L'ipnosi nel dolore del bambino

i colori dell'infanzia

La parte che segue è stata ripresa modificata e integrata partendo dal lavoro di Karen N.Olness, M.D.; G. Gail Gardner, Ph.D.: L'ipnoterapia per il controllo del dolore.
Sul sito della fondaziome Livia Benini è possibile reperire integralmete e gratuitamente l'articolo sull'ipnositerapia nel bambino


Introduzione

I bambini hanno generalmente un talento ipnotico maggiore degli adulti e dato che la capacità di controllare il dolore con l'ipnosi é positivamente correlata con l'ipnotizzabilità (Hilgard r Hilgard, 1978), non dovrebbe sorprendere che i bambini risultino più adatti degli adulti all'uso analgesico dell'ipnoterapia (Wakeman e Kaplan, 1978).
Questi risultati valgono a livello di confronto tra gruppi, ma naturalmente ci sono differenze individuali. Fra i vantaggi che comporta per i bambini l'apprendimento di questi metodi di auto-regolazione ci sono un'accresciuta fiducia in se stessi, la possibilità di partecipare attivamente al processo terapeutico, la riduzione degli effetti collaterali e una maggiore partecipazione alle normali attività della vita quotidiana. Vari articoli documentano l'uso efficace di tecniche autoipnotiche in tutta una serie di malattie croniche dei bambini, fra cui cancro, emofilia, diabete, anemia e artrite reumatoide (Dahlquist e Coll., 1985; Olness, 1985; Olness e MacDonald 1987; Russo e Varni, 1982; Varni e GIlbert, 1982; Varni, Katze Dash, 1982; Zelter, Dash e Holland, 1979). Interventi ipnoterapici possono essere utili come terapie aggiuntive nel trattamento del dolore, anche tenendo conto del fatto che alcuni bambini possono preferire usare l'autoipnosi in certi momenti e non in altri. Il caso seguente illustra questi aspetti più complessi e sottili, oltre a mettere in luce il potere della parola in un contesto ipnoterapico. 
Gli ipnoterapeuti affrontano talvolta il problema del dolore nei bambini per tentativi ed errori, provando a caso le tecniche con cui hanno più familiarità, senza chiedersi perché un metodo possa essere preferibile all'altro in un caso particolare. La ricerca con soggetti in età scolastica (Ross e Ross, 1984)  indica che la percezione del dolore nei bambini dipende dalle esperienze passate, dal tipo di educazione ricevuta quanto al dolore e dal contesto psicologico e sociale in cui questo si manifesta. Le pagine che seguono trattano aspetti dell'esperienza del dolore nei bambini che possono essere rilevanti ai fini della scelta fra le varie tecniche d'intervento.


Differenze individuali nella tolleranza al dolore

Nei bambini varia molto la capacità di sopportare il dolore, più che fra gli adulti. Dati tre bambini sottoposti a un dolore di intensità apparentemente uguale, il primo continuerà a giocare come se niente fosse, il secondo chiederà a qualcuno di mandare via la bua con un bacino e poi ricomincerà a giocare come prima, il terzo vedrà sconvolta qualunque sua attività e si comporterà come se fosse accaduta una catastrofe irreparabile. Riprendendo la terminologia di Petrie (1967), questi tre bambini rientrano rispettivamente nel gruppo dei riduttori, dei moderati e degli accrescitori, e tenderanno anche in altri campi (p.es. percezione delle grandezze) alle stesse distorsioni che presentano nella percezione del dolore. In una ricerca condotta su adolescenti e adulti Petrie ha trovato che fra i delinquenti giovanili e fra i cultori di sport che implicano contrasti fisici violenti prevalevano i soggetti del primo gruppo, quelli che tendono a minimizzare il dolore. Alcool e aspirina, sostanze associate entrambe a un'aumentata tolleranza del dolore, ottenevano un'attenuazione significativa del dolore nel gruppo degli accrescitori, mentre non avevano quasi effetto alcuno coi riduttori. Analogamente, si potrebbe ipotizzare una maggior efficacia dell'ipnoterapia per il controllo del dolore con quei soggetti che ne esagerano la percezione, rispetto a quelli che la minimizzano. Ma può anche darsi che la risposta migliore venga dai "moderati" del gruppo intermedio, specialmente se la tendenza a sopravvalutare il dolore é legata a un qualche investimento emotivo in tale esperienza o nella sua espressione - non é chiaro infatti se le differenze fra i gruppi di Petrie riflettano variazioni biologiche, psicologiche o di entrambe i generi.
Schechter (1985) fà un panorama dei fattori neuroanatomici e neurochimici che potrebbero spiegare in ultima analisi le differenze individuali nella percezione del dolore. Ricerche sugli adulti hanno notato che in alcuni soggetti la soglia del dolore dipende dalla presenza di triptogfano nell'alimentazione (Lieberman e Coll. 1982/83, Seltzer e Coll., 1982/3). Può darsi che si scopra che specifiche diete influenzano la percezione e tolleranza del dolore nei bambini.


