Terapie non convenzionali nel dolore

Tulipano, foto autoreTitolo originale:
Tecniche e terapie non convenzionali per il trattamento del dolore
ACTA ANAESTH. ITALICA 55, 8-32, 2004

Dr. Marco Luchetti S.C. di Anestesia e Rianimazione Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli e Oftalmico, Milano


Introduzione

La conoscenza su come e perché noi sentiamo dolore e sul complesso gioco di neuroni e molecole messaggere che porta alla sua percezione sta progredendo costantemente. Allo stesso tempo però stiamo relativamente da poco tempo cominciando a considerare il contributo delle emozioni, degli affetti e delle funzioni cognitive. e come la risposta umana ad emozioni quali rabbia, frustrazione, depressione, ansia, fatica e disperazione possa influenzare la percezione del dolore.
Il dolore cronico è emerso come un fenomeno distinto dal dolore acuto. Anche se i due tipi di dolore condividono il fenomeno della nocicezione, nel caso del dolore cronico altri fattori sono in gioco, ad esempio una anormale attività nervosa o alterazioni a livello del sistema nervoso centrale. Data la miriade di influenze sulla percezione del dolore, appare chiaro che l'applicazione di un modello biomedico tradizionale, che cerchi solo una causa organica del dolore, può fallire a volte poiché non tiene conto della natura multidimensionale del dolore. I punti chiave per migliorare il controllo del dolore sono gli stessi che valgono per ogni attività clinica: buona comunicazione, valutazione approfondita e spiegazione esatta e completa delle opzioni terapeutiche. Una comunicazione efficace tra dottore e paziente, unita al contributo fornito da infermieri, fisioterapisti ed altro personale sanitario, può fornire un quadro più completo dell'esperienza del paziente ed è in grado di ampliare le possibilità terapeutiche. Il medico deve conoscere tutti i dettagli sul dolore provato dal paziente, la sua natura, l'evoluzione, i fattori scatenanti e quelli che lo alleviano, poiché questi possono suggerirne la causa e anche il trattamento.

Qualunque sia il trattamento prescritto, interrogando il paziente sull'effetto, il medico potrà decidere se esso è appropriato e adeguato o se va modificato. La scarsa comunicazione e la cattiva informazione possono sommarsi nel rinforzare idee sbagliate, quali ad es. quella che gli analgesici oppioidi provocano dipendenza e devono essere visti solo come ultima risorsa per i malati terminali.
Non tutti i dolori cronici rispondono ai farmaci analgesici attualmente disponibili e in tali casi trattamenti non farmacologici possono rappresentare l'approccio più efficace. Questi trattamenti sono solitamente inseriti nelle cure offerte dai gruppi di trattamento multidisciplinare del dolore. Essi includono una vasta gamma di tecniche, alcune delle quali fanno parte del bagaglio della medicina convenzionale, altre ne stanno al di fuori almeno per ora e fanno parte delle cosiddette terapie non convenzionali o alternative o complementari (agopuntura, ipnosi, fitoterapia, omeopatia, riflessologia, massaggio, osteopatia, chiropratica, shiatsu).

 

Le principali tecniche e terapie non convenzionali

Agopuntura

L'agopuntura è una forma di terapia medica basata sulla stimolazione di determinate aree della pelle, per mezzo dell'inserzione di sottili aghi metallici, allo scopo di ristabilire l'equilibrio energetico.

Nella sua forma originale l'agopuntura era basata sui principi della medicina tradizionale cinese. In accordo con questi, i meccanismi del corpo umano sono controllati da una forza o energia vitale chiamata "Qi", che circola tra gli organi lungo canali detti meridiani.

