Definizione di ipnosi

Lago D'Iseo - Germani, foto autoreL'ipnosi è definita come uno stato di coscienza alterato, che comporta delle modificazioni fenomenologiche oggettive e soggettive distinguibili da quelle esperibili nello stato di veglia e durante il sonno. Più propriamente non può essere considerata uno stato stabile, ma un processo dinamico e mutevole dello stato di coscienza.
Dal punto di vista psicoanalitico ortodosso è definita come una regressione adattativa al servizio dell'Io, in cui il soggetto ipnotizzato sottoporrebbe un sottosistema del suo Io al temporaneo controllo dell'ipnotista per un interesse terapeutico, pur mantenendo la capacità di riassumere al bisogno lo stato di veglia.
Sarbin ed al. ritengono l'ipnosi una forma di "investimento in ruolo", quindi una forma di recitazione, nella quale l'attore può dimenticare la sua identità e il pubblico presente, immedesimandosi nella parte.
Secondo la teoria neo-dissociativa elaborata da Hilgard nel 1977 è postulata la presenza di un sistema cognitivo multiplo coordinato da un Ego-Executive cui sarebbero subordinati dei sottosistemi di controllo cognitivo organizzati gerarchicamente. L'ipnosi, come da un altro punto di vista il sonno fisiologico, sarebbe in grado di modificare l'assetto gerarchico di questi sottosistemi, riducendo la dominanza dell'Ego-Executive e permettendo cosi il manifestarsi di una non ordinaria fenomenologia.Una definizione operativa di ipnosi è di uno stato di coscienza determinato da una particolare relazione che passa attraverso il corpo.
IPNOSI = Stato / Relazione x corpo
Nella clinica l'ipnosi è una relazione circolare tra terapeuta e paziente tramite una tecnica, si parla anche di sincronia interattiva fra soggetto e ipnotista.
(vedi note introduttive)
La parte che segue è stata tratta, modificata e adattata da:
Antonelli C. , Luchetti M.
DALLA LATERALITA' EMISFERICA AI NEURONI SPECCHIO,
UN NUOVO PARADIGMA PER LA NUOVA IPNOSI
ACTA ANAESTHESIOLOGICA ITALICA VOL.58 n. 4, 2007
editrice La Garangola - Padova (pag.376 - 400)

 

Riassunto.

Introduzione. Con la scoperta dei neuroni specchio si apre una forte evidenza su quanto l'ipnosi clinica moderna ha da tempo acquisito: l'importanza terapeutica della relazione

- Scopo. La relazione terapeutica, mediata dall'osservazione e quindi dal rispetto si pone nella medicina moderna ed in particolare nella terapia del dolore con un'evidenza di valore inconfutabile. Per l'operatore può rappresentare il mezzo per riconcigliare le esigenze di attivismo, di tecnicismo ed efficienza con i valori profondi della cura, senza ricorrere a complessi modelli teoretici applicabili solo da pochi scienziati della mente.

- Metodo. Analisi e commento dei lavori pubblicati sull'argomento (tratti da Medline, Pubmed, Embase), Testi monografici, Confronto fra esperti.

- Conclusioni. La scoperta dei neuroni specchio ci aiuta a comprendere oltre l'anedottico una possibilità di fare ed essere terapia attraverso la relazione. I paradigmi dello stato speciale di coscienza ratificano in qualche misura l'esistenza dell'ipnosi stessa, il paradigma offertoci dal sistema specchio ci fornisce il pieno diritto a riappropriarci di una forma di medicina antropologicamente più corretta, basata sulla mediazione di istanze umane prima che tecniche, mediazione che non si genera fuori dall'uomo secondo definizioni astratte e generiche ma all'interno dell'uomo nel contesto relazionale con i suoi simili.

INTRODUZIONE 

In una precedente review (1) è stato sottolineato come l'ipnosi sia ormai accettata dalla medicina dell'evidenza come strumento utile in particolare nella gestione e controllo del dolore sia degli adulti che dei bambini.

E' stata proposta una formula di sintesi: Ipnosi = Stato / Relazione x corpo

come costrutto unificante le varie teorie. Recentemente Carnevale sottolinea che questo schema per dire ciò che dice, deve necessariamente non dire, implicare, omettere molti aspetti ai quali pure allude, in particolare, quando si parla di ipnosi si fa riferimento tanto alle tecniche e alle procedure attraverso le quali si ottiene la condizione di trance, quanto alla condizione stessa (2).

I differenti punti di vista o “lenti” che emergono dalla semplice lettura della formula, se assolutizzati possono portare a interpretazioni diverse dello stesso fenomeno e della terapia con ricerca di autoconferma attraverso propri paradigmi.

Le neuroscienze hanno sviluppato negli ultimi anni una tecnologia sofisticata per lo studio dell'attività cerebrale che ha permesso di affrontare problemi considerati classicamente di pertinenza filosofica. Hanno consentito un aumento delle conoscenze sul funzionamento del sistema nervoso centrale in stati ordinari e speciali di coscienza fra cui l'ipnosi. Sono un esempio la risonanza magnetica funzionale per immagini (fRMI) tecnica in grado di rilevare le aree cerebrali in attività e l'intensità del loro lavoro in tempo reale, la stimolazione magnetica transcranica (TMS), metodica con la quale, posizionando una bobina in corrispondenza della corteccia cerebrale, è possibile stimolare soprattutto i corpi cellulari dei neuroni corticali (Walsh e Cowey, 1998) e in senso opposto disattivare per un breve intervallo di tempo le funzioni cerebrali di specifiche aree, per verificare il ruolo di altre parti della corteccia cerebrale.

Ovviamente le tecniche utilizzate nell'uomo e nell'animale sono diverse: mentre nell'animale è possibile effettuare una registrazione del singolo neurone tramite l'inserzione intracorticale di elettrodi, nei soggetti umani si utilizzano esclusivamente metodi non invasivi di imaging cerebrale come la fRMI o la tomografia a emissione di positroni (PET).

Simmetricamente anche l'ipnosi viene sempre più impiegata quale strumento fisiologico appropriato per lo studio della coscienza, della percezione delle emozioni, della motricità dell'attenzione e della memoria.

PARADIGMI DI STATO

Ancora oggi molti medici sono portati a vedere l'ipnosi clinica come ad una anestesia: poniamo in essere alcune manovre, somministriamo alcuni principi terapeutici ed otteniamo un nuovo stato di coscienza: lo chiamiamo coma per la narcosi e trance per l'ipnosi. I paradigmi neurofisiologici volti a dimostrare l'esistenza di un diverso funzionamento del nostro cervello in trance, se da un lato hanno permesso di evidenziare il fenomeno ipnosi e di obiettivarlo, dall'altro hanno lasciato in ombra altri aspetti non facilmente misurabili ma con risvolti pragmatici sul paziente più importanti.

Queste brevi considerazioni sul concetto attuale di ipnosi, integrano come evidenziato nella formula punti di vista o lenti che se assolutizzati conducono a interpretazioni diverse dello stesso fenomeno e della terapia con ricerca di autoconferma attraverso paradigmi neurofisiologici.

Torna a inizio pagina

PARADIGMA DELLA LATERALITA' EMISFERICA

In tempi recenti sono stati sviluppati disegni sperimentali per identificare un correlato neurofisiologico dello stato di coscienza ipnotico o di trance, e sono stati proposti diversi modelli speculativi, ma persiste notevole difficoltà ad ottenere elementi che evidenzino univocamente questo stato come caratteristico e specifico della condizione di trance. Il paradigma maggiormente accreditato è quello dell'asimmetria funzionale degli emisferi cerebrali.