Significato emotivo

Per alcuni bambini il dolore ha scarsa valenza emotiva: lo percepiscono più che altro come un'esperienza cattiva o sgradevole da far cessare il più presto possibile. Per altri invece può rivestire vari significati o assolvere a tutta una serie di funzioni psicologiche:
1. Punizione di peccati reali o immaginari;
2. Mezzo per ottenere amore e attenzione, specialmente per quei bambini che tendono ad essere ignorati finché "tutto va bene";
3. Identificazione o fusione con una persona amata che ha avuto un dolore simile, specialmente se da parte sua c'é stato abbandono o minaccia di abbandono;
4. Fuga da situazioni temute o indesiderate che sarebbero inevitabili senza il dolore;
5. Vicinanza a una persona amata senza la quale il bambino non si sente sicuro, oppure che sente il bisogno di proteggere (la maggior parte dei dolori che si manifestano nelle fobie scolastiche rientra in questa categoria);
6. Strumento per ottenere prestigio in quei contesti familiari o culturali dove l'espressione del dolore é socialmente accettabile e molto apprezzata.
7. Espressione inconscia di ostilità verso i genitori o i fratelli (Vi farà star male vedermi soffrire);
8. Controllo sugli altri specialmente nei bambini con tendenze passivo-aggressive (Ti obbligherò a restare a casa con me, ti rovinerò la giornata, ma tu non potrai arrabbiarti con me perché ti deve dispiacere vedermi soffrire);
9. Garanzia di sopravvivenza, specialmente in quei bambini malati cui é stato insegnato che Dio si serve della morte per togliere il dolore;
10. Adempimento della volontà divina, specie per i bambini cui si é insegnato che si deve soffrire per scontare i propri peccati e che sofferenze continue rendono una persona in qualche modo speciale agli occhi di Dio.



Contesto del dolore

Molti aspetti della realtà in cui vive il bambino influiscono sulla sua maggiore o minore capacità di sopportare il dolore. Precedenti esperienze dolorose possono avergli instillato l'aspettativa che quella che deve affrontare ora debba essere spaventosa. Certi stati fisici coesistenti, come affaticamento, disagio, scomodità, ecc. ridurranno probabilmente la tolleranza del dolore. Sono importanti anche gli stati psicologici del momento: ansia e depressione di solito abbassano la tolleranza, mentre eccitabilità e aspettative gioiose - p.es. il compleanno vicino - spesso l'aumentano.
La risposta del bambino al dolore può dipendere in parte anche dalla comprensione di uno scopo accettabile:
1. nessuna comprensione in un bambino molto piccolo;
2. nessuno scopo, p.es; un incidente;
3. scopo ingiusto e inaccettabile, p.es. un'aggressione fisica;
4. Scopo logico e accettabile, p.es. cambio della fasciatura per un'ustione.