Esistono 12 meridiani, e questi corrispondono alle 12 maggiori funzioni o "organi" del corpo. Sebbene essi abbiano gli stessi nomi (come fegato, rene, cuore, ecc), i concetti Cinese e Occidentale di organo sono solo molto debolmente correlati. L'energia del Qi deve fluire nella corretta misura e qualità attraverso ognuno di questi meridiani e organi affinché sia mantenuta la salute. I punti dell' agopuntura sono localizzati lungo i meridiani e forniscono un mezzo per modificare il flusso del Qi.
Sebbene i dettagli della pratica possono differire tra le scuole individuali, tutta la teoria tradizionale dell'agopuntura è basata sul concetto Taoista di yin e yang. La malattia è vista in termini di eccesso o deficienza di vari fattori patogenici esogeni ed endogeni, e i trattamenti sono finalizzati al ripristino del bilancio.
Molti dei professionisti che praticano l' agopuntura secondo la visione occidentale hanno lasciato da parte l'uso di tali concetti. I punti dell' agopuntura sono visti come corrispondenti a caratteristiche fisiologiche e anatomiche, come le giunzioni nervose periferiche, e la diagnosi è fatta in termini puramente convenzionali. Un'importante concetto usato da tali agopunturisti è quello di "punto trigger". Questo è un'area di crescente sensibilità all'interno di un muscolo, che si dice causi un caratteristico pattern di dolore riflesso in un rispettivo segmento del corpo.
Gli effetti dell'agopuntura, in particolare sul dolore, sono almeno parzialmente interpretabili secondo un modello fisiologico convenzionale. È noto che l'agopuntura stimola le fibre delta A che penetrano nel corno dorsale del midollo spinale. Queste mediano una inibizione segmentale degli impulsi nocicettivi portati nelle più lente fibre C amieliniche, e, attraverso connessioni nel mesencefalo, aumentano l'inibizione discendente degli impulsi dolorosi delle fibre C agli altri livelli del midollo spinale. Questo aiuta a spiegare perché gli aghi inseriti in una parte del corpo possono influire sulla sensazioni di dolore in altre regioni.
Si sa anche che l'agopuntura stimola il rilascio di oppioidi e altri neurotrasmettitori come la serotonina. Questo probabilmente potrebbe essere un altro meccanismo per gli effetti dell'agopuntura, come nel dolore acuto e nell'abuso di sostanze.
L'agopuntura si è sviluppata come un sistema pressoché globale di medicina. Così come è praticata in Europa e in nord America, l'agopuntura è prevalentemente un trattamento per malattie benigne croniche e per danni muscoloscheletrici. I più comuni disturbi presentati nei lavori sulla pratica dell'agopuntura includono mal di schiena, artrite, mal di testa, asma, febbre da fieno, ansietà, stanchezza, disturbi mestruali, e disturbi digestivi. L'agopuntura è anche usata nella riabilitazione da droga e alcool.
C'è una buona evidenza sperimentale che l'agopuntura ha effetti maggiori del placebo. Studi randomizzati hanno dimostrato che l'agopuntura è più efficace nel sollievo dal dolore rispetto a una tecnica "fittizia", come l'inserimento degli aghi al di fuori dei punti previsti. Studi che dimostrano che l'agopuntura può agire su animali anestetizzati forniscono una ulteriore prova che i suoi effetti non possono essere spiegati in termini puramente fisiologici. Soprattutto, la prova di diversi esperimenti randomizzati controllati supporta l'uso dell'agopuntura in condizioni di dolore, in particolare emicrania, mal di testa, e dolore postoperatorio.
Come in tutte le medicine alternative, l'assenza di un sistema formale di rilevazione degli effetti nocivi comporta che la sicurezza dell'agopuntura è difficile da valutare. Comunque essa sembra essere una forma di trattamento relativamente sicura con bassa incidenza di gravi controindicazioni.

Fitoterapia

L'uso di piante per scopi terapeutici precede la storia umana e rappresenta l'origine di gran parte della medicina moderna. Molti farmaci convenzionali hanno origine da piante: un secolo fa, la maggior parte delle poche sostanze efficaci erano a base di piante. Tra gli esempi si includono l'aspirina (dalla corteccia di salice), digoxina (dalla digitale), quinina (dalla corteccia di china), e la morfina (dall'oppio del papavero).

L' erboristeria cinese è la più diffusa fra le antiche tradizioni erboristiche. Essa si basa sul concetto di yin e yang e dell'energia Qi. La moderna erboristeria occidentale enfatizza gli effetti delle erbe sui singoli sistemi corporei. Per esempio, le erbe possono essere usate per le loro presunte proprietà antiinfiammatorie, emostatiche, espettoranti, antispasmodiche, o immunostimolanti.

Sebbene superficialmente simili, la fitoterapia e la farmacoterapia convenzionale hanno tre importanti differenze: 1) i fitoterapisti usano estratti di piante non purificati contenenti diversi costituenti; 2) spesso, molte erbe diverse sono usate insieme; 3) coloro che praticano fitoterapia usano principi diagnostici differenti dagli operatori convenzionali.

Una tipica casistica della fitoterapia potrebbe includere asma, eczema, sindrome premestruale, artrite reumatoide, emicrania, sintomi della menopausa, stanchezza cronica e sindrome dell'intestino irritabile.

In laboratorio è stato mostrato che alcuni estratti vegetali hanno una varietà di effetti farmacologici, tra i quali effetto antiinfiammatorio, vasodilatatorio, antimicrobico, anticonvulsivo, sedativo e antipiretico. In un tipico studio, un infuso di foglie di lemon grass ha prodotto una riduzione dose-dipendente dell' iperalgesia indotta sperimentalmente nel ratto.
Anche studi sull'uomo confermano gli effetti terapeutici specifici di particolari erbe. La prova più conosciuta sui prodotti fitoterapici riguarda l'iperico (Hypericum perforatum) per il trattamento della depressione lieve. Una revisione sistematica di 23 studi randomizzati controllati ha trovato che le erbe sono significativamente superiori al placebo e terapeuticamente equivalenti ad antidepressivi quali l'amitriptilina, ma con meno effetti collaterali.
Comunque, sono ancora molto deboli le prove sull' efficacia della fitoterapia così come viene praticata, e cioè, usando principi come la combinazione di erbe e la diagnosi non convenzionale.
Molte piante sono altamente tossiche. La fitoterapia probabilmente presenta un rischio di controindicazioni e di interazioni maggiore di ogni altra terapia alternativa. Sono riportati casi di gravi effetti nocivi dopo la somministrazione di prodotti erboristici. Come con molte terapie alternative, l'informazione sulla prevalenza di effetti nocivi è limitata.
L'interazione dei prodotti fitoterapici con sostanze convenzionali è stata descritta. Esistono alcune interazioni ben specificate, e i fitoterapisti competenti hanno l'obbligo di tenere una storia dettagliata delle sostanze usate e di evitare tali interazioni.