Sintetizzando le specializzazioni emisferiche, si possono individuare le seguenti caratteristiche per l'emisfero dominante (sinistro nel destrimane e in buona parte dei mancini): maggiore abilità per i compiti analitico verbali, analitico spaziali e temporali, aritmetici, ideazionali, maggiore competenza a cogliere gli aspetti rilevanti degli stimoli elaborando l'informazione in modo sequenziale, attraverso l'analisi delle singole parti. Utilizzando un termine informatico possiamo definire la modalità di elaborazione come digitale. Essa risulta estremamente efficiente per operazioni matematiche, linguistiche e per la formulazione di concetti astratti. Lo stile cognitivo di questo emisfero coincide con i cosiddetti processi secondari della psicoanalisi. Esiste inoltre un collegamento con lo stato di coscienza ordinario e una maggiore performance per le emozioni positive. L'emisfero non dominante (destro, nel destrimane) sembra specializzato per compiti visuo-spaziali, musicali, geometrici, sintetici spaziali e temporali. Lo stile cognitivo è in grado di integrare diversi stimoli simultaneamente con un comportamento analogico-sintetico, quasi non verbale, olistico, molto efficace per le attività visivo-spaziali, la coordinazione motoria nello spazio, la comprensione della tonalità musicale. Il suo stile cognitivo coincide con i "processi primari" della psicoanalisi. Non esiste un collegamento con lo stato di coscienza ordinario, la performance è maggiore per le emozioni negative e per quelle attività che richiedono una percezione simultanea del tutto (percezione olistica), per la creatività artistica e scientifica, quindi per le intuizioni. Esistono evidenti analogie fra la fenomenologia della trance ipnotica e le funzioni dell'emisfero destro gia sottolineate da Erickson e Rossi. In contrapposizione allo stato di veglia, nello stato di trance si svilupperebbe una prevalenza emisferica destra (nel destrimane).

Lo studio elettroencefalografico di soggetti in ipnosi comparato con quello di soggetti allo stato di veglia ha permesso di identificare e comprendere alcuni meccanismi neurofisiologici sottesi allo stato ipnotico. Già Hilgard nel 1970 sottolineava che una teoria esaustiva dell'ipnosi non poteva prescindere dalla comprensione di questi eventi interni al sistema nervoso centrale.

Gran parte degli studi hanno focalizzato l'attenzione su una particolare onda dell'EEG: il ritmo alfa, questo ritmo (8-12 Hz), presenta un comportamento di tipo paradosso, in quanto tende a scomparire e desincronizzarsi nel soggetto sveglio ad occhi aperti, intento in attività cognitive, ma anche all'estremo opposto nel soggetto rilassato mentre tende a diventare più sonnolento. Un'elevata attività di fondo alfa è stata invece riscontrata nei soggetti in condizioni di particolare rilassamento e in alcune forme di meditazione e perciò almeno storicamente questo ritmo è associato ad una condizione di relativa inattività funzionale del sistema nervoso.

Attraverso analisi spettrale di frequenza dell' EEG, è stato evidenziato che nello stato di riposo vigile, la maggior parte dei soggetti destrimani presenta una maggior quantità di ritmo alfa nell'emisfero destro rispetto al sinistro. In condizioni di trance ipnotica, almeno nei soggetti altamente ipnotizzabili si ha un'inversione del profilo spettrale del ritmo alfa con una sua predominanza all'emisfero sinistro. Con l'assunto che l'attività alfa sia inversamente proporzionale all'attivazione funzionale dell'emisfero si può concludere che durante la condizione ipnotica si assiste ad una riduzione relativa dell'attività funzionale emisferica sinistra e ad una prevalenza emisferica destra.

Altri autori non hanno confermato questi risultati e tuttavia è stata evidenziata in ipnosi, a differenza di quanto si osserva allo stato di veglia, una attività EEGrafica apparentemente non congrua con il compito richiesto (ad es. matematico o visuo-spaziale). Questa incongruenza è attribuita all'azione inibitoria in ipnosi, di strutture sottocorticali diencefaliche sull'attivazione corticale compito specifica.

Studi di De Benedittis e Sironi in pazienti epilettici hanno dimostrato che la condizione ipnotica determina una riduzione dell'attività lenta patologica e dell'attività irritativa intercritica rispetto allo stato di veglia e a maggior ragione rispetto al sonno che in questi pazienti si comporta come un attivatore della soglia epilettogena.

Studi elettrofisiologici hanno identificato due aree del sistema nervoso implicate nei fenomeni ipnotici, queste aree appartenenti al sistema limbico sono l'ippocampo che sembra responsabile del mantenimento della condizione ipnotica e l'amigdala che sembra svolgere un ruolo primario nei meccanismi di risveglio dall'ipnosi.

Lo stato ipnotico sarebbe mediato dall'attività combinata di queste due strutture, attraverso una inibizione funzionale dell'amigdala, responsabile del senso di calma, dell'ipoattività e dell'insensibilità all'ambiente e una attivazione funzionale delle strutture ippocampali.

L'analisi dei potenziali evocati corticali somatosensoriali non ha rilevato significative differenze nella latenza e nell'ampiezza delle componenti nelle condizioni di trance e di veglia, una diminuzione d'ampiezza della componente lenta è stata riferita in un esperimento di ipnoanalgesia. Per quanto riguarda i potenziali evocati corticali visivi, uditivi e olfattori esistono risultati contraddittori.

Per confermare il paradigma dell'emisfericità destra sono state sviluppate altre metodiche come l'ascolto dicotico, che hanno permesso di accumulare una notevole evidenza empirica.

E' stato sperimentalmente osservato che soggetti altamente ipnotizzabili a cui venivano somministrate suggestioni di analgesia durante la trance non presentavano la risposta motoria tardiva a latenza più lunga (circa 120 msec) a seguito dello stimolo algico, mentre rimaneva inalterata la risposta motoria precoce, a breve latenza (circa 70 msec). L'abolizione del riflesso di difesa tardivo è espressione di una attività di modulazione sopraspinale.

Nel tentativo di identificare un diverso funzionamento del sistema nervoso centrale in ipnosi, Gruzelier ed al., in uno studio di imaging con la fRMI hanno evidenziato una attività neuronale quali-quantitativamente diversa in condizioni di veglia e di trance ipnotica in soggetti altamente ipnotizzabili. Un gruppo di volontari metà dei quali molto e metà poco suscettibili all'ipnosi sono stati sottoposti a un test cognitivo (Stroop test) in condizioni di veglia e ipnosi.
Tutti i volontari risolvevano l'esercizio e il loro cervello non mostrava discrepanze di attività durante lo svolgimento della prova. Durante l'ipnosi, invece, le persone più suscettibili mostravano un'intensa attività a livello della corteccia prefrontale sinistra nelle regioni del giro cingolato anteriore, regioni implicate nell'elaborazione di funzioni cognitive complesse e nella risposta agli errori e agli stimoli emotivi. Le persone poco suscettibili all'ipnosi, invece, non mostravano differenze significative nell'attività cerebrale in questa seconda fase dell'esperimento. Gli individui altamente ipnotizzabili presentano una abilità naturale nel focalizzare l'attenzione, ma il loro controllo attentivo risulta compromesso in seguito all'ipnosi a causa di una dissociazione fra i processi di monitoraggio del conflitto e quelli cognitivi di controllo del lobo frontale. Secondo Gruzelier questo mostra che nello stato di ipnosi è richiesto uno sforzo notevolmente superiore per risolvere compiti cognitivi.

