Simbolo

Il simbolo è il linguaggio del nostro inconscio e dei nostri sogni

I segni


cavalloniSegno deriva probabilmente da sequor che significa seguire. Sul dizionario Garzanti fra i significati, il segno viene definito come una impronta visibile lasciata da qualcosa, oppure un oggetto o figura che serve a distinguere o a indicare qualcosa: ruote sulla neve; fare un segno con la penna; porta ancora il segno delle ferite. Il segno è qualsiasi cosa che serva a far riconoscere, identificare più facilmente una persona come dei connotati fisici peculiari. Il segno linguistico è un'entità costituita dall'unione di un (fonico, grafico, ecc) e di un significato: le parole, le frasi sono segni linguistici. Il segno è un fatto, un segnale da cui si può dedurre qualcosa, un indizio, ma può essere anche un limite, un punto. Il signum era lo stendardo, la bandiera, l'insegna innalzato da ogni unità dell'esercito romano, per essere identificata visivamente.
Tommaso D'Aquino lo definiva come qualunque cosa nota, che ci conduce verso qualcos'altro che a noi è nascosto. Il segno viene studiato dalla semiotica, la scienza che ha per oggetto lo studio comparato dei segni, dalla classificazione all'indagine di tutti i processi in cui i segni sono coinvolti e utilizzati concretamente come nei processi comunicativi. Il segno è quindi essenzialmente relazione, per essere tale deve essere segno di qualcosa per qualcuno. Ovviamente l'uomo può istituire delle relazioni ideali, basate sul pensiero. Mentre i segni naturali, come rilevava Umberto Eco, manifestano sempre una realtà, i segni linguistici, consentono la menzogna, possono cioè essere assunti in luogo di qualcosa che non esiste.

segno

Peirce classifica i segni in:
- indici, quando la correlazione fra veicolo segnico e referente si basa sulla contiguità, cioè ogni cosa che congiunge due porzioni d'esperienza.
- icone quando la correlazione significante, significato esiste per una similarità efettiva.
- simboli se la correlazione fra significante e significato avviene solo in virtù di una convenzione. I simboli possono generare ambiguità nel passaggio tra veicolo segnico e referente. In questo senso il simbolo è anche segno convenzionale usato per esprimere in forma sintetica un ente matematico, una grandezza fisica, un'operazione, un elemento chimico ecc.: simbolo astronomico, cartografico. In alcuni indirizzi teorici (che hanno come principale esponente F. de Saussure) si accentua il suo valore di maggior concretezza rispetto a segno, cui si annette un valore più generico; in altri indirizzi (p. e. nella semiotica anglosassone) è contrapposto a icona, che è un segno dotato di analogie rispetto a ciò che denota; in logica, ogni segno convenzionale che denota un elemento, una funzione o una operazione entro un linguaggio simbolico.
Il simbolo viene definito come un oggetto, individuo o altra cosa concreta che può sintetizzare ed evocare una realtà più vasta o un'entità astratta. " ... Il simbolo ha un valore di unione e di evocazione, deriva dal greco symbàllein che significa mettere insieme (un simbolo unisce dove un segno separa), etimologicamente si contrappone a diavolo dal greco diabàllein che significa dividere, gettare attraverso.
Il bambino chiede: <<Che cos'è>> e non <<Come si chiama>> cioè cerca la totalità, il genitore denomina l'oggetto (lo definisce) e in questo modo determina una scissione nella totalità, la decodifica e la divide.
Le qualità del simbolo possono essere antropomorfe (espressione dell'io) o geometriche (espressione del sé)"

(da C. Antonelli: Ipnosi e Dolore (aspetti integrati), Giuseppe Laterza Editore, Bari, 2003)

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