Omeopatia

L'omeopatia tratta le malattie usando preparazioni in dosi molto basse somministrate secondo il principio che "il simile si cura con il simile". Gli omeopati scelgono una sostanza che, se data ad un volontario sano, provocherebbe i sintomi presenti nel paziente.
Samuel Hahnemann (1755-1843), è stato il medico tedesco che per primo ha descritto l'omeopatia, iniziando i suoi esperimenti pionieristici attorno alla fine del 18° secolo.
Comunemente i farmaci omeopatici sono derivati da vegetali (belladonna, arnica, camomilla); da minerali (mercurio e zolfo); da animali (inchiostro di seppia, veleno di serpente). Più raramente derivano da sostanze biochimiche come l'istamina o fattori di crescita.
I rimedi sono preparati mediante un processo di diluizioni in serie e succussioni (scuotimento vigoroso). Più volte si effettua il processo di diluizione e succussione, maggiore è la potenza del rimedio.
È noto che molte medicine omeopatiche sono ultramolecolari, cioè sono diluite a tal punto che è probabile che nemmeno una singola molecola del soluto originale sia presente al termine del processo. Poiché razione dei farmaci viene convenzionalmente spiegata in termini biochimici, l'omeopatia presenta una enorme sfida intellettuale. Molti ritengono che gli effetti clinici delle medicine omeopatiche siano solamente dovuti ad effetto placebo.
Una recente metaanalisi pubblicata su Lancet ha esaminato oltre 100 studi randomizzati, placebo-controllati, e ha concluso che, pur ammettendo la possibilità di errori metodologici negli studi esaminati, i risultati non sono compatibili con l'ipotesi che l'effetto clinico dell'omeopatia sia completamente dovuto al placebo. Una possibile spiegazione, attualmente in corso di studio, è che, durante la diluizione seriale, le complesse interazioni tra le molecole di solvente (acqua) vengano permanentemente alterate in modo da ritenere una "memoria" del soluto originale.
La maggior parte dei casi trattati dall'omeopatia consiste in condizioni croniche o ricorrenti quali eczema, artrite reumatoide, stati di affaticamento, asma, emicrania, dismenorrea, colon irritabile, infezioni ricorrenti delle alte vie aeree, infezioni del tratto urinario, disturbi dell'umore. Gli omeopati trattano anche una notevole quantità di pazienti con malattie mal definite per le quali non è stata fatta una diagnosi convenzionale.
Un problema potenzialmente serio dell'omeopatia è la convinzione di alcuni omeopati che le medicine convenzionali riducano l'efficacia dell' omeopatia stessa. Gravi eventi avversi sono derivati dal fatto che pazienti hanno smesso di assumere farmaci convenzionali essenziali durante un trattamento omeopatico.

Osteopatia e chiropratica

L' osteopatia e la chiropratica hanno origini comuni. Le loro radici possono essere riconosciute nella tradizione popolare degli "aggiustaossi". Entrambe sono state sistematizzate alla fine del 19° secolo negli Stati Uniti. Pare che Daniel D. Palmer, il fondatore della chiropratica, prima di mettere su la propria scuola, abbia incontrato Andrew Taylor Still, il fondatore dell' osteopatia. Le terapie rimangono relativamente simili e spesso ci si riferisce ad entrambe con il termine di "terapie manipolative".
L'osteopatia e la chiropratica interverrebbero in modo più efficace dei farmaci perché non si limitano a sedare il sintomo, ma vanno alla ricerca della causa primaria. L'approccio parte da una valutazione globale di tutto l'individuo in modo da ripristinare un corretto schema di funzionamento corporeo.
I terapisti manipolativi raccolgono una storia clinica, palpano alla ricerca di cambiamenti significativi della tensione muscolare e della circolazione cutanea, e osservano ogni movimento alterato, allo scopo di diagnosticare anomalie muscolo scheletriche e disfunzioni neuromuscolari.