Torna a inizio pagina


 

Paradigma unificante della ipofrontalità transitoria degli stati speciali di coscienza

 

Questa teoria sebbene non esclusiva per la condizione d'ipnosi, identifica un nuovo assetto funzionale del sistema nervoso centrale che potrebbe rappresentare il comune denominatore neurofisiologico di diversi stati alterati o speciali di coscienza. La corteccia prefrontale costituisce più della metà del lobo frontale ed è particolarmente sviluppata nell'uomo. Ha connessioni reciproche con virtualmente tutti i sistemi sensoriali e motori, sia corticali che sottocorticali. È connessa con le strutture mesencefaliche e limbiche. Non ha connessioni dirette con le aree motorie e sensoriali primarie, ma solo con aree associative. In sintesi ha accesso ad una ampia varietà di informazioni interne ed esterne all'organismo ed opera una sintesi allo scopo di regolare numerosi processi mentali e comportamentali.
Dietrich A. nel 2003 ha sviluppato una ipotesi secondo cui gli stati mentali definiti comunemente come stati alterati di coscienza, fra cui l'ipnosi, sono determinati principalmente da una disregolazione transitoria dell'attività della corteccia prefrontale. L'evidenza appoggia su studi psicologici e neurofisiologici del sogno, della meditazione, dell' ipnosi e delle varie condizioni di trance naturalistica quotidiana nonchè di alcuni stati indotti da farmaci. È proposto che la riduzione transitoria dell'attività corticale prefrontale sia la caratteristica che unifica tutti gli stati alterati (o speciali) di coscienza e che l'unicità fenomenologica di ogni singolo stato sia il risultato dell'autosufficienza differenziale di vari circuiti frontali. Usando un approccio evolutivo, la coscienza è concettulizzata come funzione conoscitiva e gerarchicamente ordinata. Strutture di alto ordine compiono funzioni integrative in modo progressivamente crescente e così offrono un contenuto più sofisticato. Tale gerarchia funzionale circoscrive gli stati più sofisticati di coscienza nelle strutture di alto ordine.

 

GERARCHICA FUNZIONALE

corteccia prefrontale dorso laterale

Funzioni comportamentali e conoscitive: sede dei guardiani della coscienza: IO - QUI - ORA

Avviene una rappresentazione dei contesti per i compiti cognitivi, ed i ruoli dell'inibizione e della memoria di lavoro sono fondamentali per il supporto di tale contesto, per la selezione dei processi più rilevanti, per il mantenimento temporale dell'attenzione contro le inferenze esterne e la conseguente esecuzione di azioni complesse finalizzate ai compiti.

corteccia prefrontale ventro mediale o orbito mediale e altre aree della corteccia prefrontale

Livello limbico

Il Sistema Limbico è una formazione filogeneticamente antica. Pur essendo differente la sua estensione nelle varie specie dei mammiferi, il suo sviluppo e la sua organizzazione sono simili. Tali osservazioni fanno ritenere che le basi fisiologiche dell'emotività e del comportamento siano simili in tutti i mammiferi (Valzelli 1970).

Il sistema limbico comprende una serie di formazioni nervose che influiscono sulla vita affettiva ed emozionale, sulla memoria a breve termine e sulla regolazione di risposte viscerali, in particolare quelle immediate (da stress), modulazione delle risposte di aggressività e di riconoscimento della paura. In parte interviene anche nei comportamenti più elaborati.

talamo

tronco cerebrale

In ipnosi si assisterebbe ad una specie di diaschisi (una alterazione cerebrale funzionale che può produrre cambiamenti in aree cerebrali distanti da quella di partenza) con emersione funzionale delle strutture gerarchicamente inferiori.

 

Torna a inizio pagina


 

I NEURONI SPECCHIO

La scoperta dei neuroni specchio si impone impetuosa nel mondo scientifico, ma come un valore aggiunto, non particolarmente interessato all'ipnosi e ai suoi fenomeni. È il mondo dell'ipnosi che coglie dalle sorprendenti analogie con i riscontri neurofisiologici una possibilità di sviluppo dei suoi paradigmi.
Senza voler eccedere in un semplicistico riduzionismo, forse, il ponte offertoci da queste scoperte sembra più vicino all'aspetto relazionale di una ipnosi naturalistica, proprio come vissuta e trasmessa da Erickson, in altre parole una ratifica scientifica della nuova ipnosi.

Introduzione

I primi studi a supporto dell'esistenza di un sistema specchio nell'uomo possono essere considerati quelli di Gastaut H. e Bert nella prima metà degli anni cinquanta che analizzavano le modificazioni elettroencefalografiche durante una presentazione cinematografica, successivamente confermati da Cochin ed al. attraverso lavori sulla percezione del movimento con analisi spettrale elettroencefalografica.
Le ricerche neurofisiologiche che hanno portato alla identificazione dei neuroni specchio iniziano però negli anni novanta, con una osservazione quasi casuale sui macachi fatta dei ricercatori dell'Università di Parma diretti dal prof. Giacomo Rizzolatti.
Registrando l'attività di singoli neuroni nella corteccia premotoria del macaco, osservano come molte cellule di quest'area si attivavano non solo quando l'animale esegue una determinata azione ma anche quando vede lo sperimentatore (o un'altra scimmia) compierla.
Inizialmente si ipotizza un artefatto motorio: in qualche modo la scimmia compie l'azione osservata per imitazione, ma esperimenti successivi dimostrano che la scimmia resta perfettamente immobile, inoltre gli etologi confermano che i macachi non sanno imitare. Successivamente si ipotizza che la scimmia possa prepararsi al movimento senza compierlo, ma in questo caso i neuroni implicati avrebbero dovuto attivarsi anche quando la scimmia si prepara a compiere altri movimenti senza osservarli, ad esempio si prepara per avvicinarsi al cibo che le viene offerto.
All'inizio del 2000 le ricerche iniziano a pubblicarsi trasversalmente su numerose riviste scientifiche. Lo stesso anno Vilyanur Ramachandran scriveva: - i neuroni specchio saranno per la psicologia quello che il DNA è stato per la biologia -.

Prima di questa scoperta alle aree motorie della corteccia cerebrale veniva assegnato un ruolo essenzialmente esecutivo, quello di tradurre in movimenti le informazioni che il cervello elaborava, integrando gli stimoli sensoriali e le rappresentazioni mentali. Ora percezione, azione e cognizione non possano più essere concepite come funzioni separate.

La scoperta dei neuroni specchio nella scimmia ha stimolato la ricerca di un meccanismo analogo nell'uomo. Sono stati così identificati anche nel cervello umano questi neuroni, dotati di una gamma di funzioni ancora più ricca e diversificata.

Nella nostra specie il sistema dei neuroni specchio, oltre alla comprensione delle azioni e delle intenzioni degli altri, è anche alla base della capacità di replicare intenzionalmente le azioni osservate o di impararne di nuove. Si tratta di una conoscenza sensoriale e motoria, diversa da quella concettuale e linguistica e tuttavia non meno importante, in quanto su di essa poggiano molte delle nostre capacità cognitive.

Nell'animale i neuroni specchio potrebbero permettere di capire cosa fanno gli altri individui senza un complesso processo cognitivo, ma semplicemente attraverso l'incontro tra azione osservata e azione codificata. Quando si attivano passivamente segnalano all'organismo la stessa azione di quando la compiono permettendo così all'osservatore di ottenere una esperienza analoga a quella dell'attore dell'azione.

Nell'uomo possono aiutare a comprendere le basi neuronali dell'empatia, dell'altruismo, dell'apprendimento, della comprensione dell'intenzionalità, della comunicazione e dello sviluppo del linguaggio, ponendosi come collegamento fra scienze biologiche e psicologiche, tra filosofia, sociologia, pedagogia e antropologia.

Torna a inizio pagina

Aspetti anatomici

Gli studi di neuroscienze hanno stabilito che ogni comportamento è espressione di una funzione del cervello. Secondo questo principio la mente va considerata come il prodotto di un gruppo di funzioni cerebrali. L'attività elettrica e soprattutto l'attività chimica del cervello stanno quindi alla base anche di complesse manifestazioni cognitive e affettive come il pensiero, la memoria, i sentimenti, il linguaggio, le emozioni, ecc.. All'inizio di questo secolo si svilupparono due teorie contrastanti: quella dei campi cerebrali associati e quella del connessionismo cellulare. La prima sosteneva che non esiste una localizzazione precisa delle funzioni mentali nel cervello, ma che la corteccia determina in modo unitario le funzioni cerebrali e qualsiasi area corticale è in grado di eseguire ogni funzione. L'altra teoria sosteneva che le manifestazioni del comportamento sono mediate da regioni cerebrali specifiche attraverso circuiti nervosi ben determinati.
Nel suo insieme il lobo frontale è prevalentemente specializzato nella programmazione ed esecuzione dei movimenti, nella definizione della personalità e del comportamento emozionale. Si trovano: l'area motoria primaria, l'area premotoria e l'area motoria supplementare, i campi oculari frontali.
Oggi sembra sempre più evidente che ogni area del cervello è specifica per date funzioni, anche se ogni funzione motoria, sensitiva e mentale segue più di una via nervosa.
Possiamo dire approssimativamente che il lobo frontale è più specializzato per programmare ed eseguire il movimento, quello parietale per la percezione delle sensazioni somatiche, quello occipitale per la visione, quello temporale per l'udito, l'apprendimento e la memoria.
Ogni emisfero è in rapporto con la metà controlaterale del corpo e i due emisferi non sono simmetrici e completamente equivalenti.

