilassamento come mentale implica un rilassamento sul piano fisico, può restituire un’immagine unitaria del sé corporeo e del sé mentale.
Questo comporta una modificazione globale del paziente con sensazioni forti fra stati mentali e fisici.
Un esempio semplice può essere l’insegnamento al paziente dell’autoipnosi, un’esperienza che può essere ricreata stringendo un pugno. Questo artificio tecnico in realtà crea un doppio binario che unisce un aspetto mentale ad uno fisico, permettendo di sperimentare come un movimento del corpo possa modificare il suo stato complessivo di persona.
Fare esperienza unitaria come nel gesto ideomotorio o anche attraverso comandi postipnotici è una chiave per riuscire a superare l’operatività del malato psicosomatico ridefinendo metaforicamente il legame tra mente e corpo.

Anche tecniche semplici come il Grounding (esperienza di contatto con la terra) lavorano in modo unitario sul corpo e metaforico: I giganti perdevano la loro forza quando non toccavano il terreno.

Restituzione dell’esperienza mancata


Proporre un’esperienza specifica, simmetrica con un significato riparativo rispetto all’evento lesionale.
Se ad esempio pensiamo che al paziente sia mancata un’esperienza di accudimento possiamo far sdraiare il paziente su un letto scomodo e dopo poco porgli un cuscino sotto la testa. In un problema di tolleranza dell’autonomia personale può essere fatto sperimentare metaforicamente un accudimento arcaico (ti sbuccio, ti taglio ti porgo una mela, ti zucchero il caffè). Un capolavoro in questo senso è rappresentato dall’Uomo di Febbraio di Erickson.
Se esiste un disagio per cattivo rapporto con la realtà dovuto ad una mancata esperienza di acquisizione di regole potremmo fornirgli una regola del tipo:” Ogni volta che farai cinque respiri, ti sentirai meglio”

Smantellamento del pensiero operazionale


La fase conclusiva di un’ipnoterapia per malattie psicosomatiche dovrebbe portare allo smantellamento del pensiero operazionale, in altri termini alla restituzione di una mente come luogo di rappresentazione.

 

Bibliografia


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• Bassi R. Introduzione alla dermatologia psicosomatica, Piccin 1977.

• Cofrancesco E, Merati L. Reiki il tocco che cura, Riza Scienze 2002.

• I Giochi e gli Uomini. La maschera e la vertigine, Roger Caillois, Tascabili Bompiani, 1967

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• Erickson MH, Rossi EL. L’uomo di febbraio. Astrolabio, 1989


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Perché la Medicina Estetica


La "bellezza", come espressione di salute, ed il "sentirsi bene", nella propria pelle a qualsiasi età sono concetti legati ad una nuova necessità sociologica.
E' questa una nuova disciplina che ha ottenuto negli ultimi vent'anni, una propria configurazione scientifica e un ruolo di medicina sociale per richiesta della collettività e concretizza quanto da anni l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda: la salute non come assenza di malattia ma come benessere psicofisico.
La Medicina Estetica si occupa essenzialmente della costruzione dell'equilibrio psico-fisico di chi vive a disagio la propria vita per un inestetismo mal accettato. E' una medicina per la qualità della vita! Essa si occupa dell'individuo nel suo insieme, infatti mentre la chirurgia plastica definisce il suo intervento nel particolare, la Medicina Estetica studia, dal punto di vista generale e cutaneo, il paziente e lo prepara alle condizioni psico-fisiche migliori per l'intervento chirurgico. Lo riprende in gestione subito dopo l'intervento per l'ottimizzazione del risultato. Tra le due discipline non c'è conflittualità, né sovrapposizione di intervento, c'è solo complementarietà.
Oggi la Medicina Estetica si è trasformata essenzialmente in una vera medicina preventiva, che non si occupa soltanto dell'inestetismo fine a se stesso, ma opera una valutazione globale del paziente da cui trae spunto per una educazione preventiva.
L'approccio medico-estetico non di rado scopre malattie non diagnosticate in precedenza. Infatti la consultazione prevede in aggiunta all'esame medico tradizionale e mirati alla domanda, il supporto di una serie di valutazioni morfologiche e strumentali, al fine di raggiungere un inquadramento clinico globale.
Sempre più pazienti chiedono una visita proprio in quest'ottica di un valutazione generale.
La consultazione medico-estetica prevede nella diagnostica dapprima un esame anamnestico ed un esame obiettivo tradizionali e mirati alla domanda; poi una serie di valutazioni morfologiche e funzionali (psicologica, morfologica, antropometrica, posturale, della capacità fisica, angiologica degli arti inferiori, ecografica dell'ipoderma, cutanea, ematochimica). Questo permette di inquadrare l'inestetismo clinico denunciato nell'ambito di una valutazione globale, di proporre poi un programma preventivo generale e un programma correttivo, relativo alla richiesta, usufruendo di metodologie proprie della Medicina Estetica. Vengono invece rinviati alle specialità mediche o chirurgiche afferenti i quesiti diagnostici specialistici e le relative correzioni.
In passato le classi privilegiate si rivolgevano alla Medicina Estetica. Attualmente l'identikit del paziente di Medicina Estetica si configura in un soggetto consapevole sempre più che la Medicina Estetica non è una "medicina per l'estate", né una esclusiva di una classe abbiente.
Oggi chi si rivolge al medico estetico richiede oltre alla correzione dell'inestetismo dichiarato, una prescrizione utile per "sentirsi bene con se stesso", appartiene prevalentemente ad una fascia di età sempre più ampia, a strati sociali più vari e meno d'èlite, non domanda di ringiovanire, ma desidera imparare le regole per migliorare la qualità di vita relativa alla propria età e mantenere negli anni il proprio benessere psico-fisico. La correzione dell'inestetismo quindi non può essere avulsa da un approccio psicologico a valenza molto individuale, capita spesso di gestire un percorso apparentemente opposto, in cui individuando un significativo disagio esistenziale il paziente, senza essere abbandonato, viene prioritariamente orientato verso un supporto psicoterapeutico, anche a breve termine ad esempio ad una ipnositerapia di rinforzo.


 

A. D'Anzieri

 

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