Quando il bambino capisce lo scopo o comunque la causa del dolore, la sua reazione può essere influenzata anche dalla risposta degli altri. Il genitore che reagisce con ansia e disorientamento stimolerà una risposta più negativa, rispetto a quello che mostra di accettare lucidamente tutto quanto va fatto (Eland ed Anderson, 1977).
Spesso, le reazioni dei bambini al dolore risentono del contesto creato dalle loro stesse aspettative circa la risposta degli adulti, aspettative che finiscono per pesare quanto la risposta in sé e per sé. Helen H (9 anni) aveva riportato un piccolo taglio a una mano azzuffandosi nel cortile della scuola.
Spesso punita e messa in ridicolo dai genitori, era terrorizzata all'idea di quello che avrebbero fatto sapendo della sua cattiva condotta: lungi dal denunciare l'incidente sperava di poterlo nascondere asciugandosi il sangue sul vestito rosso. Benché la perdita di sangue fosse stata minima, pochi minuti dopo Helen ebbe uno svenimento - probabilmente espressione inconscia del bisogno di "non affrontare le conseguenze". La bambina fu sinceramente delusa quando il pediatra, dopo una breve riflessione, decise che non c'era bisogno di applicare punti di sutura (punizione dolorosa). Possiamo supporre che questa bambina non avrebbe risposto ad eventuali suggerimenti ipnoanalgesici, malgrado le sue buone capacità immaginative.
In generale c'é da aspettarsi che quando il dolore si inquadra in un contesto negativo l'ipnoterapia sia meno efficace che in un contesto più neutro. Dato che i bambini non hanno i preconcetti degli adulti, dato che sono facilmente influenzabili sia in positivo che in negativo e dato che il loro atteggiamento futuro verso il dolore può risentirne per sempre, é un dovere per tutti gli adulti scegliere con grande attenzione le parole attinenti al dolore quando parlano di loro.
Ross e Ross (1984) in uno studio su 994 bambini in età scolare non hanno trovato chiare tendenze evolutive del concetto di dolore nell'arco degli anni presi in esame. Hanno osservato invece prove abbondanti di comportamenti disadattivi di fronte al dolore, comportamenti che emergono precocemente e che, se non rettificati, rischiano a loro avviso di perdurare fino in età adulta. Gli autori notano inoltre che i bambini sono generalmente disinformati sui modi migliori di far fronte al dolore e suggeriscono di introdurre il tema del dolore nei programmi scolastici di scienze.

Considerazioni sul dolore cronico nel bambino

Alcuni tipi di dolore cronico sono più comuni nei bambini, ad es. dolori addominali ricorrenti. Comunque, il dolore cronico nei bambini, eccettuato i dolori per tumori, ha ricevuto molta poca attenzione. Anche se ci sono numerose cliniche multidisciplinari per il dolore per adulti, ne esistono pochissime per bambini. Il dolore tumorale nei bambini viene trattato secondo gli stessi criteri adottati per trattare gli adulti. Molti studiosi si sono occupati del trattamento del dolore nei bambini, particolarmente di quello dovuto a pratiche mediche, ad es. per un'aspirazione di midollo osseo.
Fra gli esempi di dolore cronico non dovuto a tumore nei bambini sono compresi: coliche, fibrosi cistica, emofilia, ustioni, emicranie, dolori addominali ricorrenti, distrofia riflessa simpatica, artrite infantile (artrite reumatoide infantile, poliartrite cronica infantile) e anemia falciforme. Per es. il numero e la gravità di emicranie croniche e di cefalee non emicraniche può essere ridotto negli adolescenti insegnando loro tecniche di rilassamento (Larson et al., 1987).  Il dolore addominale ricorrente é uno dei più comuni tipi di dolori cronici non maligni nei bambini.
Sono richiesti sforzi speciali per diminuire l'intensità del dolore ed insegnare al bambino i meccanismi che aiutano a sopportare il dolore come il rilassamento e la distrazione. per es. é stato usato un programma completo per affrontare il dolore cronico non maligno nei bambini di età prescolare fino all'adolescenza. E' stata raggiunta con successo una maggiore aderenza ai programmi di riabilitazione con tecniche di fantasie guidate, rilassamento e modificazioni di fattori ambientali che influenzano i comportamenti legati al dolore (Varni, Jay, Masek e Thompson, 1986). Una diminuzione dell'espressione del dolore e la capacità di evitare di piangere durante una procedura probabilmente aumenta anche l'autostima del bambino.  Gli adolescenti tendono a riferire il dolore in misura maggiore rispetto ai bambini in età scolare (Beasles, Kean e Lennox-Holt, 1983). Questo può essere particolarmente vero quando il dolore é cronico e non é il risultato di una ferita visibile.
Le passate esperienze con il dolore cronico possono contribuire ad aumentare l'espressione del dolore perché il dolore cronico può influenzare la vita del bambino in modo tale da aumentare la consapevolezza del bambino sul significato del dolore, come si ha spesso nei bambini con artrite infantile nei quali l'attività é ridotta.
Quando un bambino di qualsiasi età esprime fortemente e con insistenza un dolore prolungato o ricorrente, esiste, a volte, la tendenza a ignorare le risposte comportamentali del bambino nello sforzo di diminuire l'intensità o la frequenza di quel comportamento. Un tale approccio può facilmente portare ad uno dei problemi storici nell'affrontare il dolore negli adulti, il tentare cioè di diminuire l'espressione del dolore senza tentare di alleviare il dolore stesso.
Questo é il risultato del sistema sanitario che considera l'èquipe sanitaria responsabile del controllo dell'espressione del dolore dei pazienti senza ritenerla responsabile della risoluzione del dolore. E' essenziale tener presente sia nei bambini che negli adulti sofferenti i seguenti punti di collegamento fra l'espressione comportamentale e la presenza del dolore:
Mancanza di manifestazione del dolore non significa necessariamente assenza di dolore.
Ridurre la risposta comportamentale al dolore ignorandone l'espressione non allevia il dolore. Gli adulti possono sentirsi meglio se il bambino smette di piangere o di attaccarsi a loro ma ignorare semplicemente il loro comportamento non é il modo appropriato per modificare il comportamento.
Il miglior sistema per ridurre la risposta comportamentale al dolore é risolvere il dolore o aiutare il bambino ad imparare dei metodi per rendere il dolore più sopportabile.