Penfied dimostrò che anche la stimolazione dell'area 6 provoca movimenti (aree premotorie). Le aree premotorie possono in prima istanza essere distinte in area motoria supplementare SMA (dorsale a 6) e corteccia premotoria (laterale a 4). La loro stimolazione evoca movimenti più complessi, anche per queste aree esiste una rappresentazione somatotopica. All'inizio del secolo Brodman localizzò sulla superficie corticale circa 50 aree divise in tre grandi gruppi: motorie, sensitive, associative. Questa suddivisione classica anatomico funzionale dell'emisfero umano è ancora in uso. Il settore caudale del lobo frontale era suddiviso classicamente in due aree citoarchitettoniche, area 4 ed area 6 di Brodmann, entrambe prive di cellule granulari.
L'area 4 e la maggior parte dell'area 6 localizzate sulla convessità laterale erano considerate come una sola grande area funzionale: la corteccia motoria primaria o M1. L'area 6, mesiale, era considerata area motoria secondaria o supplementare.

Studi di anatomici e funzionali hanno mostrato che questa visione è semplicistica e hanno suddiviso la corteccia agranulare frontale della scimmia in base alle proprietà funzionali e ai dati istochimici e citoarchitettonici.
La corteccia motoria è formata da un mosaico di aree indipendenti, implicate in specifici aspetti della pianificazione ed esecuzione motoria, caratterizzate da uno specifico gruppo di connessioni con la corteccia parietale, prefrontale e cingolata.

Torna a inizio pagina

organizzazione del sistema nervoso nella scimmia

F5: base anatomica per la codifica a singolo livello neuronale di specifici atti motori finalizzati in particolare eseguiti con mani e bocca, ad esempio afferramento e prensione, strappamento o manipolazione di oggetti. La scarica dei neuroni è correlata con l'esecuzione dell'azione e non con i singoli movimenti che la formano

F2 (parte ventrorostrale) e F4 : implicati nelle azioni motorie, movimenti prossimali delle braccia, ad esempio distensione delle braccia.

Connessioni discendenti e origine delle proiezioni ai centri sottocorticali e al midollo spinale

La trasformazione sensomotoria è il risultato di una stretta collaborazione tra le aree parietali e motorie legate da forti connessioni reciproche. Ogni circuito è deputato ad uno specifico aspetto della trasformazione sensomotoria nel quale le informazioni motorie e sensoriali sono integrate ad entrambi i livelli parietale e motorio e possono essere considerate unità funzionali del sistema motorio corticale.

Dal punto di vista citoarchitettonico l'area prefrontale F5 della scimmia sembra essere l'analogo umano dell'area 44 di Brodman. La parte dorso caudale di quest'ultima appartiene all'area di Broca, una regione tradizionalmente implicata nel processamento del linguaggio

Torna a inizio pagina

Aree motorie frontali

Caudali: elaborano con le aree parietali l'informazione sensoriale e la trasformano in una rappresentazione motoria

Rostrali: Inviano gli input alle aree caudali stesse riguardanti motivazione, piano a lungo termine e memoria dell'azione passata.

Connessioni parieto frontali

- Intrinseche: connessioni con altre aree motorie

- Estrinseche: connessioni con aree corticali al di fuori della corteccia agranulare

- Connessioni discendenti: origine delle proiezioni ai centri sottocorticali e al midollo spinale

Sono altamente specifiche: ciascuna area motoria frontale è il bersaglio di differenti terminazioni di aree parietali e riceve tipicamente maggiori afferenze da una sola. Viceversa ciascuna area parietale tende a inviare proiezioni massive a una singola area motoria.

Sembra quindi che ogni circuito sia dedicato ad una specifica trasformazione sensomotoria attraverso la quale le caratteristiche di uno stimolo sensoriale vengono trasformate nel loro correlato descrittivo motorio.

Essendo stata evidenziata una attività neuronale associata all'azione motoria in molte aree della corteccia parietale posteriore, questa dovrebbe essere considerata una parte del sistema motorio e di conseguenza l'intera unità che costituisce il circuito parieto-frontale dovrebbe essere considerata come una unità funzionale del sistema motorio corticale.

Il tratto corticospinale

Il tratto corticospinale origina da un ampio territorio frontoparietale, comprendente nel lobo frontale l'area 4 e la parte caudale dell'area 6.
In particolare secondo le recenti rivisitazioni origina dalle aree motorie caudali F1, F2, F3 e parte di F4 e F5, per terminare in vari segmenti del midollo spinale

 

Organizzazione del sistema nervoso centrale della scimmia in rapporto alle aree cerebrali di recente identificazione e formanti il sistema specchio

Torna a inizio pagina

La corteccia motoria controlla i motoneuroni direttamente attraverso il tratto corticospinale ed indirettamente attraverso vie che prendono origine dal tronco dell'encefalo. Tutti i movimenti fini e gli atti motori complessi dipendono dal controllo delle aree corticali attraverso i tratti corticobulbari e corticospinali.
Nella filogenesi il controllo corticale diretto del movimento si sviluppa solo tardivamente. Nell'uomo esiste un rapporto privilegiato tra corteccia motoria e motoneurone, nei non primati nemmeno una fibra del fascio piramidale termina direttamente su un motoneurone.

Proprietà dei neuroni specchio

il sistema specchio umano è molto più complesso rispetto al modello animale ed è maggiormente esteso. Codifica atti motori transitivi e intransitivi, codifica la sequenza dei movimenti che compongono l'atto, si attiva anche quando l'azione è mimata e coinvolge molteplici regioni cerebrali, incluse le aree del linguaggio, e sembra intervenire, oltre che nella comprensione delle azioni e delle emozioni altrui, anche nella capacità di apprendimento per imitazione. L'apprendimento comporta l'osservazione, la codifica dei gesti con il sistema specchio e poi una complessa rielaborazione, ancora sconosciuta, da parte del lobo frontale.

Studi di imaging nell'uomo hanno mostrato che il sistema specchio è formato da una serie di circuiti parietali-premotori paralleli che mostrano una organizzazione di tipo somatotopico (Buccino, Binkofski ed al. 2001).

Tecniche di analisi neurofisiolgica, fino a livello cellulare, hanno permesso di scoprire e studiare l'attività di questi neuroni negli animali. Metodi di visualizzazione dell'attività cerebrale rendono possibili analoghe indagini nell'uomo. Si è osservato che questi gruppi di cellule si attivano quando le scimmie compiono un'azione, ad esempio afferrare un oggetto e in maniera simile quando l'animale vede un altro individuo fare lo stesso gesto. Anche se c'è una induzione all'azione non segue movimento, in quanto esiste un sistema di inibizione motoria che lo impedisce. L'azione però può comparire in alcune patologie con un comportamento d'imitazione involontario.