La tecnica manipolativa più conosciuta è il "colpo ad alta velocità", un movimento breve e rapido generalmente applicato alla colonna vertebrale, che ha lo scopo di rilasciare strutture con un raggio di movimento ristretto. I chiropratici preferiscono spingere con le mani sulle vertebre, mentre gli osteopati tendono ad usare gli arti per ottenere delle leve. Per il resto, le tecniche sono simili e condividono gran parte del repertorio terapeutico.
La lombalgia è il problema più comune per cui ci si rivolge ad un chiropratico o un osteopata. Un mal di schiena può avere moltissime cause e le tecniche manipolative, come tutte le terapie olistiche, valutano tutti gli aspetti di una persona, dalle posizioni ripetute ogni giorno, allo stress, ai problemi viscerali, alle situazioni di ansia. Tutti questi fattori possono ripercuotersi sulla colonna vertebrale, portando ad un blocco del meccanismo craniosacrale e provocando, oltre al mal di schiena, malessere generale e stanchezza.
Altre condizioni patologiche spesso trattate da chiropratici e osteopati includono dolore al collo e alle spalle, traumi sportivi, cefalea, artrite.
Numerosi studi randomizzati controllati dimostrano l'efficacia delle manipolazioni spinali per il trattamento del mal di schiena e di collo. Tuttavia, una recente revisione sistematica di questi studi ha messo in luce alcune debolezze metodologiche. Per le altre patologie non esiste ancora un' evidenza sufficiente.
Gli effetti avversi più importanti, seppur rari, delle tecniche manipolative sono l'ictus e il danno midollare dopo manipolazione cervicale.

Ipnosi e tecniche di rilassamento

L'ipnosi è l'induzione di uno stato di profondo rilassamento, associato ad aumentata suggestionabilità e sospensione delle facoltà critiche. Una volta che i pazienti hanno raggiunto questo stato, talvolta chiamato trance ipnotica, vengono loro dati dei suggerimenti terapeutici per incoraggiare i cambiamenti del comportamento o favorire il sollievo dei sintomi.
Molte tecniche di rilassamento mirano ad aumentare la consapevolezza di aree di tensione muscolare cronica inconscia. Spesso includono il tentativo cosciente di lasciarsi andare e rilassarsi durante l'espirazione. La maggior parte delle tecniche di rilassamento va praticata quotidianamente. Esse sono generalmente gradevoli e possono svolgere anche una funzione sociale se effettuate in gruppo.
L'ipnosi e le tecniche di rilassamento sono utili principalmente nell' ansia, nei disturbi con forte componente psicologica (asma, colon irritabile), e nelle condizioni che possono essere modulate dal livello di attenzione (dolore). Sono usate anche comunemente nei programi per il controllo dello stress.
Studi controllati randomizzati validano l'uso di diverse tecniche di rilassamento per il trattamento del dolore sia acuto che cronico, anche se due recenti revisioni sistematiche hanno suggerito che errori metodologici potrebbero inficiare l'attendibilità di questi risultati.
Il rilassamento e l'ipnosi sono spesso usati in pazienti tumorali. Esiste una forte evidenza derivante da studi randomizzati sulla loro efficacia nel trattamento dell'ansia, del dolore, di nausea e vomito nei pazienti tumorali, in particolare nei bambini.
Le tecniche di rilassamento sono spesso integrate con altre pratiche terapeutiche. Per esempio possono esere incluse in programmi di terapia cognitiva comportamentale nelle cliniche del dolore, oppure nella terapia occupazionale nelle unità psichiatriche. Diversi terapisti non convenzionali, quali l'osteopata o il terapista del massaggio, possono includere delle tecniche di rilassamento nel proprio lavoro. Anche alcuni infermieri usano tecniche di rilassamento, per esempio nella preparazione alla chirurgia.

Massaggio

Il massaggio terapeutico consiste nella manipolazione dei tessuti molli di tutto il corpo allo scopo di determinare miglioramenti generalizzati della salute, quali rilassamento o miglior sonno, oppure specifici benefici fisici, quali sollievo dal dolore.
Quasi tutte le culture hanno sviluppato sistemi di massaggio terapeutico. Esso ha un ruolo molto rilevante nella medicina Cinese ed Indiana. Il massaggio europeo è stato sistematizzato agli inizi del 18° secolo da Per Hendrik Ling, il quale ha sviluppato quello che è noto come massaggio Svedese.
Negli ultimi 30 anni i terapisti hanno riadattato il massaggio Svedese ponendo maggiore enfasi sugli aspetti psicologici e spirituali del trattamento. I benefici del massaggio ora sono descritti in termini più olistici di rilassamento globale, di calma, pittosto che di sblocco delle articolazioni o miglioramento del flusso sanguigno.
Nella riflessologia le parti del piede corrispondono a organi o strutture del corpo. Il danno o la malattia in un organo si riflette nella regione corrispondente del piede, o "zona riflessa". Quando questa viene palpata il paziente prova dolore o puntura, per quanto la pressione possa essere leggera. Un trattamento di riflessologia consiste nel massaggio delle zone riflesse disturbate.
Nell'aromaterapia, olii derivati dalle piante (olii essenziali) vengono aggiunti ad un olio di base che fa da lubrificante durante il trattamento. Gli olii hanno un'ampia gamma di proprietà medicamentose, ad es. effetti sulla guarigione di ferite, sulle infezioni, sulla circolazione sanguigna, sulla digestione. Essi agiscono sia farmacologicamente per assorbimento nel sangue attraverso la pelle, sia mediante stimolazione olfattiva.
Il massaggio è usato principalmente per favorire il rilassamento, trattare condizioni muscolari dolorose, ridurre l' ansia, favorire il sonno, controllare il dolore.
Il massaggio avrebbe anche effetti più globali sulla salute. Migliorerebbe l'immagine di se stessi in condizioni quali disabilità fisica e malattia terminale. Questo può derivare in parte dal senso di benessere generale riportato comunemente dopo un massaggio. Il tocco stesso può essere considerato terapeutico, soprattutto in coloro che hanno scarse opportunità di contatto fisico, quali pazienti senza amici intimi o senza famiglia, o quelli con condizioni fisiche dolorose.
Il massaggio aiuta i pazienti a sentirsi curati, accuditi. Essi possono sentirsi più pronti a discutere ed affrontare difficoltà psicologiche una volta che sono meno ansiosi, si sentono meglio con loro stessi e sono arrivati a fidarsi del loro terapista.
Ad oggi, la maggior parte degli studi clinici sul massaggio si sono focalizzati sugli effetti psicologici del trattamento. Questi studi indicano con buona evidenza che il massaggio riduce l'ansia a breve termine in ambienti diversi quali terapia intensiva, istituti psichiatrici, hospices e terapia occupazionale.
Esistono anche evidenze a supporto degli effetti tradizionali del massaggio quali il miglioramento della circolazione e la riduzione della tensione muscolare. La maggior parte delle tecniche di massaggio presentano un basso rischio di effetti avversi.