Considerazioni terapeutiche

Karen N.Olness e G. Gail Gardner lavorando con centinaia di bambini hanno potuto riscontrare l'utilità dei seguenti principi:
Può succedere che i bambini non sempre siano disposti ad usare le loro capacità di controllo del dolore. Qualcuno supera felicemente un'aspirazione di midollo senza anestesia chimica il primo mese e rifiuta di farlo il mese dopo. Analogamente, ci sono bambini operati che chiedono con insistenza analgesici, mettiamo, in prima e terza giornata ma non nella seconda. Queste variazioni possono riflettere fattori fisiologici, magari legati alle endorfine, o possono significare semplicemente che il bambino certi giorni preferisce affidarsi agli altri, certi giorni invece preferisce fare da solo. A seconda dell'utile secondario che può ottenere, in qualunque momento un bambino può preferire avere da lamentare dei sintomi. Nella nostra veste di ipnoterapia ovviamente incoraggiamo i pazienti a fare uso delle competenze acquisite, ma ci rendiamo anche conto del fatto che talora ciò potrebbe interferire con altri bisogni più pressanti. Lasciamo decidere ai bambini, a volte senza proteste da parte dei genitori o colleghi che preferirebbero vederci più autoritari.
Quando i bambini chiedono di apprendere l'ipnoanalgesia noi puntiamo molto sul senso di padronanza, esprimendo fiducia nelle loro capacità, lasciando che siano essi stessi a decidere il tipo di immagini mentali che preferiscono usare e in parte anche i tempi e la durata degli esercizi. Per realizzare questi obiettivi é necessario dedicare del tempo ai pazienti, per acquistare familiarità con i loro gusti, interessi e antipatie.
Il terapista deve analizzare il proprio atteggiamento verso il malessere fisico. La maggior parte di noi, a seguito di esperienze infantili e del tipo di educazione ricevuta, ha in età adulta certe idee negative sul dolore e queste idee possono essere proiettate sui pazienti. Il terapista che non ha fiducia nella capacità i vincere il dolore ha scarsissime probabilità di poterlo aiutare.
Variabili importanti sono le aspettative dei genitori circa la sofferenza e può darsi che anche per loro siano utili gli esercizi di autoipnosi. Effettivamente in certe situazioni é preferibile che il genitore apprenda il metodo comportamentale al bambino. I bambini sono meno condizionati alla necessità del dolore, della sofferenza, del tormento fisico e mentale, se non sono sopraffatti dalle aspettative negative dei genitori.
Si deve tener conto anche delle aspettative dei colleghi. Che cosa ne pensano l'oncologo, il neurologo o il dentista, quanto alla necessità di somministrare gli anestetici di routine? Quali sono le loro aspettative in ordine all'inevitabilità del dolore in varie circostanze? Un ipnoterapista prudente e avvertito può spesso fare molto per evitare sabotaggi involontari da parte dei colleghi.
La presentazione iniziale della tecnica ipnotica per il controllo del dolore dev'essere tagliata su misura, tenendo conto del livello evolutivo del bambino e dei suoi interessi, dei desideri espressi dai genitori e della competenza del terapista. Con alcuni adolescenti le spiegazioni possono essere lunghe e dettagliate, compresa la descrizione del sistema nervoso e delle vie della sensibilità dolorifica, mentre per la maggior parte dei bambini più piccoli sono preferibili spiegazioni più sommarie. In età prescolare é utile talvolta presentare al bambino la videoregistrazione di un coetaneo che dimostra un'efficace analgesia ipnotica. I bambini di età scolare sono in grado di capire il concetto che certi segnali possono essere interpretati diversamente dal cervello (in inglese per es. il suono b può rappresentare le parole "bee" - "ape" - o "be" - "essere" - ovvero la sola lettera "b-", il suono c le parole "see" - "vedere" - o "sea" - "mare" - come pure le lettere "c-" o "s-"). Allo stesso modo anche il segnale prodotto dall'ago che penetra nella pelle può essere interpretato in maniere molteplici e il bambino é capace di apprendere questo tipo di controllo cognitivo.