Una semplice azione, come quella di prendere del cibo da un tavolo e portarlo alla bocca per mangiarlo, è una catena di atti semplici, ognuno comandato da un neurone motorio nella corteccia del lobo parietale. Nei macachi studiati, la catena di atti cambia, anche se poco dal primo gesto se l'intenzione dell'azione varia: il neurone motorio che per primo si accende è diverso se la scimmia afferra il cibo per mangiarlo o se lo afferra per posarlo in un contenitore e diversa è la catena dei neuroni specchio che si attivano nell'osservatore di tali gesti. Il sistema specchio sembra possedere la capacità di attribuire intenzioni anche prima che il gesto altrui sia messo completamente in atto.

Gallese, Rizzolati ed al. hanno proposto una teoria neurofisiologica unificante sulla capacità di comprensione delle emozioni e delle azioni altrui. Questa abilità presente nella nostra specie e in misura diversa in altri primati, assolverebbe ad una funzione critica per la sopravvivenza dell'individuo e il suo successo in situazioni sociali complesse. Il meccanismo fondamentale che consente di afferrare l'esperienza mentale dell'altro, non è un ragionamento concettuale mediato da una riflessione esplicita, ma una simulazione interna che riproduce attraverso il sistema specchio gli eventi osservati, in altre parole la capacità cerebrale di unire direttamente l'esperienza di questi fenomeni in prima e terza persona.

Torna a inizio pagina

Maggiori evidenze sperimentali

  Esperimento 1

- La scimmia osserva una azione finalizzata: afferrere un oggetto

- La scimmia osserva la stessa azione finalizzata precedente, ma non la parte finale dell'interazione con l'oggetto : uno schermo opaco nasconde la mano che afferra l'oggetto, tuttavia la scimmia sa che dietro lo schermo era presente l'oggetto

Risultato : I neuroni si attivano con l'osservazione del movimento finalizzato ad afferrare l'oggetto, ma oltre il 50% dei neuroni registrati risponde anche quando la parte finale dell'azione non è più accessibile alla vista.

 

Esperimento 2

- La scimmia vedeva e sentiva eseguire una azione rumorosa da parte di un altro individuo (p.e. sgusciare una arachide)

- La scimmia poteva solo vedere la stessa azione

- La scimmia poteva solo ascoltare la stessa azione

 

Risultato: Circa il 15% dei neuroni specchio che rispondevano all'azione accompagnata dal suono rispondeva anche alla presentazione del solo suono. Questi neuroni specchio audiovisivi rappresentano l'azione indipendentemente dal fatto che sia udita o vista.

 

Esperimento 3

- Azione simulata senza oggetto: L'azione di presa viene mimata, con l'esecuzione degli stessi movimenti di quando la mano afferra l'oggetto, che tuttavia non è presente.

- L'azione viene mimata come sopra oscurando la parte finale del movimento

Risultato : Risposta virtualmente assente del sistema specchio nella scimmia

 

Conclusioni: L'attività dei neuroni specchio è correlata con la comprensione del significato dell'azione. Una azione vista parzialmente o solo udita, può attivare i neuroni specchio, attraverso l'innesco di una rappresentazione motoria delle stesse azioni all'interno del cervello dell'osservatore o ascoltatore.

Il neurone motorio che si attiva per primo è diverso se la scimmia afferra il cibo per mangiarlo o per posarlo in un contenitore e anche nell'osservatore è diversa fin dall'inizio la catena di neuroni specchio che si attiva.

Torna a inizio pagina

 

Evidenze nell'uomo

Dimostrazione dell'attivazione del sistema specchio con l'osservazione di azioni intransitive, cioè senza oggetto e azioni mimate.

I potenziali motori evocati registrati dalla muscolatura di un osservatore sono facilitati quando l'individuo osserva azioni intransitive senza senso con le mani e le braccia così come quando osserva azioni transitive (con oggetto).

Nell'uomo il sistema di neuroni specchio risuona per una più ampia varietà di azioni ed inoltre le evidenze sperimentali dimostrano che il sistema motorio umano codifica sia l'azione osservata finalizzata a un obiettivo, sia la modalità con la quale l'azione osservata è compiuta.

 

In uno studio sull'uomo con fMRI di Iacoboni, Galese ed al. sono stati sottoposti ai soggetti tre tipi di stimolo, attraverso l'osservazione di diverse azioni:

Una mano che afferra un oggetto senza nessun contesto (senza nessuna scena di accompagnamento)

Solo un contesto (tavolo apparecchiato)

Una mano che afferra la tazza in due contesti diversi che suggeriscono le finalità dell'azione: bere o pulire la tazza.

I soggetti osservavano in sequenza i tre fotogrammi: contesto, azione, intenzione, intervallati da uno schermo bianco. Si assiste ad un notevole incremento di segnale, indice dell'attività neurale durante l'osservazione dell'esecuzione dell'azione con il movimento delle dita (sistema dei neuroni specchio). L'immagine è organizzata in tre colonne, ciascuna delle quali corrisponde ad una condizione sperimentale.
L'osservazione delle immagini di contesto portava all'attivazione più uniforme delle stesse aree corticali con eccezione delle regioni del solco temporale superiore e del lobo parietale inferiore. I risultati sono stati rielaborati con tecniche di sottrazione di immagine e successivamente sono stati eseguiti test complementari con formulazione di ipotesi che spiegano i risultati ottenuti:

- Presenza di neuroni che sono attivati durante l'osservazione di immagini motorie, ma scaricano non durante l'osservazione dello stesso atto motorio ma di un altro movimento funzionalmente correlato con quello osservato (neuroni specchio logicamente correlati).

Questi studi mostrerebbero che l'intenzione sottostante l'azione di altre persone può essere riconosciuta dal sistema motorio usando un meccanismo a specchio, attraverso l'accoppiamento dell'azione osservata con la controparte motoria codificata negli stessi neuroni. La codifica dell'intenzione associata con l'azione di altri dipende dall'attivazione di una catena neurale basata su neuroni specchio che codificano l'atto motorio osservato e dai neuroni specchio logicamente correlati che codificano per gli atti motori che più facilmente seguono l'osservazione in un dato contesto.

Crucialmente i circuiti fronto parietali sono attivati solo quando l'azione osservata appartiene al repertorio motorio dell'osservatore (per esempio l'azione che l'osservatore stesso può eseguire)

L'azione osservata o il suono prodotto dalla stessa non sono le uniche condizioni in grado di avviare l'attivazione del sistema specchio nell'uomo, ma anche l'ascolto di frasi correlate ad azioni.

Torna a inizio pagina

L'ascolto di frasi legate ad una azione modula l'attività del sistema motorio

Uno studio con fMRI di Tettamanti, Buccino ed al. del 2005, dimostra una attivazione del sistema fronto-parieto-temporale lateralizzata a sinistra durante l'ascolto di frasi contenenti azioni motorie così come durante l'esecuzione dell'azione o la sua osservazione. L'ascolto di frasi descriventi azioni con le mani (afferro il coltello), con la bocca (mordo la mela), con i piedi (calcio il pallone), comparate con frasi astratte dalla sintassi simile (apprezzo la sincerità), mostra che l'ascolto di frasi correlate a una azione attiva una rete neurale fronto-temporo-parietale sinistra inclusa la parte operculare del giro frontale inferiore (area di Broca), cioè quei settori della corteccia premotoria dove le azioni descritte sono codificate dal punto di vista motorio (rappresentazione motoria), così come il lobulo parietale inferiore, il solco intraparietale e la parte mediale del giro temporale posteriore.

L'area di Broca evidenzia un ruolo cruciale in quanto è la sola regione cerebrale attivata indipendentemente dalla parte del corpo interessata dall'azione. Essa sembra codificare per l'azione ad un livello astratto che risulta importante per l'accesso a rappresentazioni di azioni astratte. Il fatto che il sistema specchio può localizzarsi anche nell'area di Broca apre la possibilità che il sistema specchio medi la comprensione di azioni non solo durante l'osservazione ma anche durante i compiti linguistici.

Questo studio fornisce la prima evidenza diretta che l'ascolto di frasi che descrivono azioni impegna i circuiti visuo-motori che sottostanno all'azione e all'esecuzione. La comprensione delle frasi dipenderebbe quindi dalle strutture motorie implicate nell'esecuzione di azioni molto simili.