Shiatsu

Lo shiatsu è una pratica nata in Giappone: è stato per la prima volta codificato da Toshiru Namikoshi e in seguito da Shizuto Masunaga. Nei diversi Paesi in cui si è diffuso, lo shiatsu è stato poi elaborato anche in altri stili che si mantengono fedeli alle caratteristiche tecniche fondamentali di questa pratica.
Lo shiatsu si basa su tecniche di pressione portata con le dita, ma anche con i palmi, i gomiti, le ginocchia, secondo modalità codificate. Esso propone e recupera quei valori importanti del contatto e della relazione. Il contatto, come esigenza istintiva fondamentale connaturata all'uomo e a tutto il mondo animale in genere, stimola i processi fisici, energetici e psichici che sono alla base del buon funzionamento di tutto l'organismo, del benessere e della salute stessa.
A differenza del comune massaggio, lo shiatsu è un trattamento particolare contraddistinto da una capacità d'azione intensa e molto profonda e non si limita ad agire solo sulla superficie del corpo fisico e sulla struttura muscolare, ma va a coinvolgere le stratificazioni energetiche, con ripercussioni sulla globalità dell'individuo.
La stimolazione operata dallo shiatsu determina una contropressione da parte dell' organismo del ricevente, un movimento di risposta: è proprio grazie a questo che si risvegliano le forze vitali dalle quali dipende il processo di autoguangione.
La corretta pressione, esercitata secondo mòdalità precise, va ad agire direttamente sugli organi interni e sull'energia che li alimenta, ripristinandone un flusso corretto ed armonioso.
Per intervenire in modo veramente curativo, è indispensabile una diagnosi energetica precisa e dettagliata. Lo shiatsu, infatti, s'inserisce nell' ambito del raffinatissimo pensiero teorico della medicina tradizionale cinese, il quale prevede sempre una strategia terapeutica mirata al recupero della funzionalità di organi e apparati. Con questa antica medicina, lo shiatsu condivide innanzitutto il concetto di malattia, intesa come segnale di uno squilibrio energetico, vale a dire di blocco dell'energia nel suo libero fluire.
La sfera d'azione dello shiatsu è molto vasta: dal predisporre e favorire lo stato di rilassamento, al miglioramento di disturbi fisici di tipo funzionale, non solo locomotorio e articolare. Lo shiatsu permette all'individuo, soprattutto, di tornare a mettersi in contatto con le proprie potenzialità di autoguarigione e mantenimento della salute.

 

Credere o non credere? Questo è il problema!

Thomas Edison, geniale inventore e non solo, all'inizio del secolo scorso affermava che "Il medico del futuro non somministrerà medicine, ma coinvolgerà il paziente nella cura della struttura e delle funzioni dell'organismo umano, nell' alimentazione, nelle cause e nella prevenzione delle malattie". Questo è proprio ciò che mette in pratica la cosiddetta medicina olistica, ovvero la medicina del tutto, che considera l'essere umano come un insieme non separato di corpo psiche spirito. Su questo concetto di unità si basano tutte le medicine non convenzionali.
La frustrazione che segue ad un cattivo controllo del dolore può spesso indurre i pazienti a rivolgersi alle terapie alternative come ultima spiaggia. Queste, a differenza delle terapie convenzionali, sembrano in grado di offrire ai pazienti un approccio individuale indirizzato ai loro bisogni specifici. Anche se il trattamento non offre un sostanziale miglioramento del controllo del dolore, i pazienti possono ugualmente percepire un effetto benefico derivante da un approccio olistico, empatico e dalla sensazione che il loro dolore viene preso sul serio.