E' utile far descrivere il dolore al bambino, nella consapevolezza che i termini descrittivi usati dagli adulti possono non significare nulla per lui. Se il bambino non riesce a dire niente di più preciso che "fà male", il terapista può suggerirgli delle alternative come un uccello chebecca, una tromba d'aria, le spine di un cespuglio di rovi, un fuoco che divampa. A quel punto la descrizione adottata dal bambino può venire a far parte del suggerimento terapeutico (p.es.: "Se vuoik puoi far volare via quell'uccello che ti becca"). Immagini concrete sono preferibili ai termini astratti. Talvolta é opportuno chiedere al bambino di attribuire al dolore che prova in quel momento un punteggio numerico dove 0 indica l'assenza di dolore e 10 un dolore fortissimo o il peggiore mai provato per qule tipo di problema. Come gli adulti i bambini riescono assai bene a confrontare l'intensità del dolore in momenti diversi e spesso apprezzano la concretezza del riscontro numerico di un cambiamento in meglio.
Se possibile, é importante andare al di là del semplice rilassamento ipnotico e introdurre suggerimenti specifici di analgesia. La ricerca dimostra che il rilassamento sa solo può attenuare in parte la sensazione soggettiva di dolore, specie se l'ansia vi interviene in misura significativa, ma che una maggiore riduzione del dolore si ottiene suggerendo esplicitamente un effetto analgesico (Hilgard e Hilgard, 1975). Alcuni bambini sono talmente impauriti o sconvolti che non possono collaborare con la suggestione analgesica: in questi casi una semplice induzione ipnotica può avere un effetto distraente ed é comunque meglio che nulla.
L'ipnoterapia per il controllo del dolore può comportare tutta una serie di vantaggi collaterali, specialmente nel caso di bambini con malattie croniche o a prognosi potenzialmente infausta. Fra questi vantaggi ci sono l'attenuazione dell'ansia, una crescita della speranza e del senso di padronanza della situazione, una maggiore collaborazione e un minor disagio da parte dei familiari e degli operatori.
Alcuni bambini hanno difficoltà a credere che sia possibile controllare il dolore con l'ipnosi. In questi casi può essere utile offrire prima la dimostrazione di qualche altra forma di sensazione corporea alterata: tecniche come la catalessi della mano o la levitazione del braccio di solito danno una
certa impressione al bambino, stimolnado una curiosità sufficiente a portare avanti l'esperimento sul terreno del controllo del dolore.
Il terapista deve evitare di essere troppo preciso aul quando e il come se ne andrà il dolore. C'è il rischio di mettersi in trappola da soli con frasi del tipo: "il dolore se ne sarà andato in dieci minuti", o "il male sparirà quando conterò fino a cinque". Se la profezia non si realizza il terapista perde credibilità e a quel punto anche suggerimenti del tutto adeguati possono non avere più alcuno effetto.
E' importante evitare situazione in cui il terapista o il paziente siano costretti a dimostrare un'efficace analgesia ipnotica per non correre il rischio di deludere colleghi o familiari, o di perdere la faccia nei loro confronti. Un atteggiamento del tipo "Ora ve lo farò vedere io" crea ansia in entrambi, terapista e paziente, e rischia di compromettere quella disposizione rilassata e fiduciosa che é essenziale per accettare la suggestione ipnotica. Noi pensiamo che sia importante rinviare ogni dimostrazione finché non é chiaro che il bambino può farcela. Se alla seduta iniziale di ipnoterapia assistono i genitori o dei colleghi, il terapista deve chiarire che scopo di questa seduta é accertare quali metodi possono essere più indicati.

