La Parola

E il Satan rispondendo al Signore disse...


L'uso della parola

Riallacciandomi idealmente al pensiero finale dell'introduzione del mio libro, propongo alcune considerazioni.
Di là dall'uso corretto delle parole in ambito linguistico (così rispettate e temute da molte culture), è una constatazione comune il loro cattivo uso quotidiano. Questo emerge dalla stampa e dai mezzi d'informazione in generale che ormai formalizzano un linguaggio tipicamente verbale, colloquiale, dalla prosaicità diffusa, e in un altro senso dagli oscurantismi linguistici, nati per eludere una reale comunicazione. Lo stile intervista, impreciso, relativo ed emotivo, ha soppiantato la sintesi ragionata. Al Tg 2 Dossier dell''82 si segnalava: << La malattia come difetto di comunicazione tra cellule, tessuti, organi ... e tra persone soprattutto >>. Un pensiero che qualche anno fa mi colpì, riguardava la buona educazione, essa era paragonata ad un sacco pieno d'aria, di nessuna consistenza intrinseca, tuttavia una persona cadendo su questo sacco poteva salvarsi la vita.
Quello che qui rilevo è un ulteriore aspetto, vale a dire l'elevata aggressività verbale che purtroppo ci coinvolge quotidianamente. Ambizione, orgoglio, desiderio di controllo dell'altro sembrano preponderanti rispetto a fattori come l'antipatia, l'odio, ecc.
Dalla constatazione che la risposta ad un'aggressione sia pur verbale, scatena una serie di reazioni assolutamente indesiderate e nel migliore dei casi ad una perdita di tempo, riporto alcune considerazioni di Suzette Haden che potranno contribuire ad arginare gli effetti di una tale aggressione se ovviamente non ne siamo noi gli autori.
- Riconoscere un'aggressione verbale: oltre alle parole, ricche di riferimenti personali, il tono ostile della voce e la mimica.
- Ascoltare in modo attivo: <<Per capire ciò che un'altra persona sta dicendo, bisogna partire dal presupposto che questa cosa sia vera>>(Miller G.), solitamente si presuppone sulla base del primo impatto verbale spiacevole che ogni cosa detta sia un'inaccettabile menzogna e questo preclude la nostra possibilità di interagire con l'interlocutore, interrompendo anche la nostra attenzione.
- Ascoltare fino in fondo quello che ci viene detto senza bloccare l'interlocutore alle prime parole.
- Evitare un coinvolgimento emotivo
- Mantenere un atteggiamento neutrale, utilizzando frasi generiche senza nessun riferimento personale. Tono di voce, postura, mimica, sguardo, devono essere congrui con il monotono e distaccato atteggiamento verbale.

 


Un possibile rapporto medico-paziente


Al di là d'ogni influenza interpersonale di tipo "ipnotico" è noto come semplici norme comportamentali, possono condizionare in modo importante il rapporto col paziente e l'esito finale di una strategia terapeutica. Alcune delle considerazioni esposte sono state tratte da: A Clinician's Companion. A Study Guide for Effective and Humane Patient Care, Joseph S. Alpert, Stephen M. Wittenberg , Published by Little, Brown and C., Boston, Massachusetts, USA, 1986.

Assistenza al letto del paziente:

Il rapporto medico paziente è spesso trascurato con l'attenuante di una più efficiente assistenza tecnica. Diversi atteggiamenti o piccole attenzioni, possono rendere la visita più gradevole, a titolo d'esempio. Bussare alla porta, chiuderla prima di iniziare la visita facendo allontanare eventuali estranei, attendere i bisogni fisiologici del paziente, scusarsi se la visita avviene l'ora di pranzo o in altri momenti inopportuni.
Raccogliere l'anamnesi sedendosi sulla sedia o sul letto; alcune indagini hanno evidenziato che il paziente a parità di tempo trascorso con lui ha l'impressione che il medico si sia soffermato più a lungo quando sì è seduto. Saluto cordiale, scambio di alcune battute informali prima di indagare il problema fondamentale, lasciar esprimere le proprie preoccupazioni.



Cortesia e rispetto

Permette di ridurre alcuni timori del paziente, l'ansia, l'ostilità repressa e di favorire la collaborazione. In ogni caso è fondamentale un rispetto per il pudore del paziente, permettendogli ad esempio di spogliarsi progressivamente, utilizzando anche abiti di carta, in modo riservato (separé).
Evitare di sottoporre i pazienti ad esami consecutivi senza spiegare in modo comprensibile cosa si sta facendo e perché. Evitare di parlare con i colleghi o col personale al letto del malato ignorandolo completamente. Evitare l'uso di frasi brevi di tipo tecnico che possono soltanto confondere e generare angoscia.



Empatia

Definisce la capacità di condividere in modo emotivo e non solo intellettuale la vicenda di un'altra persona.
Quando il paziente percepisce una comprensione da parte del medico, i timori in genere si riducono. Questo è tanto più necessario nelle situazioni croniche dove non esiste una soluzione rapida al problema.