Torna a inizio pagina

Immaginazione

L'immaginazione motoria volontaria è caratterizzata dall'attivazione delle aree motorie primaria, premotoria, motoria mesiale (Ehrsson ed al. 2003, Gerardin ed al. 2000). Le strutture sottocorticali come i gangli della base e il cervelletto sono state trovate attivarsi in seguito a compiti di immaginazione volontaria.

Nello studio fMRI sopra riportato, la mancata attivazione della corteccia motoria primaria, motoria mesiale e delle aree sottocorticali, insieme all'assenza di una richiesta a sviluppare una immaginazione motoria, permette di escludere la possibilità che i risultati ottenuti siano ascrivibili anche in parte ad una immaginazione motoria volontaria.

 

Uno studio del 2005 di Buccino, Riggio ed al. con stimolazione magnetica transcranica e indagini complementari comportamentali, evidenzia chiaramente la presenza di una modulazione dell'attività del sistema motorio durante l'ascolto di frasi contenenti azioni eseguite con piedi e gambe o con mani e braccia.

è dimostrato che l'elaborazione di una azione presentata verbalmente attiva differenti settori del sistema nervoso motorio subordinati all'effettore usato nell'azione ascoltata.

L'ascolto di una azione eseguita con le mani (cuciva la gonna, girava la chiave, lavava i vetri) portava a un riduzione dell'ampiezza dei potenziali motori evocati registrati a livello della muscolatura delle mani.

Similmente l'ascolto di una frase con azione correlata ai piedi (marciava sul posto, calciava la palla, pestava l'erba) portava a una riduzione dell'ampiezza dei potenziali evocati della muscolatura dei piedi.

L'ascolto di frasi a contenuto astratto (amava la moglie, amava la patria, gradiva la mela) portava a risultati simili a quelli ottenuti dall'ascolto di azioni riguardanti un effettore diverso da quello rappresentato nell'area stimolata.

Il processamento del linguaggio, almeno per quanto riguarda le espressioni concrete a contenuto motorio, modula l'attività del sistema motorio e questa modulazione interessa specificamente quei settori dove l'effettore impegnato nell'elaborazione della frase è rappresentato dal punto di vista motorio.

Come negli studi con fMRI durante la lettura di testo riguardante azioni eseguite con il viso, le mani o i piedi, si evidenzia l'attivazione di diversi settori nelle aree premotorie dipendenti dal significato assegnato all'azione trovata nel testo letto.

Questi studi confermano che il sistema di neuroni specchio non è implicato solo nella comprensione dell'azione presentata visivamente, ma anche nella codificazione di una presentazione acustica, di frasi correlate ad una azione.

Torna a inizio pagina

Insula: selettività per particolari emozioni

Attraverso studi sui macachi sostanzialmente confermati per l'uomo è stato possibile dimostrare l'attivazione dell'insula anteriore in risposta a stimoli olfattivi e gustativi, in particolare un'area sembra essere selettivamente attivata dalla esposizione a sostanze dall'odore disgustoso.

Studi di brain imaging dimostrano che lo stesso settore della parte anteriore dell'insula è attivato dalla vista di espressioni facciali di disgusto e che l'ampiezza di tale attivazione dipende dall'intensità espressiva dell'espressione facciale osservata

In modo simile al sistema specchio motorio, anche l'insula contiene popolazioni neuronali che si attivano sia durante l'esperienza diretta di esposizione allo stimolo odoroso, sia quando capiscono il significato attraverso l'osservazione dell'espressione facciale altrui.

Alcune strutture insuari sembrano anche responsabili attraverso un meccanismo specchio dell'empatia per il dolore osservato.

Riflesso spinale H

L'inibizione del riflesso H è stata descritta da Baldissera e al. come strumento per la valutazione della inibizione disinaptica e presinaptica nei muscoli rilassati degli arti superiori.

Baldissera ha studiato l'eccitabilità del midollo spinale nell'uomo durante l'osservazione di una azione attraverso l'intensità del riflesso H registrato dai muscoli flessori delle dita. Esso rapidamente aumenta durante l'osservazione dell'estensione delle dita (apertura mano) e si riduce durante l'osservazione della flessione delle dita (chiusura mano)

Siccome la modulazione dell'eccitabilità corticale varia in sintonia con il movimento osservato, l'eccitabilità del midollo spinale varia in direzione opposta. L'assenza di ripetizione del movimento osservato potrebbe dipendere in parte da questo meccanismo inibitorio spinale.

Imitazione

Secondo queste ricerche il circuito fondamentale o nucleare dell'imitazione è costituito dalle aree del solco temporale superiore e dal sistema di neuroni specchio (Giro frontale infero posteriore, adiacente corteccia premotoria ventrale e parte rostrale del lobo parietale inferiore).

- L'apprendimento per imitazione avverrebbe attraverso connessioni di questo circuito nucleare con la corteccia prefrontale dorsolaterale e forse altre aree premotorie.

- L'imitazione come forma di rispecchiamento sociale avverrebbe attraverso connessioni di questo circuito nucleare con il sistema limbico.

Simulazione

Aspetto cruciale per la comprensione in prima e terza persona del comportamento sociale è l'attivazione di centri motori o viscero motori corticali. Quando segue anche l'attivazione di centri a valle, si ha lo sviluppo di uno specifico comportamento che può essere una azione o uno stato emotivo.

Solo quando i centri corticali sono attivi ma disaccoppiati dai loro effetti periferici, l'azione o l'emozione osservata è simulata e con ciò compresa.

Gallese, Goldman ed al. definiscono quindi questa simulazione come la capacità cerebrale, basata sulle peculiarità del sistema dei neuroni specchio, di unire direttamente l'esperienza personale e quella osservata (prima e terza persona).

Azioni senza carica emotiva possono anche essere comprese senza elicitare la loro corrispettiva rappresentazione motoria, così come possono essere riconosciute le emozioni.

Il riconoscimento dell'emozione altrui è fondamentalmente diverso da quello basato sulla simulazione interna, perché non genera una conoscenza esperienziale.

Il senso di questa simulazione positiva è sicuramente più vicino al significato latino di simulare: come se, insieme, simile , e in un certo senso imitare, rappresentare, darsi l'aspetto . Può essere considerato un processo finalizzato alla conoscenza, attraverso la capacità di essere simili all'altro per ottenere una migliore comprensione di una situazione o di uno stato di cose. Risulta evidente il nesso con l'empatia.

Torna a inizio pagina

 

Neuroni specchio e autismo

Nei pazienti autistici, soprattutto nei bambini, il sistema specchio è ipofunzionante. Non si può ancora concludere se questa sia la base fisiopatologica dell'autismo o se sia un correlato, come tanti altri disturbi presenti in questi pazienti.

Questa alterazione neurofisiologica potrebbe spiegare perché le persone autistiche non partecipino alla vita di tutti gli altri. Non riescono a entrare in sintonia con il mondo che le circonda, perché non capiscono i gesti altrui.

Secondo Rossi e Rossi Le basi neurologiche dell'empatia trovano riscontro proprio nelle ricerche sulle disfunzioni del sistema specchio nell'autismo.

Neuroni specchio ed empatia

L'empatia è il processo con cui rappresentiamo il comportamento degli altri dentro noi stessi, è uno strumento di comprensione del vissuto estraneo, teoricamente anche a fini machiavellici di difesa. Il concetto di empatia implica l'integrazione di diversi aspetti, quali percezioni, esperienze, emozioni, comunicazione non verbale e linguaggio, relazioni, visione del mondo, storia ed è quindi molto più ampio del semplice concetto di simpatia che implica la capacità, come modo di vivere, di gioire e soffrire insieme.