Teniche di ipnoanalgesia

a) Richiesta di insensibilità.
Tu sai com'é la sensazione di avere una parte del corpo intorpidita, insensibile, addormentata. Come ti pare ? (il bambino risponde).
Bene, adesso fà addormentare quella parte del corpo. Insensibile come pezzo di ghiaccio (o qualunque altra immagine abbia usato il bambino).
b) Anestesia locale.
Immagina di spalmare una medicina che toglie la sensibilità su quella parte del corpo. Dimmi quando hai finito.
Immagina di iniettare un anestetico in quella parte del corpo. Senti come ti si diffonde nel corpo e nota la sensazione che provi, via via che la zona si interpidisce.
d) Traslocazione dell'anestesia
Prima di tutto fa attenzione alla tua mano. Nota come puoi sentire una sensazione di prurito in quella mano. Poi falla addormentare. Quando é molto addormentata, falla andare a toccare ... e fa passare la sensazione di intorpidimento dalla mano a ... .
e) Interruttori
Il terapista spiega il concetto che i nervi trasmettono il dolore da varie parti del corpo, al cervello, che poi rimanda al corpo un messaggio del dolore. Si possono descrivere i nervi e le loro vie, oppure si può chiedere al bambino di scegliere un colore per indicarli (l'importanza della precisione varia secondo l'età e i bisogni del bambino). Poi si chiede al bambino di scegliere un tipo di interruttore che possa spegnere i segnali in arrivo dai nervi. Il terapista può descrivere vari tipi di interruttori: a scatto, graduali a manopola rotante, da premere o da tirare, o anche interi pannelli di comando con pulsanti e spie luminose. Scelto un interruttore, il bambino deve cominciare ad esercitarsi a spegnere gli interruttori o le spie luminose che collegano il cervello a certe parti del corpo. E' utile chiedergli di spegnere i segnali in arrivo per periodi di tempo precisi (p.es. 10 minuti, 15 minuti o 90 minuti). La riuscita dell'esercizio si giudica toccando il bambino con un piccolo ago da sonda o con un altro oggetto appuntito e chiedendogli di confrontare la sensazione con quella sull'altro lato del corpo, dove i segnali dei nervi sono invariati.
f) Allontanare da sé il dolore .
Immagina per un po' che quel braccio (o altra parte del corpo) non ti appartiene, non fa parlare di te. Pensalo come una parte di una scultura o di un giocattolo e figuratelo come se galleggiasse lì fuori per conto suo. Alcuni pazienti non faticano ad immaginare di avere un braccio solo, altri invece immaginano di avere tre braccia, di cui uno é dissociato.
Trasferire il dolore in un'altra parte del corpo
Immagina di mettere tutto il male nel mignolo della mano destra. Dimmi quanto male c'é in quel mignolo. Dagli un punteggio numerico e dimmi se cambia. Bene. Ora fallo scivolare via.
Mi hai detto che ti piace andare in montagna. Immagina di esserci ora. Fa in modo di essere davvero lì. Ecco, il male lo lasci tutto quanto qui e tu sei in montagna. Vedi gli alberi e i fiori. Guarda gli scoiattoli che giocano. Se vuoi puoi dargli da mangiare. Senti l'aria fesca e l'odore dei pini. Ascolta il vento leggero. Ascolta il ruscello che scorre. Da uno studio con soggetti adulti (Greene e Reyher, 1972) sembra che le immagini corporee (per es. il calore del sole sulla pelle) siano meno efficaci per il controllo del dolore in ipnosi rispetto a immagini mentali non orientate specificamente sul proprio corpo (per es. guardare il panorama, sciare). Non sappiamo se questi risultati valgano anche per i bambini.