Capacità di ascolto

E' fondamentale:
· Ai fini della diagnosi per una corretta anamnesi.
· Per permettere l'emergere della ragione profonda di una richiesta d'aiuto, anche se il problema valutato sommariamente poteva essere liquidato come di scarso rilievo clinico.
· Come terapia in quanto tale (atteggiamento comprensivo)
· Come premessa per lo sviluppo di un sentimento empatico



Flessibilità strategica

Per personalizzare od ottimizzare la cura sullo specifico paziente, o almeno raggiungere un compromesso accettabile.
La capacità di comunicare cattive notizie non rappresenta una caratteristica innata, e per un medico deve essere coltivata come altri aspetti relazionali ad importante impatto psicologico.
Le principali cause addotte dai medici che inducono ad omettere o modificare informazioni riguardanti la salute del paziente sono state segnalate e confutate da Bok già nel 1979:
1) - E' impossibile dichiarare tutta la verità, perché nessuno può dire di conoscerla per intero-: esiste una differenza fra verità e sincerità, anche se non conosciamo tutto di una particolare condizione morbosa, possiamo comunicare al paziente quello che sappiamo e renderlo partecipe di decisioni fondamentali per la sua vita.
2) - I pazienti in realtà non vogliono ascoltare cattive notizie-: alcuni studi, segnala Bok, dimostrano che dal 75% al 90% i pazienti preferiscono conoscere la verità.
3) - Le cattive notizie possono essere dannose e quindi contrarie al principio "Primum non nocere"-: Anche se una cattiva notizia può avere un effetto sconvolgente sul paziente, l'atmosfera che si crea decidendo di non comunicarla è generalmente peggiore, perché spesso una persona affronta meglio le cose note di quelle sconosciute, inoltre sapendo cosa succede migliora la collaborazione. Per evitare di nuocere al paziente diventa invece fondamentale aspettare il momento opportuno per comunicare, controllare il proprio atteggiamento empatico e scegliere le parole giuste. La conoscenza di modalità comunicative particolari come nell'ipnosi indiretta diviene un ausilio utilissimo.
Come spesso accade l'arte precede e suggella con gran potenza concetti fondamentali e anticipa le disquisizioni tecniche scientifiche, nel brano seguente tratto da - La morte di Ivan Ilych - di Tolstoj, acquistano un significato pregnante i concetti sovra esposti:
<<... Sì! Perché ingannarmi? Non è già chiaro a tutti -tranne che a me- che io sto morendo e che ormai è solo questione di settimane, giorni, forse minuti? Prima c'era la luce, ora solo tenebre. ... Ivan Ilych soffriva, più che per ogni altra cosa, per la menzogna, quella menzogna che, per una qualche ragione, tutti accettavano: e cioè che lui non stava morendo, ma era semplicemente ammalato e che, se si fosse mantenuto calmo e si fosse sottoposto al trattamento, non vi era motivo di non attendersi un risultato positivo. ...
Una menzogna che, perpetrata persino alla vigilia della sua morte, degradava questo atto, pauroso e solenne, al livello dei loro inviti in società, dei loro abiti, ...Proprio questa menzogna, dunque, rappresentava una tortura straziante per Ivan Ilych. Ma, cosa abbastanza strana, -anche se molte volte, mentre erano intenti a recitare la loro commedia con lui, era stato sul punto di gridare: " Smettetela di fingere! Voi sapete che io sto per morire, e allora almeno smettetela con questa finzione!" - non ebbe mai il coraggio di farlo.>>
(Bok S. Lying-Moral Choice in Public and Private Life. New York: Vintage, 1979.pagg 232-255.)

( da C. Antonelli, Ipnosi e Dolore: aspetti integrati, Ed. Giuseppe Laterza, Bari 2003)

 

Una idea semplice con strumenti ordinari

Antonelli C. Intervento ipnotico precoce durante la valutazione medica del dolore. In XVIII International Congress of th eInternational Society of Hypnosis – ISH, HYPNOSIS AND NEUROSCIENCE, Clinical implications of the new mind-body paradigms. University of Rome “La Sapienza” – Piazzale Aldo Moro 5 – Rome – Italy, 22-26.09.2009

Antonelli C. Intervento ipnotico precoce durante la valutazione medica del dolore. In XVIII International Congress of the International Society of Hypnosis – ISH, HYPNOSIS AND NEUROSCIENCE, Clinical implications of the new mind-body paradigms. University of Rome “La Sapienza” Rome, 22-26.09.2009

ABSTRACT:

Recenti studi in Italia e in Europa evidenziano l'elevata incidenza nella popolazione di dolore cronico non trattato o sottotrattato e la povertà statistica dei risultati terapeutici. L'operatore sanitario si interroga sulla sofferenza del paziente ma anche sulla sofferenza dei sistemi organizzativi e sanitari. Una maggiore attenzione al primo approccio al paziente con dolore cronico, può rappresentare una opportunità unica o addirittura irripetibile per destrutturare e frammentare l'esperienza di dolore, riducendo contestualmente il rischio iatrogeno della comunicazione medica formale. Un intervento ipnotico precoce, durante la prima visita algologica può avvalersi di strumenti semplici come la VAS o il Mc Gill Pain Questionnaire e favorire una relazione dove l'ottica diagnostica e classificativa guidata da una definizione del paziente si sovrappone a quella terapeutica modulata dalle reazioni dell'operatore.

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