Secondo la definizione iniziale di Edith Stein, designa un genere di atti, nei quali si coglie l'esperienza vissuta altrui. l'em-patia (Ein- Fühlung ) indica un atto conoscitivo ­ oppure la somma di atti percettivi, che è rivolto alla percezione soggettiva dell'altro, alla sua esperienza interiore e perciò anche alla sua stessa personalità . "Sentire (fühlen), e in particolare em -patizzare ( ein -fühlen), è un altro particolare penetrare nel mondo che la persona si rappresenta come tale.

Principali componenti e sinonimi di empatia sono: condividere, partecipare, comprendere, immedesimarsi, identificarsi, entrare in contatto, comunicare. È evidente che la vera comunicazione esiste solo quando c'è volontà da parte del soggetto di scambiare qualcosa ovvero mettere in comune qualcosa.

Torna a inizio pagina

 

Empaia per il dolore

Uno studio sperimentale del 2004 con fMRI di Singer ed al. mostra come alcune strutture dell'insula anteriore e della parte rostrale della corteccia cingolata anteriore (strutture coinvolte anche nella percezione del dolore e delle reazioni viscero motorie correlate) implicate nella esperienza e percezione del disgusto sembrano anche mediare l'empatia per il dolore. Il substrato neurale per l'esperienza empatica del dolore non coinvolge l'intera neuromatrice del dolore, ma solo una parte della rete neurale, quella associata alle qualità affettive dell'esperienza, non alle qualità sensoriali.

Danziger ed al. nel 2006 hanno studiato pazienti con insensibilità congenita al dolore che sono privati dell'esperienza di una comune stimolazione dolorosa, per capire se queste persone sono in grado di accorgersi del dolore degli altri.

Il grado di immaginazione di situazioni dolorose presentato verbalmente da questi pazienti mostra che essi hanno una conoscenza semantica riguardo al dolore delle altre persone che non differisce dai soggetti di controllo e anche la tendenza a dedurre il dolore dalle espressioni facciali è simile a quella dei soggetti di controllo.

D'altra parte quando viene loro richiesto di valutare situazioni che inducono dolore attraverso immagini video prive di qualsiasi comportamento visibile o udibile correlato al dolore, mostrano una maggiore variabilità di risposta e un indice di stima del dolore significativamente più basso, così come una riduzione delle risposte emozionali avverssative, rispetto ai soggetti di controllo.

Nei pazienti con insensibilità congenita al dolore il giudizio del dolore desunto sia dalle espressioni facciali che dagli eventi che possono causarlo è fortemente legato a differenze interindividuali nella sensibilità empatica, mentre questa correlazione fra giudizio del dolore ed empatia non era stata trovata nei soggetti di controllo.

Il risultato suggerisce che una normale esperienza personale di dolore non è necessariamente richiesta per percepire e provare empatia per il dolore degli altri. In assenza di un meccanismo fisiologico di risonanza corporea formato dalle precedenti esperienze algogene, il dolore di altri potrebbe essere fortemente sottostimato, specialmente quando i segni emotivi sono mancanti, tranne nel caso in cui l'osservatore è fornito di sufficiente abilità empatica per riconoscere completamente negli altri l'esperienza di sofferenza.

Empatia secondo Erickson

Sembra di trovare in ogni aspetto principale del suo pensiero una connessione ormai non più metaforica con le evidenze neurofisiologiche del sistema a specchio.

L'alleanza terapeutica che è il fattore aspecifico più importante per il risultato della terapia poggia sull'esperienza di essere pienamente visti e pienamente compresi e questo da la percezione di appartenere.

L'osservazione dell'altro anche vista sotto il mero profilo neurologico attiva di per sè il sistema specchio

Rispetto sia in senso etimologico come guardare e ri-guardare, sia nel senso di accettazione della natura del paziente al quale non viene chiesto di cambiare o di inserire un nuovo programma neurobiologico.

In questa prospettiva l'empatia è già una terapia e analogamente l'ipnosi.

La vera empatia richiede in senso terapeutico solo interventi autentici (genuinità, onestà, sincerità) e usata consapevolmente è una operazione da adulto che permette di cogliere pienamente la presenza dello stato d'animo di un altro e di stabilire un contatto.

L'osservazione dell'osservazione permette di immedesimarsi e differenziarsi per mantenere la propria identità. Richiede il superamento del narcisismo.

In senso opposto il sistema specchio potrebbe spiegare perché comportamenti di commiserazione, consolazione, incoraggiamento o stimolazione, rassicurazione o una ridefinizione in positivo non sentita, non siano utili a fini terapeutici, se non francamente dannosi, in quanto risultano artefatti.

Altri aspetti correlati secondo la prospettiva ericksoniana sono: l'accettazione delle resistenze del soggetto come dono (scambio), utilizzo del vocabolario del paziente, attenzione ai minimal cues, ricalco, utilizzazione, rispecchiamento, rapport, tailoring, attenzione focalizzata. Anche la lettura del pensiero può trovare un substrato esplicativo nel sistema specchio.

Torna a inizio pagina


CONCLUSIONI

Un paradigma non necessariamente sostituisce un altro e se la lateralità emisferica ha perso molta della sua importanza fornisce sempre una metafora scientifica della mente conscia e inconscia. In qualche modo un ponte verso lo stato, un riferimento rassicurante per chi, come me non si sarebbe mai accosto allo studio di una ipnosi che non esiste, di una ipnosi senza trance. E' facile comprendere, ora che disponiamo di analisi più sofisticate, che un emisfero (mezzo cervello) è una unità troppo grande per poter assolvere ad un ruolo funzionale omogeneo, tuttavia resta valida la dimostrazione che qualcosa cambia tra il prima e il dopo ed è proprio questa discontinuità che attualmente viene riconosciuta come elemento cruciale dell'ipnosi.

Dei neuroni specchio si parla molto e l'importanza per il mondo dell' ipnosi è sicuramente grande. Si vedono ridurre progressivamente le distanze fra le nostre certezze empiriche e le evidenze biologiche e si aprono nuove prospettive di comprensione dell'uomo e del pensiero.

Probabilmente anche il problema della differenziazione dell'io nel bambino può trovare una ipotesi esplicativa nella risoluzione del quesito: agisco io o sono gli altri ad agire? In base al fatto che esistono due attività neuronali praticamente identiche per l'azione in prima e in terza persona.

Il sistema specchio, infine, sembra unificare nello stesso meccanismo neuronale un ampia varietà di fenomeni, da comportamenti elementari come una risposta facilitatoria a funzioni cognitive alte come l'apprendimento per imitazione, la comprensione dell'azione o altre funzioni cognitive quali la comprensione del linguaggio.

La domanda iniziale nel lavoro di Danziger: è il dolore il prezzo dell'empatia, si conclude con l'evidenza che è l'empatia il prezzo per accorgersi del dolore degli altri, ma questo lo aveva già dimostrato Erickson che con limitazioni fisiche e sensoriali poteva comprendere e aiutare a sviluppare negli altri ciò che lui stesso non avrebbe potuto compiere.

Questi studi possono aprire un'opportunità a chi si occupa di ipnosi per riflettere insieme su un nuovo paradigma, forse più unificante dei precedenti, basato sul naturale funzionamento dell'essere umano. Una traccia non nuova ma fino ad ora di difficile obiettivazione, un paradigma che sottolinea la relazione e il movimento.