Suggerimento di sensazioni antitetiche al dolore

a) Benessere
Ripensa a un momento di grande benessere, un momento in cui ti sentivi molto bene. Ora prendi quelle sensazioni e portale nel presente. Fa' in modo che il tuo corpo provi benessere qui ed ora. Puoi lasciare che le sensazioni di benessere ti riempiano completamente tutto il corpo e la mente, finché non c'é più posto per il male. Puoi sentirti completamente bene e puoi conservare queste sensazioni buone per tutto il tempo che vuoi.
b) Riso
Ridere aiuta a far andar via il dolore. Pensa al film più buffo che hai mai visto o alla cosa più buffa anche abbia mai fatto tu o un tuo amico. Ogni volta che immagini di ridere, il dolore diventa sempre di meno. Può andare a finire che ti trovi a ridere per davvero e ti senti proprio bene.
c) Rilassamento
Concentrati sull'espirazione, perché é un movimento rilassante. Se ti rilassi completamente quando espiri puoi ridurre il dolore. Segui il ritmo della tua respirazione. Rilassati smepre di più ogni volta che espiri. Può succedere che ti accorgi di aver ridotto il dolore a metà. E poi ancora a metà. Usa la tua energia dove ti serve per sentirti meglio e stare bene.

Tecniche di distrazione

Attenzione rivolta al dolore
Alcuni bambini non vogliono o non possono concentrare l'attenzione su nient'altro che l'esperienza del dolore. Il terapista può utilizzare questo comportamento a vantaggio del paziente: seguendo il bambino sul suo stesso terreno e chiedendogli una descrizione dettagliata del dolore, può introdurre suggerimenti sottili per modificarlo e alleviarlo. Tecniche basate sulla confusone .
Globo illuminato. Immagina di essere dentro un globo illuminato; ti puoi vedere mentre cammini da dentro su una mappa che rappresenta il male che senti.
Nota con grande attenzione questo malessere. Ora vedilo colorato di una tinta che non ti piace. Ti chiederò di riguardarlo dopo. Nota quanto é grande. Può avere la grandezza di un pompelmo o di un chicco d'uva o un limone. Anche una testa di spillo ha una grandezza. Ora nota la forma. Che forma ha adesso ? E che cosa ti dice ? Lo dice forte ? Quanto ? Dopo vedremo se riesci ancora a sentire quello che dice. Guarda ancora. Di che colore é adesso ? Interessante: sembra che stia cambiando. Chissà come hai fatto. Quanto é piccolo adesso ? Puoi cambiare anche la grandezza ? Si. Sei davvero padrone della situazione dentro quel globo illuminato. Sei bravissimo a fare le mappe. Puoi andare dovunque vuoi, sentire tutto quello che vuoi. Che forma ha ora il malessere ? Senti ancora quello che dice ?
Con i bambini più grandi può essere utile la tecniche di concentrare l'attenzione, spostandola poi sulla zona del dolore, sottolineando il fatto che questo sta cambiando. In seguito il terapista può chiedere al bambino di concentrare l'attenzione su un brano musicale o su un odore (p.es. avvicinarli al naso un flacone aperto di profumo) e contemporaneamente sul dolore.


Rinforzo

Quanto maggiore é la fiducia del bambino nella propria capacità di usare queste competenze, tanto più é probabile che lo faccia quando é opportuno. Fra gli altri metodi di rinforzo ricordiamo l' uso selettivo di registrazioni audio e video; l' intervento dei genitori come alleati terapeutici, gli incontri di gruppo e il contatto con gli altri  pazienti che hanno già utilizzato efficacemente l' ipnoterapia per il controllo del dolore. Dopo varie sedute di pratica il terapista può chiedere al bambino che tipo di esercizio di rilassamento o di immaginazione ha trovato più utile. Lo si può quindi registrare su nastro, se il bambino lo desidera con la sua musica preferita in sottofondo, e metterglielo a disposizione durante le procedure dolorose con un riproduttore stereo portatile. Il bambino può anche essere invitato a registrare egli stesso le istruzioni di un esercizio di rilassamento, eventualmente con un sottofondo musicale a sua scelta. E' bene che i terapisti incoraggino i pazienti che hanno acquisito una buona competenza nel controllo del dolore a collaborare nei training di altri bambini: ciò accresce la sicurezza e la stima di sé nel bambino che si trova a fare da insegnante, oltre a favorire un atteggiamento fiducioso da parte di quello che deve imparare la nuova tecnica.

 

Struttura del sito | Mission | Messaggio all'autore | ©2003 www.ipnosiedolore.it