È emblematico, a tal proposito, il racconto di Lord Edward Baldwin, pubblicato recentemente sul British MedicaI Journal, di cui riportiamo i passi salienti.

 

"La mia prima esperienza del non conven­zionale è stata 35 anni fa. Mi ero lesionato le ginocchia in seguito ad una camminata in collina troppo vigorosa. Sono stato inviato da diversi specialisti, i quali hanno prescritto varie forme di trattamento, nessuna delle quali mi ha dato beneficio. Sono stato anche da un esperto di medicina sportiva, il quale ha persino suggerito che il problema fosse nella mia testa. Tre anni e innumerevoli eminenti specialisti dopo, quando zoppicavo, ero costretto a tenere fasciate le ginocchia e ero rassegnato mentalmente a convivere per sempre col dolore, un mio collega mi ha indirizzato da un guaritore spirituale nei sobborghi della mia città. Costui ha trascorso mezz'ora muovendo le mani sopra le mie ginocchia mentre chiacchierava della sua vita e di politica. lo non ho sentito alcunché, sebbene fossi stato avvertito che avrei potuto provare caldo o freddo. Non dimenticherò mai il mio stupore nell'alzarmi il giorno dopo dal letto e scoprire che il dolore era sparito, per non tornare mai più. Qual'è la spiegazione della medicina ortodossa di questa guarigione? L'effetto placebo. Ma nessuno mi ha chiesto che cosa io mi aspettassi effettivamente. E questo è importante, poiché l'effetto placebo può dipendere dall'atteggiamento conscio o inconscio con cui il paziente si rivolge al trattamento. Quanto è probabile che un paziente, che ha consultato una serie di eminenti camici bianchi ed ha sopportato tre anni di insuccessi terapeutici e di dolore, si aspetti di essere curato da un vecchio uomo cieco senza qualifica professionale che non si concentra nemmeno su ciò che sta facendo? Non molto. In effetti io mi sentivo piuttosto stupido ad andare da lui. E se l'effetto placebo è così potente perché non si è manifestato in nessuno dei precedenti interventi ortodossi dai quali sì che mi aspettavo risultati? Quindi, anche se l'effetto placebo rimane una possibile spiegazione, esso non è certo e nemmeno probabile. "

 

In effetti, la principale critica che viene fatta nei confronti delle terapie alternative è relativa alla loro mancanza di rigore scientifico. L'evidenza dei fatti è fondamentale ma ha bisogno di essere basata su solide basi scientifiche. In mancanza di ricerche ben condotte, l'effetto placebo viene spesso addotto dalla medicina convenzionale come spiegazione dei risultati delle terapie non convenzionali. Tuttavia, si potrebbe sospettare che l'effetto placebo sia una toppa per coprire il disagio in cui si viene a trovare la medicina ufficiale quando si confronta con eventi insoliti e non previsti. Questo sospetto è rinforzato dalla tendenza dei medici a dare spiegazioni ed emettere sentenze prima di avere accertato i fatti. Quando un ricercatore scrive su Science che "nemmeno 1000 esperimenti con 10 milioni di trials effettuati da 100 ricercatori separati che diano un risultato positivo attribuibile al caso con probabilità infinitesima" lo persuaderebbero di qualcosa che egli ritiene impossibile, beh! qualche dubbio sorge sull' obiettività scientifica!

Ma allora le discipline come l' agopuntura o lo shiatsu, esistenti da 3.000 anni, devono aspettare che si attesti la comprovata scientificità prima di poter essere applicate? Miliardi di orientali avrebbero dovuto attendere per millenni queste prove "scientifiche" prima di farsi mettere gli aghi e le mani addosso?
Se i successi delle terapie complementari vengono rifiutati a priori perché ritenuti impossibili, l'evidenza scientifica non potrà mai essere raccolta, e la conoscenza medica potrebbe perdere un' opportunità per esplorare queste nuove aree. Dopo tutto, molti progressi in medicina sono cominciati con episodi aneddotici.
A questo proposito, vale la pena ricordare la storia di quel medico austriaco che a Vienna alla fine dell'800 si occupava della febbre puerperale. Egli scoprì che il problema era dovuto ad una negligenza igienica. Gli operatori facevano le autopsie e poi facevano nascere i bambini, senza lavarsi le mani. Propose quindi che dopo ogni intervento i colleghi si lavassero le mani con del sapone. Una cosa apparentemente banale, semplice da effettuare, praticamente di nessun costo, che a noi medici moderni sembra assolutamente imprescindibile oggi. Eppure, a quel medico i colleghi del tempo fecero una guerra tale da arrivare a rinchiuderlo in manicomio e sono dovuti passare circa 50 anni prima che gli dessero finalmente ragione! In quei 50 anni quanta gente è morta? Quante sepsi si sarebbero potute evitare? È evidente come spesso i tempi di riconoscimento e accettazione di una certa realtà o di innovazioni da parte della medicina convenzionale non sono così veloci come ci si aspetterebbe.