Torna a inizio pagina



Bibliografia

Amunts K, Schleicher A, Burgel U, Mohlberg H, Uylings HB, Zilles K Broca's region revisited: cytoarchitecture and intersubject variability. J Comp Neurol, 412:319, 1999
Antonelli C., The role of hypnosis in pain control: definition and evidence, Invited Review, Acta Anaesth. Italica 56: 95 -112, 2005 Arnold M.B. Brain function in hypnosis, Int.J.Clin.exp.Hypnosis, 36:89-95, 1988
Bandler R., Grinder J. I modelli della tecnica ipnotica di Milton H. Erickson, Astrolabio, Roma, 1984 Binkofski F, Amunts K, Stephan KM, Posse S, Schormann T, Freund H-J, Zilles K, Seitz RJ Broca's region subserves imagery of motion: A combined cytoarchitectonic and fMRI study. Hum Brain Mapp 11:273, 2000
Binkofski F, Buccino G, Stephan KM, Rizzolatti G, Seitz RJ, Freund HJ. A parieto-premotor network for object manipulation: evidence from neuroimaging. Exp Brain Res 128:210, 1999
Buccino G, Binkofski F, Fink GR, Fadiga L, Fogassi L, Gallese V, Seitz RJ, Zilles K, Rizzolatti G, Freund HJ, Action observation activates premotor and parietal areas in a somatotopic manner: an fMRI study. Eur J Neurosci 13:400 - 404, 2001
Carr L, Iacoboni M, Dubeau MC, Mazziotta JC, Lenzi GL, Neural mechanisms of empathy in humans: A relay from neural systems for imitation to limbic areas. Proc Natl Acad Sci USA 100:5497 - 5502, 2003
Cesaro P., Mann M.W., Moretti J.L., Defer G., Defer G.,­Roualdes B., Nguyen J.P. and Degos J.D., Central pain and­ thalamic hyperactivity: a single photon emission computerized ­tomographic study, Pain, 47: 329-336, 1991
Chen A.C., Human brain measures of clinical pain: a review. I. Topographic mappings. Pain. 54(2): 115-32, 1993
Danziger N, Prkachin KM and Willer JC. Is pain the price of empathy? The perception of others' pain in patients with congenital insensitivity to pain. Brain 129(9):2494-2507, 2006
De Benedittis G. Il modello ipno comunicazionale nel trattamento del dolore cronico, in Atti del 5o Convegno Nazionale sull'Ipnosi Clinica, Milano 1977, Tipo-Lito Ed., Parma, 1978
De Benedittis G. Meccanismi neurofisiologici e neuropsicologici dell'ipnosi, Rivista Italiana d'Ipnosi Clinica e Sperimentale, (VII), 2:23-29, 1987
De Benedittis G. Neurophysiological correlates of hypnosis: a deep cerebral structures electrical recording and stimulation study in man. Hypnos, Swedish Journal of Hypnosis in Psychotherapy and Psychosomatic Medicine, 12:212-229, 1985
De Benedittis G. Specializzazione emisferica e natura della trance, Ipnosi. Rassegna d'ipnosi clinica e sperimentale, 1:20-33, 1980
De Benedittis G., Carli G. Psiconeurobiologia dell'ipnosi, Seminari del dolore, 3:59-116, 1990.
De Benedittis G., De Gonda F. Hemispheric specialization and the perception of pain: a task-related EEG Power Spectrum Analysis in chronic pain patient, Pain, 22:375-384, 1985.
De Benedittis G., Panerai A.E., Villamira M.A. Effect of hypnotic analgesia and hypnotizability on experimental ischemic pain, Int.J.Clin.exp.Hypnosis, 37:55-69, 1989.
De Benedittis G., Sironi V.A. Attività elettrica cerebrale profonda durante lo stato ipnotico dell'uomo: considerazioni neurofisiologiche sull'ipnosi, Rivista di Neurologia, 55:1-16, 1985.
De Benedittis G., E' possibile misurare oggettivamente lo stato di trance e la sua profondità? Uno studio controllato con analisi bispettrale. Villasimius, Cagliari 5 Ottobre 2006 De Benedittis G., Il cervello ipnotico: un ponte tra neuroscienze e psicoterapia? Villasimius, Cagliari 4 Ottobre 2006
Edmonston W.E., Moscovitz H.C. Hypnosis and lateralized brain functions, Int.J.Clin.exp.Hypnosis, 38:70-84,1990
Egner T, Jamieson G, Gruzelier J, Hypnosis decouples cognitive control from conflict monitoring processes of the frontal lobe. Neuroimage. 1;27(4):969-78, 2005
Erickson M.H. Opere (4 volumi), Astrolabio, Roma, 1982-1984.
Freeman W.J., La fisiologia della percezione, Le Scienze, 272­ :12-20, 1991
Gallese V., Fadiga L., Fogassi L and Rizzolatti G., Action recognition in the premotor cortex, Brain, 119 593-609, 1996
Gallese V., Goldman A. Mirror neurons and the simulation theory of mind-reading. Trends in Cognitive Sciences, 12: 493-501, 1998 Giusti Edoardo, Psicoterapie: Denominatori comuni, Epistemologia della clinica qualitative, FrancoAngeli, Milano, 1997
Grafton S.T., Arbib M.A., Fadiga L., Rizzolatti G. Localization of grasp representations in human by PET: 2. Observation versus imagination, Exp Brain Res.,112:103-111, 1996
Hari R., Forss N., Avikainen S., Kirveskari E., Salenius S., Rizzolatti G. Activation of human primary motor cortex during action observation: a neuromagnetic study. Proc Natl Acad Sci U S A., 95:15061-15065, 1998
Ehrsson HH, Geyer S and Naito E, Imagery of Voluntary Movement of Fingers, Toes, and Tongue Activates Corresponding Body-Part-Specific Motor Representations, J Neurophysiol 90: 3304-3316, 2003
Hilgard E.R. Divided consciousness: Multiple controls in human thought and action, Wiley & Sons , New York , 1977
Iacoboni M., Woods R.P., Brass M., Bekkering H., Mazziotta. J.C., Rizzolatti G. Cortical mechanisms of human imitation. Science 286:2526-2528, 1999
Loriedo C. Fenomenologia della trance, In corso monotematico: L'ipnosi nel controllo del dolore cronico, Fondazione Stelline, Milano, 20.12.1998
Loriedo C., Rapport, Empatia, e Neuroni Specchio. In V Congresso Nazionale SII: Dalla ipnosi Ericksoniana alle neuroscienze. Villasimius, Cagliari 4 Ottobre 2006
Loriedo C., Guardare attraverso la finestra del paziente, L'intervento psicoterapeutico tramite l'osservazione della realtà che il paziente riesce a vedere. Istituto Goethe, Roma, 28 -29 Gennaio 2006
Loriedo C., Vella G., Il paradosso e il sistema familiare. Bollati Boringhieri Ed., Torino 1989
Luppino G, Rizzolati G., The organization of the motor cortex. News Physiol. Sci 15: 219-224, 2000 Mac Leod - Morgan C., Lack L. Hemispheric specificity: a physiological concomitant of hypnotizability, Psychophysiology, 1:687-690,1982
Pagano R.R., Akots N.J., Wall T.W. Hypnosis, Cerebral Laterality and Relaxation, Int.J.Clin.exp.Hypnosis, 36:350-358,1988
Rizzolatti G., Fadiga L., Gallese V., Fogassi L., Premotor cortex and the recognition of motor actions, Cogn. Brain Res., 3:131-141,1996
Rizzolatti G, Fadiga L, Matelli M, Bettinardi V, Paulesu E, Perani D, Fazio F. Localization of grasp representations in human by PET: 1. Observation versus execution. Exp Brain Res 111:246-252, 1996
Rizzolatti G. and Gallese V. From action to meaning: A neurophysiological perspective. In: La Philosophie de l'Action et les Neurosciences, Petit J.L. (ed), Librarie Philosophique J. Vrin, Paris 1998
Rizzolatti G. and Arbib M.A. Language within our grasp. Trends Neurosci, 21:188-194,1998
Rizzolatti G., Fogassi L., Gallese V., Cortical mechanisms subserving object grasping and action recognition: a new view on the cortical motor functions. In: M.S. Gazzaniga (ed) The New Cognitive Neurosciences, 2nd Edition, A Bradford Book, Mit Press, 539-552, 2000
Singer T, Seymour B, O'Doherty J, Kaube H, Dolan RJ, Frith CD, Empathy for Pain Involves the Affective but not Sensory Components of Pain. Science 303 n. 5661: 1157 - 1162, 2004

 

Torna a inizio pagina(torna a inizio pagina)


 

 

Struttura del sito | Mission | Messaggio all'autore | ©2003 www.ipnosiedolore.it