 

La situazione attuale

Le terapie non convenzionali sono ancora marginalizzate nei sistemi sanitari di molti paesi, ma la richiesta di un approccio integrato sta crescendo e sembra avere effetto. L'ostilità dei medici verso le terapie complementari sta incominciando a sgretolarsi. Corsi introduttivi per diverse terapie complementari sono stati attivati già in molte scuole mediche in gran Bretagna e Stati Uniti. Attualmente, le terapie complementari o alternative vengono usate assieme ai trattamenti convenzionali, piuttosto che in sostituzione di essi. Il tipico fruitore europeo delle terapie non convenzionali è una donna giovane o di mezza età, ben educata e che tiene alla propria salute. Le sindromi dolorose (lombalgia, artralgia, cefalea) sono fra le maggiori cause di ricorso alle terapie non convenzionali.

Le medicine non convenzionali conquistano sempre più italiani, che spesso si "convertono" alle numerose pratiche oggi disponibili: dalla medicina cinese all'agopuntura, dall'omeopatia alla fitoterapia, dall' ayurveda ai trattamenti manuali della chiropratica e dell' osteopatia, allo shiatsu. Un' ondata inarrestabile, se è vero che la stessa Organizzazione mondiale della Sanità, il Parlamento europeo e moltissimi Paesi hanno o stanno adottando proprie linee guida e di coordinamento per le Medicine cosiddette "non convenzionali". Il benessere globale, raggiunto in modo non invasivo e incruento, è una tematica che sta sempre più ottenendo il favore della pubblico e che presenta un numero crescente di interessati e adepti.

L'ISTAT ha recentemente realizzato un'indagine sulle terapie non convenzionali nel quadro di una convenzione con l'Istituto Superiore di Sanità. Lo studio è stato condotto su un campione di circa 30 mila famiglie, pari ad oltre 70 mila individui. Le stime Istat sulle "Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari 1999-2000", mostrano che dal 1991 al 1999 è quasi raddoppiata la quota di persone che utilizza i principali trattamenti non convenzionali. Tuttavia, l'Italia resta ai livelli più bassi della media europea, sebbene l'uso di terapie non convenzionali cominci a crescere e a diffondersi tra quote importanti di popolazione.
Tra il 1991 e il 1999, l'aumento dell'uso di queste terapie è stato sensibile: confrontando i dati disponibili sui tre principali rimedi (agopuntura, omeopatia e fitoterapia), la quota di persone che, negli ultimi 3 anni, ne ha utilizzato almeno uno passa da circa il 7% del 1991 all'8,3% del 1994 fino a raggiungere il 12% nel 1999. Tale incremento è soprattutto dovuto alla maggior diffusione dell'omeopatia: il numero di persone che vi hanno fatto ricorso è più che triplicato, passando dal 2,5% all'8,2% nello stesso arco di tempo. In aumento, sia pur contenuto, è anche la fitoterapia, mentre rimane invariata la quota di coloro che si sono curati con l'agopuntura.
Nel 2001, gli Italiani che hanno dichiarato di aver utilizzato - con una certa sistematicità - metodi di cura non convenzionali, nei tre anni precedenti l'intervista, sono circa 9 milioni, pari al 15,6% della popolazione. A primeggiare su tutte è sicuramente l'omeopatia: la terapia più utilizzata e integrata con altre prassi convenzionali. Quattro milioni (8,2%), secondo l'Istat, ricorrono all'omeopatia. Seguono i trattamenti manuali, scelti dal 7% delle persone, la fitoterapia e l'agopuntura utilizzati rispettivamente dal 4,8% e dal 2,9% della popolazione e, infine, gli altri tipi di terapie non convenzionali (1,3%).
I bambini fino a 14 anni sottoposti a trattamenti non convenzionali sono circa il 9,2%. Il tipo di trattamento più usato è l'omeopatia, che riguarda il 7,7 % dei bambini.
Ma non solo: il 4,8% degli italiani assume rimedi fitoterapeutici, il doppio dei pazienti rispetto a soli dieci anni fa. Sono più le donne (circa 5 milioni e mezzo, pari al 18,2%) che gli uomini (3 milioni e mezzo, pari al 12,9%) a usare i rimedi non convenzionali. La consumatrice tipo è tra i 35 e i 44 anni (25,4%).
Il fruitore è caratterizzato da una scolarità medio-alta. La propensione a far uso dei metodi di cura non convenzionali aumenta all'elevarsi del titolo di studio: il 24,1% di chi è in possesso di una laurea o di un diploma ha fatto ricorso ad almeno un tipo di terapia non convenzionale, contro il 18,8% di coloro che hanno la licenza media e l' 11,2% di chi ha conseguito la sola licenza elementare o nessun titolo. Più alto è il titolo di studio, maggiore è l' autodeterminazione delle persone: nel 33,3% dei casi i laureati dichiarano di aver deciso autonomamente il ricorso alle terapie non convenzionali, percentuale che scende al 18,5% tra coloro che hanno un titolo di studio basso.
La distribuzione territoriale del fenomeno rileva alcuni dati significativi: nel Nord-Est, quasi un italiano su quattro utilizza almeno una delle terapie non convenzionali, al Centro uno su sei, al Sud uno su quindici.
Il ricorso a queste terapie è comunicato al proprio medico curante nel 59,6% dei casi. Ed è interessante notare come il 30,9% del campione si sia rivolto al mondo dell'alternativo su indicazioni di persone amiche e non di un medico. Notevole è anche l'incidenza sul campione di coloro i quali "fanno da sé": il 27,2%. Più spesso è invece un medico (38%) a consigliare questi tipi di trattamento, soprattutto nel caso di persone molto anziane (57,5%).
A tutti gli intervistati è stato chiesto se ritenevano utili i metodi di cura non convenzionali, anche se non li avevano sperimentati direttamente. Il 39,8% delle persone ha espresso un giudizio positivo sull'utilità di almeno un tipo di terapie non convenzionali, il 23,1 % le definisce non utili e ben il 34, l % non sa esprimere alcun giudizio. Per chi ritiene utili le terapie non convenzionali è generale la tendenza ad attribuire a queste una minore tossicità rispetto alle terapie tradizionali (71%); ben il 22,6% delle persone ritiene inoltre che siano l'unica possibilità di trattamento per alcuni tipi di patologie; il 20,5% attribuisce una maggiore efficacia rispetto alle terapie convenzionali; il 13,2% afferma che queste terapie consentono un miglior rapporto tra medico e paziente.
La cura di sindromi dolorose è il principale motivo addotto da quanti hanno fatto ricorso ad agopuntura e trattamenti manuali, rispettivamente il 59,3% e 63,8%, mentre tra coloro che utilizzano la fitoterapia una quota rilevante (44,1 %) vi ricorre per migliorare la qualità della vita. Il ricorso all'omeopatia non appare associato ad alcuna specifica condizione patologica. Chi usa rimedi omeopatici ritiene di poter curare in questo modo tanto le sindromi dolorose (30%) che le patologie acute (24%) o croniche (11,8%) e ben il 28,6% degli utilizzatori usa trattamenti omeopatici per migliorare la qualità della vita.
È elevato il livello di soddisfazione di chi ha sperimentato le terapie non convenzionali: quasi il 70% di coloro i quali hanno fatto uso dei diversi approcci terapeutici dichiara di averne avuto dei benefici. I più soddisfatti sono gli utenti dei trattamenti manuali (ben il 77,6%), il 17,7% dichiara di aver avuto benefici solo parziali e soltanto il 3,3 % ritiene di non avere avuto alcun beneficio. Elevata anche la percentuale di soddisfatti tra coloro che hanno fatto uso di fitoterapia (74,6% di soddisfatti contro 18,8% di chi dichiara benefici solo parziali). Poco più basse le percentuali per ciò che riguarda l'omeopatia (72,9% di soddisfatti contro 18,5% di persone che dichiarano benefici solo parziali).

 

Conclusioni

Dato che molte tecniche terapeutiche non convenzionali sono definite in termini di tradizione storica, necessariamente statica, discutere dei progressi di queste terapie risulta quasi una contraddizione. Tuttavia, non si può negare che dei passi sostanziali sono stati fatti recentemente per quel che riguarda la loro struttura organizzativa e le loro basi scientifiche.
Ciò sembrerebbe indicare che le terapie non convenzionali stanno diventando più integrate. Integrazione vuoI dire che simili standards clinici, scientifici e regolatori vengono applicati in tutte le forme di scienze della salute. Da tale integrazione deriverebbero:
1) un miglioramento delle possibilità di accesso alle cure e disponibilità delle stesse per tutti;
2) un accordo tra le varie figure professionali sui rispettivi ruoli;
3) la sensazione da parte del paziente di ricevere le cure da un servizio coordinato.

Come abbiamo visto, le terapie non convenzionali rappresentano strategie importanti: in particolare per il trattamento del dolore acuto e cronico. Queste raramente possono essere intraprese in un reparto di chirurgia o medicina dove il personale è quasi sempre scarso e sotto pressione, ma potrebbero e dovrebbero costituire le basi della cura in una clinica per il trattamento multidisciplinare del dolore.
Se i principi delle terapie non convenzionali potessero essere combinati con l'efficacia di un regime farmacologico attentamente valutato e flessibile, nonché con l'uso di altre tecniche di tipo convenzionale, gran parte della sofferenza del dolore potrebbe essere evitata. Forse è tempo di riconoscere i limiti della medicina convenzionale, in particolare della politica secondo la quale "una misura va bene per tutti", e abbracciare un approccio olistico multidimensionale al trattamento del dolore.

Ognuno di noi è libero di credere o non credere alla medicina non convenzionale, in base alle proprie conoscenze, esperienze e sensazioni. Ma quello che nessuno di noi dovrebbe mai dimenticare è di mantenere sempre una mente aperta !!!

 

(Per gentile concessione dell'Autore e dell'Editore, da Acta Anaesthesiologica Italica 55, 8-32, 2004)

 

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